|
Legge 14 maggio 2005, n. 80
(Pubblicata nella G. U. n.111 del 14 maggio 2005 - Supplemento
Ordinario n.91)
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge
14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano
di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al
Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo
di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della
disciplina delle procedure concorsuali"
Legge di conversione
Art. 1.
1. Il decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante
disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico,
sociale e territoriale, è convertito in legge con le modificazioni
riportate in allegato alla presente legge.
2. Il Governo è delegato ad adottare, entro
sei mesi dalla data di entrata vigore della presente legge, un decreto
legislativo recante modificazioni al codice di procedura civile. Il decreto,
nel rispetto ed in coerenza con la normativa comunitaria e in conformità
ai princìpi ed ai criteri direttivi previsti dal comma 3, provvede
a realizzare il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti
ed è adottato su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
e del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia
e delle finanze, nonchè sottoposto al parere della Assemblea generale
della Corte suprema di cassazione ai sensi dell’articolo 93 dell’ordinamento
giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12. Il parere è
reso entro trenta giorni dalla data di trasmissione; decorso tale termine,
il decreto è emanato anche in mancanza del parere. Lo schema di
decreto è successivamente trasmesso al Parlamento, perchè
sia espresso il parere delle competenti Commissioni parlamentari entro
il termine di sessanta giorni dalla data della trasmissione; decorso tale
termine, è emanato anche in mancanza del parere. Qualora detto termine
venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine
previsto dal primo periodo o successivamente, la scadenza di quest’ultimo
è prorogata di centoventi giorni. Entro un anno dalla data di entrata
in vigore del decreto legislativo, il Governo può emanare disposizioni
correttive e integrative nel rispetto dei princìpi e dei criteri
direttivi di cui al comma 3 e con la procedura di cui al presente comma.
3. Nell’attuazione della delega di cui al comma
2, il Governo si atterrà ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) disciplinare il processo
di cassazione in funzione nomofilattica, stabilendo identità dei
motivi di ricorso ordinario e straordinario ai sensi dell’articolo 111,
settimo comma, della Costituzione, prevedendo che il vizio di motivazione
debba riguardare un fatto controverso; l’obbligo che il motivo di ricorso
si chiuda, a pena di inammissibilità dello stesso, con la chiara
enunciazione di un quesito di diritto; l’estensione del sindacato diretto
della Corte sull’interpretazione e sull’applicazione dei contratti collettivi
nazionali di diritto comune, ampliando la previsione del numero 3) dell’articolo
360 del codice di procedura civile; la non ricorribilità immediata
delle sentenze che decidono di questioni insorte senza definire il giudizio
e la ricorribilità immediata delle sentenze che decidono parzialmente
il merito, con conseguente esclusione della riserva di ricorso avverso
le prime e la previsione della riserva di ricorso avverso le seconde; la
distinzione fra pronuncia delle sezioni semplici e pronuncia delle sezioni
unite prevedendo che la questione di giurisdizione sia sempre di competenza
delle sezioni unite nei casi di cui all’articolo 111, ottavo comma, della
Costituzione, e possa invece essere assegnata, negli altri casi, alle sezioni
semplici se sulla stessa si siano in precedenza pronunziate le sezioni
unite; il vincolo delle sezioni semplici al precedente delle sezioni unite,
stabilendo che, ove la sezione semplice non intenda aderire al precedente,
debba reinvestire le sezioni unite con ordinanza motivata; l’estensione
delle ipotesi di decisione nel merito, possibile anche nel caso di violazione
di norme processuali; l’enunciazione del principio di diritto, sia in caso
di accoglimento, sia in caso di rigetto dell’impugnazione e con riferimento
a tutti i motivi della decisione; meccanismi idonei, modellati sull’attuale
articolo 363 del codice di procedura civile, a garantire l’esercitabilità
della funzione nomofilattica della Corte di cassazione, anche nei casi
di non ricorribilità del provvedimento ai sensi dell’articolo 111,
settimo comma, della Costituzione. Prevedere la revocazione straordinaria
e l’opposizione di terzo contro le sentenze di merito della Corte di cassazione,
disciplinandone la competenza;
b) riformare in senso razionalizzatore
la disciplina dell’arbitrato prevedendo: la disponibilità dell’oggetto
come unico e sufficiente presupposto dell’arbitrato, salva diversa disposizione
di legge; che, per la stipulazione di compromesso e di clausola compromissoria,
vi sia un unico criterio di capacità, riferito al potere di disporre
in relazione al rapporto controverso; una disciplina relativa all’arbitrato
con pluralità di parti, che garantisca nella nomina degli arbitri
il rispetto della volontà originaria o successiva delle parti, nonchè
relativa alla successione nel diritto controverso ed alla partecipazione
dei terzi al processo arbitrale, nel rispetto dei princìpi fondamentali
dell’istituto; una disciplina specifica finalizzata a garantire l’indipendenza
e l’imparzialità degli arbitri; una disciplina unitaria e completa
della responsabilità degli arbitri, anche tipizzando le relative
fattispecie; una disciplina dell’istruzione probatoria, con la previsione
di adeguate forme di assistenza giudiziaria; che gli arbitri possano conoscere
in via incidentale delle questioni pregiudiziali non arbitrabili, salvo
che per legge sia necessaria la decisione con efficacia di giudicato autonomo;
una razionalizzazione della disciplina dei termini per la pronuncia del
lodo, anche con riferimento alle ipotesi di proroga degli stessi; una semplificazione
e una razionalizzazione delle forme e delle modalità di pronuncia
del lodo; che il lodo, anche non omologato, abbia gli effetti di una sentenza;
una razionalizzazione delle ipotesi attualmente esistenti di impugnazione
per nullità secondo i seguenti princìpi: 1) subordinare la
controllabilità del lodo ai sensi del secondo comma dell’articolo
829 del codice di procedura civile alla esplicita previsione delle parti,
salvo diversa previsione di legge e salvo il contrasto con i princìpi
fondamentali dell’ordinamento giuridico, 2) disciplinare il procedimento,
prevedendo le ipotesi di pronuncia rescissoria da parte del giudice dell’impugnazione
per nullità, 3) disciplinare in generale i rapporti fra arbitro
e giudice, ivi compresa l’eccezione di patto compromissorio; una disciplina
dell’arbitrato amministrato, assicurando che l’intervento dell’istituzione
arbitrale nella nomina degli arbitri abbia luogo solo se previsto dalle
parti e prevedendo, in ogni caso, che le designazioni compiute da queste
ultime siano vincolanti; la soppressione del capo dedicato all’arbitrato
internazionale, con tendenziale estensione della relativa disciplina all’arbitrato
interno, salvi gli opportuni adattamenti, con esclusione di quanto previsto
dall’articolo 838 del codice di procedura civile; che le norme in materia
di arbitrato trovino sempre applicazione in presenza di patto compromissorio
comunque denominato, salva la diversa ed espressa volontà delle
parti di derogare alla disciplina legale, fermi in ogni caso il rispetto
del principio del contraddittorio, la sindacabilità in via di azione
o di eccezione della decisione per vizi del procedimento e la possibilità
di fruire della tutela cautelare.
4. Nell’esercizio della delega di cui ai commi 2
e 3, il Governo può revisionare la formulazione letterale e la collocazione
degli articoli del vigente codice e delle altre norme processuali civili
vigenti non direttamente investiti dai princìpi di delega in modo
da accordarli con le modifiche apportate dal decreto legislativo adottato
nell’esercizio della predetta delega.
5. Il Governo è delegato ad adottare, entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
con l’osservanza dei princìpi e dei criteri direttivi di cui al
comma 6, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica
della disciplina delle procedure concorsuali di cui al regio decreto 16
marzo 1942, n. 267. La riforma, nel rispetto ed in coerenza con la normativa
comunitaria e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi
di cui al comma 6, realizza il necessario coordinamento con le altre disposizioni
vigenti, nonchè la riconduzione della disciplina della transazione
in sede fiscale per insolvenza o assoggettamento a procedure concorsuali
al concordato preventivo come disciplinato in attuazione della presente
legge. I decreti legislativi previsti dal presente comma sono adottati
su proposta del Ministro della giustizia e del Ministro dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro delle attività produttive,
e successivamente trasmessi al Parlamento, ai fini dell’espressione dei
pareri da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze
di carattere finanziario che sono resi entro il termine di trenta giorni
dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti sono emanati anche
in mancanza dei pareri. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta
giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dal primo periodo
del presente comma o successivamente, la scadenza di quest’ultimo è
prorogata di sessanta giorni.
6. Nell’esercizio della delega di cui al comma 5,
il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) modificare la disciplina
del fallimento, secondo i seguenti princìpi:
1) semplificare la disciplina attraverso l’estensione dei soggetti esonerati
dall’applicabilità dell’istituto e l’accelerazione delle procedure
applicabili alle controversie in materia;
2)
ampliare le competenze del comitato dei creditori, consentendo una maggiore
partecipazione dell’organo alla gestione della crisi dell’impresa; coordinare
i poteri degli altri organi della procedura;
3) modificare la disciplina dei requisiti per la nomina a curatore, annoverando
tra i soggetti legittimati a ricoprire la carica gli studi professionali
associati, le società tra professionisti, nonchè coloro che
abbiano comprovate capacità di gestione imprenditoriale;
4) modificare la disciplina delle conseguenze personali del fallimento,
eliminando le sanzioni personali e prevedendo che le limitazioni alla libertà
di residenza e di corrispondenza del fallito siano connesse alle sole esigenze
della procedura;
5) modificare la disciplina degli effetti della revocazione, prevedendo
che essi si rivolgano nei confronti dell’effettivo destinatario della prestazione;
6) ridurre il termine di decadenza per l’esercizio dell’azione revocatoria;
7) modificare la disciplina degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici
pendenti, ampliando i termini entro i quali il curatore deve manifestare
la propria scelta in ordine allo scioglimento dei relativi contratti e
prevedendo una disciplina per i patrimoni destinati ad uno specifico affare
e per i contratti di locazione finanziaria;
8) modificare la disciplina della continuazione temporanea dell’esercizio
dell’impresa, ampliando i poteri del comitato dei creditori e del curatore
ed introducendo l’obbligo di informativa periodica da parte del curatore
al comitato dei creditori sulla gestione provvisoria;
9) modificare la disciplina dell’accertamento del passivo, abbreviando
i tempi della procedura, semplificando le modalità di presentazione
delle relative domande di ammissione e prevedendo che in sede di adunanza
per l’esame dello stato passivo i creditori possano, a maggioranza dei
crediti insinuati, confermare o effettuare nuove designazioni in ordine
ai componenti del comitato dei creditori, nonchè confermare il curatore
ovvero richiederne la sostituzione indicando al giudice delegato un nuovo
nominativo;
10) prevedere che, entro sessanta giorni dalla redazione dell’inventario,
il curatore predisponga un programma di liquidazione da sottoporre, previa
approvazione del comitato dei creditori, all’autorizzazione del giudice
delegato contenente le modalità e i termini previsti per la realizzazione
dell’attivo, specificando:
10.1) se è opportuno disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa
o di singoli rami di azienda, anche tramite l’affitto a terzi;
10.2) la sussistenza di proposte di concordato;
10.3) le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da esercitare;
10.4) le possibilità di cessione unitaria dell’azienda, di singoli
rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili in blocco;
10.5) le condizioni della vendita dei singoli cespiti, e che il comitato
dei creditori possa proporre al curatore modifiche al programma presentato,
prima di procedere alla sua votazione, e che l’approvazione del programma
sia subordinata all’esito favorevole della votazione, da parte del comitato
dei creditori;
11)
modificare la disciplina della ripartizione dell’attivo, abbreviando i
tempi della procedura e semplificando gli adempimenti connessi;
12)
modificare la disciplina del concordato fallimentare, accelerando i tempi
della procedura e prevedendo l’eventuale suddivisione dei creditori in
classi che tengano conto della posizione giuridica e degli interessi omogenei
delle varie categorie di creditori, nonchè trattamenti differenziati
per i creditori appartenenti a classi diverse; disciplinare le modalità
di voto per classi, prevedendo che non abbiano diritto di voto i creditori
muniti di privilegio, pegno ed ipoteca, a meno che dichiarino di rinunciare
al privilegio; disciplinare le modalità di approvazione del concordato,
modificando altresì la disciplina delle impugnazioni al fine di
garantire una maggiore celerità dei relativi procedimenti;
13) introdurre la disciplina dell’esdebitazione e disciplinare il relativo
procedimento, prevedendo che essa consista nella liberazione del debitore
persona fisica dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali
non soddisfatti qualora:
13.1) abbia cooperato con gli organi della procedura fornendo tutte le
informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e al
proficuo svolgimento delle operazioni;
13.2) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare la procedura;
13.3) non abbia violato le disposizioni di cui alla gestione della propria
corrispondenza;
13.4) non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti
la richiesta;
13.5) non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti,
cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione
del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al
credito;
13.6) non sia stato condannato per bancarotta fraudolenta o per delitti
contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti
compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa,
salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione.
14)
abrogare la disciplina del procedimento sommario;
b) prevedere l’abrogazione
dell’amministrazione controllata;
c) prevedere che i crediti
di rivalsa verso il cessionario previsti dalle norme relative all’imposta
sul valore aggiunto, se relativi alla cessione di beni mobili, abbiano
privilegio sulla generalità dei mobili del debitore con lo stesso
grado del privilegio generale di cui agli articoli 2752 e 2753 del codice
civile, cui tuttavia è posposto.
7. La presente legge entra in vigore il giorno successivo
a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Testo
del decreto-legge coordinato con la legge di conversione
Capo I
SVILUPPO DEL MERCATO INTERNO E APERTURA DEI MERCATI
Art. 1.
(Rafforzamento del sistema doganale, lotta alla contraffazione e sostegno
all'internazionalizzazione del sistema produttivo).
1. Per il rilancio del sistema portuale italiano, con l'obiettivo di
consentire l'ingresso e l'uscita delle merci dal territorio doganale dell'Unione
europea in tempi tecnici adeguati alle esigenze dei traffici, nonche' per
l'incentivazione dei sistemi logistici nazionali in grado di rendere piu'
efficiente lo stoccaggio, la manipolazione e la distribuzione delle merci,
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e' definito,
ferme restando le vigenti disposizioni in materia di servizi di polizia
doganale, il riassetto delle procedure amministrative di sdoganamento delle
merci, con l'individuazione di forme di semplificazione e di coordinamento
operativo affidate all'Agenzia delle dogane, per le procedure di competenza
di altre amministrazioni che concorrono allo sdoganamento delle merci,
e comunque nell'osservanza dei principi della massima riduzione dei termini
di conclusione dei procedimenti e della uniformazione dei tempi di conclusione
previsti per procedimenti tra loro analoghi, della disciplina uniforme
dei procedimenti dello stesso tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni
o presso diversi uffici della medesima amministrazione, dell'accorpamento
dei procedimenti che si riferiscono alla medesima attivita', dell'adeguamento
delle procedure alle tecnologie informatiche, del piu' ampio ricorso alle
forme di autocertificazione, sulla base delle disposizioni vigenti in materia.
E' fatta salva la disciplina in materia di circolazione in ambito internazionale
dei beni culturali di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
2. Ai fini di cui al comma 1, i soggetti deputati a rilasciare le prescritte
certificazioni possono comunque consentire, in alternativa, la presentazione
di certificazioni rilasciate da soggetto privato abilitato.
3. Al comma 380 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
dopo le parole: "Agenzia delle entrate" sono inserite le seguenti: "e all'Agenzia
delle dogane".
4. Per garantire il potenziamento e la piena efficienza delle apparecchiature
scanner in dotazione all'Agenzia delle dogane installate nei maggiori porti
ed interporti del territorio nazionale, favorire la presenza delle imprese
sul mercato attraverso lo snellimento delle operazioni doganali corrette
ed il contrasto di quelle fraudolente, nonche' assicurare un elevato livello
di deterrenza ai traffici connessi al terrorismo ed alla criminalita' internazionale,
l'Agenzia delle dogane utilizza, entro il limite di ottanta milioni di
euro, le maggiori somme rispetto all'esercizio precedente versate all'Italia
dall'Unione europea e che, per effetto del n. 3) della lettera i) del comma
1 dell'articolo 3 della legge 10 ottobre 1989, n. 349, sono disponibili
per l'acquisizione di mezzi tecnici e strumentali nonche' finalizzate al
potenziamento delle attivita' di accertamento, ispettive e di contrasto
alle frodi.
5. E' istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze un
apposito Fondo con la dotazione di 34.180.000 euro per l'anno 2005, di
39.498.000 euro per l'anno 2006, di 38.700.000 euro per l'anno 2007 e di
42.320.000 euro a decorrere dall'anno 2008, per le esigenze connesse all'istituzione
del Sistema d'informazione visti, finalizzato al contrasto della criminalita'
organizzata e della immigrazione illegale attraverso lo scambio tra gli
Stati membri dell'Unione europea di dati relativi ai visti, di cui alla
decisione 2004/512/CE del Consiglio, dell'8 giugno 2004. Al riparto del
Fondo di cui al presente comma si provvede con decreto del Ministro dell'economia
e delle finanze, su proposta dei Ministri competenti. All'onere di cui
al presente comma si provvede:
a) quanto a euro 4.845.000 per il 2005, a euro 15.000.000 per ciascuno
degli anni 2006 e 2007, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unita'
previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di
previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2005,
allo scopo parzialmente utilizzando, per euro 1.345.000 per il 2005 e per
euro 15.000.000 per ciascuno degli anni 2006 e 2007, l'accantonamento relativo
al Ministero degli affari esteri e, per euro 3.500.000 per il 2005, l'accantonamento
relativo al Ministero dell'interno;
b) a euro 22.566.000 per il 2007 e ad euro 42.320.000 a decorrere dal
2008, mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate derivanti dall'attuazione
dell'articolo 7, comma 3;
c) quanto a euro 29.335.000 per il 2005, a euro 24.498.000 per il 2006
e ad euro 1.134.000 per il 2007, mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello
stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno
2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al
predetto Ministero.
6. Il limite massimo di intervento della Simest S.p.a., come previsto
dalla legge 24 aprile 1990, n. 100, e' elevato al 49 per cento per gli
investimenti all'estero che riguardano attivita' aggiuntive delle imprese,
derivanti da acquisizioni di imprese, "joint-venture" o altro e che garantiscano
il mantenimento delle capacita' produttive interne. Resta ferma la facolta'
del CIPE di variare, con proprio provvedimento, la percentuale della predetta
partecipazione.
7. Salvo che il fatto costituisca reato, e' punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria fino a 10.000 euro l'acquisto o l'accettazione, senza averne
prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che,
per la loro qualita' o per la condizione di chi le offre o per l'entita'
del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia
di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprieta' intellettuale.
La sanzione di cui al presente comma si applica anche a coloro che si adoperano
per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate,
senza averne prima accertata la legittima provenienza. In ogni caso si
procede alla confisca amministrativa delle cose di cui al presente comma.
Restano ferme le norme di cui al decreto legislativo 9 aprile 2003, n.
70.
8. Le somme derivanti dall'applicazione delle sanzioni previste dal
comma 7 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate
ad appositi capitoli, anche di nuova istituzione, dello stato di previsione
del Ministero delle attivita' produttive e del Ministero degli affari esteri,
da destinare alla lotta alla contraffazione.
9. All'articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, dopo
le parole: "fallaci indicazioni di provenienza" sono inserite le seguenti:
"o di origine".
10. All'articolo 517 del codice penale, le parole: "due milioni" sono
sostituite dalle seguenti: "ventimila euro".
11. L'Alto Commissario per la lotta alla contraffazione di cui all'articolo
1-quater opera in stretto coordinamento con le omologhe strutture degli
altri Paesi esteri.
12. I benefici e le agevolazioni previsti ai sensi della legge 24 aprile
1990, n. 100, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e della legge
12 dicembre 2002, n. 273, non si applicano ai progetti delle imprese che,
investendo all'estero, non prevedano il mantenimento sul territorio nazionale
delle attivita' di ricerca, sviluppo, direzione commerciale, nonche' di
una parte sostanziale delle attivita produttive.
13. Le imprese italiane che hanno trasferito la propria attivita' all'estero
in data antecedente alla data di entrata in vigore del presente decreto
e che intendono reinvestire sul territorio nazionale, possono accedere
alle agevolazioni e agli incentivi concessi alle imprese estere sulla base
delle previsioni in materia di contratti di localizzazione, di cui alle
delibere CIPE n. 130/02 del 19 dicembre 2002, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 103 del 6 maggio 2003, e n. 16/03 del 9 maggio 2003, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 156 dell'8 luglio 2003.
14. Allo scopo di favorire l'attivita' di ricerca e innovazione delle
imprese italiane ed al fine di migliorarne l'efficienza nei processi di
internazionalizzazione, le partecipazioni acquisite dalla Simest S.p.a
ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 aprile 1990, n. 100, possono superare
la quota del 25 per cento del capitale o fondo sociale della societa' nel
caso in cui le imprese italiane intendano effettuare investimenti in ricerca
e innovazione nel periodo di durata del contratto.
15. I funzionari delegati di cui all'articolo 3 del regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n. 120, possono
effettuare trasferimenti tra le aperture di credito disposte in loro favore
su capitoli relativi all'acquisizione di beni e servizi nell'ambito dell'unita'
previsionale di base "Uffici all'estero" dello stato di previsione del
Ministero degli affari esteri. Detti trasferimenti, adeguatamente motivati,
sono comunicati al competente centro di responsabilita', all'ufficio centrale
del bilancio e alla Corte dei conti, al fine della rendicontazione, del
controllo e delle conseguenti variazioni di bilancio da disporre con decreto
del Ministro degli affari esteri. Con decreto del Ministro degli affari
esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono
stabilite le modalita' di attuazione delle norme di cui al presente comma.
15-bis. I fondi di cui all'articolo 25, comma 1, del regolamento di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988, n. 177,
sono accreditati alle rappresentanze diplomatiche, per le finalita' della
legge 26 febbraio 1987, n. 49, e per gli adempimenti derivanti dai relativi
obblighi internazionali, sulla base di interventi, progetti o programmi,
corredati dei relativi documenti analitici dei costi e delle voci di spesa,
approvati dagli organi deliberanti.
15-ter. Ai fondi di cui al comma 15-bis, accreditati nell'ultimo quadrimestre
dell'esercizio finanziario di competenza, si applicano le disposizioni
dell'articolo 61-bis, primo comma, del regio decreto 18 novembre 1923,
n. 2440, ove cio' sia indispensabile alla prosecuzione o al completamento
dell'intervento, progetto o programma, debitamente attestati da parte del
capo missione.
15-quater. Le erogazioni successive a quella iniziale sono condizionate
al rilascio di una attestazione da parte del capo missione sullo stato
di realizzazione degli interventi, progetti o programmi. La rendicontazione
finale e' altresi' corredata da una relazione del capo missione, attestante
l'effettiva realizzazione dell'intervento, progetto o programma ed il raggiungimento
degli obiettivi prefissati.
15-quinquies. Con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono emanate disposizioni
per la definizione dei procedimenti amministrativi di rendicontazione e
di controllo dei finanziamenti erogati ai sensi della legge 26 febbraio
1987, n. 49, sino al 31 dicembre 1999. Le disposizioni di cui al primo
periodo si applicano sia alla gestione dei finanziamenti disposti a valere
sull'ex "Fondo speciale per la cooperazione allo sviluppo", sia alla gestione
di quelli disposti sui pertinenti capitoli di bilancio successivamente
istituiti ai sensi dell'articolo 4 della legge 23 dicembre 1993, n. 559.
15-sexies. Per la realizzazione degli interventi di emergenza di cui
all'articolo 11 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni,
mediante fondi accreditati alle rappresentanze diplomatiche, il capo missione
puo' stipulare convenzioni con le organizzazioni non governative che operano
localmente. La congruita' dei tassi di interesse applicati dalle organizzazioni
non governative per la realizzazione di programmi di microcredito e' attestata
dal capo della rappresentanza diplomatica.
Art. 1-bis.
(Modifiche al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276)
1. Al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 13, il comma 6 e' abrogato;
b) all'articolo 34, il comma 2 e' sostituito dal seguente:
"2. Il contratto di lavoro intermittente puo' in ogni caso essere concluso
con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di venticinque
anni di eta' ovvero da lavoratori con piu' di quarantacinque anni di eta',
anche pensionati";
c) all'articolo 59, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
"1. Durante il rapporto di inserimento, la categoria di inquadramento
del lavoratore non puo' essere inferiore, per piu' di due livelli, alla
categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale
di lavoro, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni
corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali e' preordinato il
progetto di inserimento oggetto del contratto. Il sottoinquadramento non
trova applicazione per la categoria di lavoratori di cui all'articolo 54,
comma 1, lettera e), salvo non esista diversa previsione da parte dei contratti
collettivi nazionali o territoriali sottoscritti da associazioni dei datori
di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative
sul piano nazionale";
d) all'articolo 70, comma 1, e' aggiunta la seguente lettera:
"e-bis) dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice
civile, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi";
e) all'articolo 70, il comma 2 e' sostituito dai seguenti:
"2. Le attivita' lavorative di cui al comma 1, anche se svolte a favore
di piu' beneficiari, configurano rapporti di natura meramente occasionale
e accessoria, intendendosi per tali le attivita' che non danno complessivamente
luogo, con riferimento al medesimo committente, a compensi superiori a
5.000 euro nel corso di un anno solare;
2-bis. Le imprese familiari possono utilizzare prestazioni di lavoro
accessorio per un importo complessivo non superiore, nel corso di ciascun
anno fiscale, a 10.000 euro";
f) all'articolo 72, il comma 4 e' sostituito dai seguenti:
"4. Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis, il concessionario
provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni,
registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento
per suo conto dei contributi per fini previdenziali all'INPS, alla gestione
separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.
335, in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per
fini assicurativi contro gli infortuni all'INAIL, in misura pari al 7 per
cento del valore nominale del buono, e trattiene l'importo autorizzato
dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese;
4-bis. Con riferimento all'impresa familiare di cui all'articolo 70,
comma 1, lettera e-bis), trova applicazione la normale disciplina contributiva
e assicurativa del lavoro subordinato".
g) all'articolo 72, comma 5, la parola: "metropolitane" e' soppressa.
Art. 1-ter.
(Quote massime di lavoratori stranieri per esigenze di carattere stagionale)
1. In attesa della definizione delle quote massime di stranieri da ammettere
nel territorio dello Stato per lavoro subordinato ai sensi dell'articolo
3, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286, e successive modificazioni, possono essere stabilite, con decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri, quote massime di stranieri da
ammettere nel territorio dello Stato per lavoro subordinato per esigenze
di carattere stagionale per i settori dell'agricoltura e del turismo, anche
in misura superiore alle quote stabilite nell'anno precedente. Sono comunque
fatti salvi i provvedimenti gia' adottati.
Art. 1-quater.
(Alto Commissario per la lotta alla contraffazione)
1. E' istituito l'Alto Commissario per la lotta alla contraffazione
con compiti di:
a) coordinamento delle funzioni di sorveglianza in materia di violazione
dei diritti di proprieta' industriale ed intellettuale;
b) monitoraggio sulle attivita' di prevenzione e di repressione dei
fenomeni di contraffazione.
2. L'Alto Commissario di cui al comma 1 e' nominato con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle attivita'
produttive.
3. L'Alto Commissario si avvale per il proprio funzionamento degli uffici
delle competenti direzioni generali del Ministero delle attivita' produttive.
4. Con decreto del Ministro delle attivita' produttive, di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalita'
di composizione e di funzionamento dell'Alto Commissario, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
5. Sono abrogate le disposizioni di cui all'articolo 145 del decreto
legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.
Art. 2.
(Disposizioni in materia fallimentare, civile e processuale civile
nonche' in materia di libere professioni, di cartolarizzazione dei crediti
e relative alla Consob).
1. Al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) l'articolo 67 e' sostituito dal seguente:
"Art. 67 (Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie). - Sono revocati,
salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del
debitore:
1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione
di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte
dal fallito sorpassano di oltre un quarto cio' che a lui e' stato dato
o promesso;
2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non
effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti
nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno
anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non
scaduti;
4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti
entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.
Sono altresi' revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva
lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili,
gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione
per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei
mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.
Non sono soggetti all'azione revocatoria:
a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attivita'
d'impresa nei termini d'uso;
b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purche' non
abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria
del fallito nei confronti della banca;
c) le vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati
a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti
e affini entro il terzo grado;
d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore
purche' posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire
il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare
il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza
sia attestata ai sensi dell'articolo 2501-bis, quarto comma, del codice
civile;
e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione
del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata, nonche' dell'accordo
omologato ai sensi dell'articolo 182-bis;
f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate
da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;
g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza
per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure
concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di
emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario;
sono salve le disposizioni delle leggi speciali.";
b) l'articolo 70 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito dal
seguente: "Art. 70. (Effetti della revocazione)". - La revocatoria dei
pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di compensazione
multilaterale o dalle societa' previste dall'articolo 1 della legge 23
novembre 1939, n. 1966, si esercita e produce effetti nei confronti del
destinatario della prestazione.
Colui che, per effetto della revoca prevista dalle disposizioni precedenti,
ha restituito quanto aveva ricevuto e' ammesso al passivo fallimentare
per il suo eventuale credito.
Qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di rapporti continuativi
o reiterati, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra
l'ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il quale
e' provata la conoscenza dello stato d'insolvenza, e l'ammontare residuo
delle stesse, alla data in cui si e' aperto il concorso. Resta salvo il
diritto del convenuto d'insinuare al passivo un credito d'importo corrispondente
a quanto restituito.";
c) nella rubrica del Titolo III, del regio decreto n. 267 del 1942
sono aggiunte, in fine, le parole: "e degli accordi di ristrutturazione";
d) l'articolo 160 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal
seguente:
"Art. 160 (Condizioni per l'ammissione alla procedura). - L'imprenditore
che si trova in stato di crisi puo' proporre ai creditori un concordato
preventivo sulla base di un piano che puo' prevedere:
a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso
qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni
straordinarie, ivi compresa l'attribuzione ai creditori, nonche' a societa'
da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili
in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;
b) l'attribuzione delle attivita' delle imprese interessate dalla proposta
di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche
i creditori o societa' da questi partecipate o da costituire nel corso
della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite
ai creditori per effetto del concordato;
c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica
e interessi economici omogenei;
d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.";
e) l'articolo 161 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal
seguente:
"Art. 161 (Domanda di concordato). - La domanda per l'ammissione alla
procedura di concordato preventivo e' proposta con ricorso, sottoscritto
dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede
principale; il trasferimento della stessa intervenuto nell'anno antecedente
al deposito del ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza.
Il debitore deve presentare con il ricorso:
a) una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica
e finanziaria dell'impresa;
b) uno stato analitico ed estimativo delle attivita' e l'elenco nominativo
dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di
prelazione;
c) l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprieta'
o in possesso del debitore;
d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci
illimitatamente responsabili.
Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono essere
accompagnati dalla relazione di un professionista di cui all'articolo 28
che attesti la veridicita' dei dati aziendali e la fattibilita' del piano
medesimo.
Per la societa' la domanda deve essere approvata e sottoscritta a norma
dell'articolo 152.";
f) l'articolo 163 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal
seguente:
"Art. 163 (Ammissione alla procedura). - Il tribunale, verificata la
completezza e la regolarita' della documentazione, con decreto non soggetto
a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo; ove siano
previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamente
previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse
classi.
Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale:
1) delega un giudice alla procedura di concordato;
2) ordina la convocazione dei creditori non oltre trenta giorni dalla
data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di
questo ai creditori;
3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli
articoli 28 e 29;
4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale
il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma
che si presume necessaria per l'intera procedura.
Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario giudiziale
provvede a norma dell'articolo 173, quarto comma.";
g) l'articolo 177 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito
dal seguente:
"Art. 177 (Maggioranza per l'approvazione del concordato). - Il concordato
e' approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino
la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove siano previste diverse
classi di creditori, il concordato e' approvato se riporta il voto favorevole
dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto
nella classe medesima.
Il tribunale, riscontrata in ogni caso la maggioranza di cui al primo
comma, puo' approvare il concordato nonostante il dissenso di una o piu'
classi di creditori, se la maggioranza delle classi ha approvato la proposta
di concordato e qualora ritenga che i creditori appartenenti alle classi
dissenzienti possano risultare soddisfatti dal concordato in misura non
inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.
I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorche' la garanzia
sia contestata, non hanno diritto al voto se non rinunciano al diritto
di prelazione. La rinuncia puo' essere anche parziale, purche' non inferiore
alla terza parte dell'intero credito fra capitale ed accessori.
Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino
in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta
dalla garanzia sono assimilati ai creditori chirografari; la rinuncia ha
effetto ai soli fini del concordato.
Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del
debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o
aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta
di concordato.";
h) l'articolo 180 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito
al seguente:
"Art. 180 (Approvazione del concordato e giudizio di omologazione).
- Il tribunale fissa un'udienza in camera de consiglio per la comparizione
del debitore e del commissario giudiziale. Dispone che il provvedimento
venga affisso all'albo del tribunale, e notificato, a cura del debitore,
al commissario giudiziale e agli eventuali creditori dissenzienti.
Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti
e qualsiasi interessato devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell'udienza
fissata, depositando memoria difensiva contenente le eccezioni processuali
e di merito non rilevabili d'ufficio, nonche' l'indicazione dei mezzi istruttori
e dei documenti prodotti. Nel medesimo termine il commissario giudiziale
deve depositare il proprio motivato parere.
Il tribunale, nel contraddittorio delle parti, assume anche d'ufficio
tutte le informazioni e le prove necessarie, eventualmente delegando uno
dei componenti del collegio per l'espletamento dell'istruttoria.
Il tribunale, se la maggioranza di cui al primo comma dell'articolo
177 e' raggiunta, approva il concordato con decreto motivato. Quando sono
previste diverse classi di creditori, il tribunale, riscontrata in ogni
caso la maggioranza di cui al primo comma dell'articolo 177, puo' approvare
il concordato nonostante il dissenso di una o piu' classi di creditori,
se la maggioranza delle classi ha approvato la proposta di concordato e
qualora ritenga che i creditori appartenenti alle classi dissenzienti possano
risultare soddisfatti dal concordato in misura non inferiore rispetto alle
alternative concretamente praticabili.
Il decreto e' comunicato al debitore e al commissario giudiziale, che
provvede a darne notizia ai creditori, ed e' pubblicato e affisso a norma
dell'articolo 17.
Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili
sono depositate nei modi stabiliti dal tribunale, che fissa altresi' le
condizioni e le modalita' per lo svincolo.";
i) l'articolo 181 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito
dal seguente:
"Art. 181 (Chiusura della procedura). - La procedura di concordato
preventivo si chiude con il decreto di omologazione ai sensi dell'articolo
180. L'omologazione deve intervenire nel termine di sei mesi dalla presentazione
del ricorso ai sensi dell'articolo 161; il termine puo' essere prorogato
per una sola volta dal tribunale di sessanta giorni,";
l) dopo l'articolo 182 del regio decreto n. 267 del 1942 e' inserito
il seguente:
"Art. 182-bis (Accordi di ristrutturazione dei debiti). - Il debitore
puo' depositare, con la dichiarazione e la documentazione di cui all'articolo
161, un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori
rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad
una relazione redatta da un esperto sull'attuabilita' dell'accordo stesso,
con particolare riferimento alla sua idoneita' ad assicurare il regolare
pagamento dei creditori estranei.
L'accordo e' pubblicato nel registro delle imprese; i creditori ed
ogni altro interessato possono proporre opposizione entro trenta giorni
dalla pubblicazione.
Il tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera
di consiglio con decreto motivato.
Il decreto del tribunale e' reclamabile alla corte di appello ai sensi
dell'articolo 183, in quanto applicabile, entro quindici giomi dalla sua
pubblicazione nel registro delle imprese.
L'accordo acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione nel
registro delle imprese.".
2. Le disposizioni del comma 1, lettere a) e b), si applicano alle azioni
revocatorie proposte nell'ambito di procedure iniziate dopo la data di
entrata in vigore del presente decreto.
2-bis. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere d), e), f), g), h)
ed i) si applicano altresi' ai procedimenti di concordato preventivo pendenti
e non ancora omologati alla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. Al codice di procedura civile, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 133 e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
"L'avviso di cui al secondo comma puo' essere effettuato a mezzo telefax
o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo scritto
difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso
cui dichiara di voler ricevere l'avviso";
b) all'articolo 134 e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
"L'avviso di cui al secondo comma puo' essere effettuato a mezzo telefax
o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la sottoscrizione la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo scritto
difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso
cui dichiara di voler ricevere l'avviso";
b-bis) all'articolo 164, ultimo comma, la parola: "ultimo"" e' sostituita
dalla seguente: "secondo".
b-ter) all'articolo 167, secondo comma, dopo le parole: "le eventuali
domande riconvenzionali" sono inserite le seguenti: "e le eccezioni processuali
e di merito che non siano rilevabili d'ufficio";
c) all'articolo 176 secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole: "anche a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica nel rispetto
della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la
trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.
Al fine il difensore indica nel primo scritto difensivo utile il numero
di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di volere
ricevere la comunicazione.;
c-bis) l'articolo 180 e' sostituito dal seguente:
"Art. 180 (Forma di trattazione). -- La trattazione della causa e'
orale. Della trattazione della causa si redige processo verbale.";
c-ter) gli articoli 183 e 184 sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 183 (Prima comparizione delle parti e trattazione della causa).
- All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione
il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarita' del contraddittorio
e, quando occorre, pronuncia. i provvedimenti previsti dall'articolo 102,
secondo comma, dall'articolo 164, secondo, terzo e quinto comma, dall'articolo
167, secondo e terzo comma, dall'articolo 182 e dall'articolo 291, primo
comma.
Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo comma, il giudice
fissa una nuova udienza di trattazione.
Il giudice istruttore, in caso di richiesta congiunta, fissa l'udienza
per la comparizione personale delle parti, al fine di interrogarle liberamente.
La mancata comparizione senza giustificato motivo costituisce comportamento
valutabile ai sensi del secondo comma dell'articolo 116. Quando e' disposta
la comparizione personale, le parti hanno facolta' di farsi rappresentare
da un procuratore generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza
dei fatti della causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico
o scrittura privata autenticata, e deve attribuire al procuratore il potere
di conciliare o transigere la controversia. La mancata conoscenza, senza
gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del procuratore e' valutabile
ai sensi del secondo comma dell'articolo 116.
Nell'udienza di trattazione ovvero in quella eventualmente fissata
ai sensi del terzo comma, il giudice richiede alle parti, sulla base dei
fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni rilevabili
d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.
Nella stessa udienza l'attore puo' proporre le domande e le eccezioni
che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte
dal convenuto. Puo' altresi' chiedere di essere autorizzato a chiamare
un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269, terzo comma, se l'esigenza
e' sorta dalle difese del convenuto. Le parti possono precisare e modificare
le domande, le eccezioni e le conclusioni gia' formulate.
Se richiesto, il giudice concede alle parti un termine perentorio non
superiore a trenta giorni per il deposito di memorie contenenti precisazioni
o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni gia'
proposte, e per produrre documenti e indicare nuovi mezzi di prova, nonche'
un successivo termine perentorio non superiore a trenta giorni per replicare
alle domande ed eccezioni nuove o modaicate dall'altra parte, per proporre
le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime,
e per l'indicazione di prova contraria. Salva l'applicazione dell'articolo
187, il giudice si riserva di provvedere sulle richieste istruttorie con
ordinanza pronunziata fuori dell'udienza entro un termine non superiore
a trenta giorni, fissando l'udienza di cui all'articolo 184 per l'assunzione
dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. L'ordinanza di cui
al sesto comma e' comunicata a cura del cancelliere entro i tre giorni
successivi al deposito, anche a mezzo telefax, nella sola ipotesi in cui
il numero sia stato indicato negli atti difensivi, nonche' a mezzo di posta
elettronica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente
la sottoscrizione e la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi.
A tal fine il difensore indica nel primo scritto difensivo utile il numero
di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler
ricevere gli atti.
Art. 184 (Udienza di assunzione dei mezzi di prova). -- Nell'udienza
fissata con l'ordinanza prevista dal sesto comma dell'articolo 183, il
giudice istruttore procede all'assunzione dei mezzi di prova ammessi.
Nel caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di prova, ciascuna
parte puo' dedurre, entro un termine perentorio assegnato dal giudice con
l'ordinanza di cui al comma precedente, i mezzi di prova che si rendono
necessari in relazione ai primi.";
d) all'articolo 250 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
"L'intimazione al testimone ammesso su richiesta delle parti private
a comparire in udienza puo' essere effettuata dal difensore attraverso
l'invio di copia dell'atto mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento o a mezzo di telefax o posta elettronica nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione
e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.
Il difensore che ha spedito l'atto da notificare con lettera raccomandata
deposita nella cancelleria del giudice copia dell'atto inviato, attestandone
la conformita' all'originale, e l'avviso di ricevimento.";
e) al libro III sono apportate le seguenti modificazioni:
1) l'articolo 474 e' sostituito dal seguente:
"Art. 474 (Titolo esecutivo). -- L'esecuzione forzata non puo' avere
luogo che in virtu' di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido
ed esigibile.
Sono titoli esecutivi:
1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge
attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
2) le cambiali, nonche' gli altri titoli di credito e gli atti ai quali
la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia;
3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato
dalla legge a riceverli, o le scritture private autenticate, relativamente
alle obbligazioni di somme di denaro in essi contenute.
L'esecuzione forzata per consegna o rilascio non puo' aver luogo che
in virtu' dei titoli esecutivi di cui ai numeri 1) e 3) del secondo comma.";
2) all'articolo 476, quarto comma, le parole: "non superiore a 5 euro"
sono sostituite dalle seguenti: "da euro 1.000 a 5.000";
3) all'articolo 479, secondo comma, le parole da: "ma se esso" fino
a: "a norma dell'articolo 170" sono soppresse;
4) all'articolo 490 sono apportate le seguenti modificazioni:
4.1) il secondo comma e' sostituito dal seguente:
"In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore
superiore a 25.000 euro, e di beni immobili, lo stesso avviso, unitamente
a copia dell'ordinanza del giudice e della relazione di stima redatta ai
sensi dell'articolo 173-bis delle disposizioni di attuazione del presente
codice, e' altresi' inserito in appositi siti internet almeno quarantacinque
giorni prima del termine per la presentazione delle offerte o della data
dell'incanto.";
4.2) nel terzo comma, dopo le parole: "sia inserito" sono inserite
le seguenti: "almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione
delle offerte o della data dell'incanto.";
5) l'articolo 492 e' sostituito dal seguente:
"Art. 492 (Forma del pignoramento). - Salve le forme particolari previste
nei capi seguenti, il pignoramento consiste in un'ingiunzione che l'ufficiale
giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre
alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano
all'espropriazione e i frutti di essi.
Il pignoramento deve altresi' contenere l'invito rivolto al debitore
ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell'esecuzione la dichiarazione
di residenza o l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice
competente per l'esecuzione con l'avvertimento che, in mancanza, le successive
notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria
dello stesso giudice.
L'ufficiale giudiziario, quando constata che i beni assoggettati a
pignoramento appaiono insufficienti per la soddisfazione del creditore
procedente, invita il debitore ad indicare i beni utilmente pignorabili
e i luoghi in cui si trovano.
Della dichiarazione del debitore e' redatto processo verbale che lo
stesso sottoscrive. Se sono indicati beni dal debitore, questi, dal momento
della dichiarazione, sono considerati pignorati anche agli effetti dell'articolo
388, terzo comma, del codice penale.
Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il compendio pignorato
sia divenuto insufficiente, il creditore procedente puo' richiedere all'ufficiale
giudiziario di procedere ai sensi dei precedenti commi e, successivamente,
esercitare la facolta' di cui all'articolo 499, terzo comma.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose
da sottoporre ad esecuzione, puo', su richiesta del creditore e previa
autorizzazione del giudice dell'esecuzione, rivolgere richiesta ai soggetti
gestori dell'anagrafe tributaria e di altre banche dati pubbliche. La richiesta,
anche riguardante piu' soggetti nei cui confronti procedere a pignoramento,
deve indicare distintamente le complete generalita' di ciascuno, nonche'
quelle dei creditori istanti e gli estremi dei provvedimenti di autorizzazione.
L'ufficiale giudiziario ha altresi' facolta' di richiedere l'assistenza
della forza pubblica, ove da lui ritenuto necessario.
Quando la legge richiede che l'ufficiale giudiziario nel compiere il
pignoramento sia munito del titolo esecutivo, il presidente del tribunale
competente per l'esecuzione puo' concedere al creditore l'autorizzazione
prevista nell'articolo 488, secondo comma.";
6) all'articolo 495 sono apportate le seguenti modificazioni:
6.1) al primo comma, le parole: "In qualsiasi momento anteriore alla
vendita" sono sostituite dalle seguenti: "Prima che sia disposta la vendita
o l'assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569";
6.2) al quarto comma, le parole: "nove mesi" sono sostituite dalle
seguenti: "diciotto mesi";
7) all'articolo 499 sono apportate le seguenti modificazioni:
7.1) il primo comma e' sostituito dal seguente:
"Possono intervenire nell'esecuzione i creditori che nei confronti
del debitore hanno un credito fondato su titolo esecutivo, nonche' i creditori
che, al momento del pignoramento, avevano eseguito un sequestro sui beni
pignorati ovvero avevano un diritto di prelazione risultante da pubblici
registri o un diritto di pegno.";
7.2) e' aggiunto, infine, il seguente comma:
"Ai creditori chirografari, intervenuti tempestivamente, il creditore
pignorante ha facolta' di indicare, con atto notificato o all'udienza fissata
per l'autorizzazione della vendita o per l'assegnazione, l'esistenza di
altri beni del debitore utilmente pignorabili, e di invitarli ad estendere
il pignoramento se sono forniti di titolo esecutivo o, altrimenti, ad anticipare
le spese necessarie per l'estensione. Se i creditori intervenuti, senza
giusto motivo, non estendono il pignoramento ai beni indicati ai sensi
del primo periodo entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante
ha diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione.";
8) all'articolo 510, secondo comma, sono aggiunte, infine, le parole:
"e previo accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori sequestratari,
pignoratizi e ipotecari privi di titolo esecutivo";
9) l'articolo 512 e' sostituito dal seguente:
"Art. 512 (Risoluzione delle controversie). - Se, in sede di distribuzione,
sorge controversia tra i creditori concorrenti o tra creditore e debitore
o terzo assoggettato all'espropriazione, circa la sussistenza o l'ammontare
di uno o piu' crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione,
il giudice dell'esecuzione, sentite le parti e compiuti i necessari accertamenti,
provvede con ordinanza, impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo
617, secondo comma.
Il giudice puo', anche con l'ordinanza di cui al primo comma, sospendere,
in tutto o in parte, la distribuzione della somma ricavata.";
10) all'articolo 524, secondo comma, le parole: "nell'articolo 525,
secondo comma" e le parole: "nel terzo comma dell'articolo 525" sono sostituite,
rispettivamente, dalle seguenti: "nell'articolo 525, primo comma" e: "nel
secondo comma dell'articolo 525";
11) all'articolo 525 sono apportate le seguenti modificazioni:
11.1) il primo comma e' abrogato;
11.2) il terzo comma e' sostituito dal seguente:
"Qualora il valore dei beni pignorati, determinato a norma dell'articolo
518, non superi 20.000 euro, l'intervento di cui al comma precedente deve
aver luogo non oltre la data di presentazione del ricorso, prevista dall'articolo
529.";
12) all'articolo 526, le parole: "a norma del secondo comma e del terzo
comma dell'articolo precedente" sono sostituite dalle seguenti: "a norma
dell'articolo 525";
13) l'articolo 527 e' abrogato;
14) all'articolo 528, il primo comma e' sostituito dal seguente:
"I creditori chirografari che intervengono successivamente ai termini
di cui all'articolo 525, ma prima del provvedimento di distribuzione, concorrono
alla distribuzione della parte della somma ricavata che sopravanza dopo
soddisfatti i diritti del creditore pignorante, dei creditori privilegiati
e di quelli intervenuti in precedenza.";
15) all'articolo 530, quinto comma, le parole: "terzo comma", ovunque
ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "secondo comma"; 16) all'articolo
532, il primo e il secondo comma sono sostituiti dai seguenti:
"Il giudice dell'esecuzione puo' disporre la vendita senza incanto
dei beni pignorati. Le cose pignorate devono essere affidate all'istituto
vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro soggetto
specializzato nel settore di competenza, affinche' proceda alla vendita
in qualita' di commissionario.
Nello stesso provvedimento di cui al primo comma il giudice, dopo avere
sentito, se necessario, uno stimatore dotato di specifica preparazione
tecnica e commerciale in relazione alla peculiarita' del bene stesso, fissa
il prezzo minimo della vendita e l'importo globale fino al raggiungimento
del quale la vendita deve essere eseguita, e puo' imporre al commissionario
una cauzione.";
17) l'articolo 534-bis e' sostituito dal seguente:
"Art. 534-bis (Delega delle operazioni di vendita). - Il giudice, con
il provvedimento di cui all'articolo 530, puo', sentiti gli interessati,
delegare all'istituto di cui al primo comma dell'articolo 534, ovvero in
mancanza a un notaio avente sede preferibilmente nel circondano o a un
avvocato o a un dottore commercialista o esperto contabile, iscritti nei
relativi elenchi di cui all'articolo 179-ter delle disposizioni di attuazione
del presente codice, il compimento delle operazioni di vendita con incanto
ovvero senza incanto di beni mobili iscritti nei pubblici registri. La
delega e gli atti conseguenti sono regolati dalle disposizioni di cui all'articolo
591-bis, in quanto compatibili con le previsioni della presente sezione.";
18) all'articolo 546 sono apportate le seguenti modificazioni:
18.1) dopo le parole: "da lui dovute" sono inserite le seguenti: "e
nei limiti dell'importo del credito precettato aumentato della meta";
18.2) e' aggiunto, infine, il seguente comma:
"Nel caso di pignoramento eseguito presso piu' terzi, il debitore puo'
chiedere la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti a norma dell'articolo
496 ovvero la dichiarazione di inefficacia di taluno di essi; il giudice
dell'esecuzione, convocate le parti, provvede con ordinanza non oltre venti
giorni dall'istanza.";
19) all'articolo 557, secondo comma, le parole: "cinque giorni" sono
sostituite dalle seguenti: "dieci giorni";
20) all'articolo 559 sono apportate le seguenti modificazioni:
20.1) al secondo comma e' aggiunto, infine, il seguente periodo: "Il
giudice provvede a nominare una persona diversa quando l'immobile non sia
occupato dal debitore.";
20.2) sono aggiunti, infine, i seguenti commi:
"Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di inosservanza
degli obblighi su di lui incombenti.
Il giudice, se custode dei beni pignorati e' il debitore e salvo che
per la particolare natura degli stessi ritenga che la sostituzione non
abbia utilita', dispone, al momento in cui pronuncia l'ordinanza con cui
e' autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni,
che custode dei beni medesimi sia la persona incaricata delle dette operazioni
o l'istituto di cui al primo comma dell'articolo 534.
Qualora tale istituto non sia disponibile o debba essere sostituito,
e' nominato custode altro soggetto.";
21) all'articolo 560 sono apportate le seguenti modificazioni:
21.1) la rubrica e' sostituita dalla seguente: "(Modalita' di nomina
e revoca del custode. Modo della custodia)";
21.2) al primo comma e' anteposto il seguente:
"I provvedimenti di nomina e di revoca del custode, nonche' l'autorizzazione
di cui al terzo comma o la sua revoca, sono dati con ordinanza non impugnabile.
In quest'ultimo caso l'ordinanza costituisce titolo esecutivo per il rilascio.
Dopo l'aggiudicazione deve essere sentito l'aggiudicatario ai sensi dell'articolo
485.";
21.3) sono aggiunti, infine, i seguenti commi:
"Il giudice, con l'ordinanza di cui al primo comma, stabilisce le modalita'
con cui il custode deve adoperarsi perche' gli interessati a presentare
offerta di acquisto esaminino i beni in vendita.
Il custode provvede all'amministrazione e alla gestione dell 'immobile
pignorato ed esercita le azioni previste dalla legge e occorrenti per conseguirne
la disponibilita'.";
22) l'articolo 563 e' abrogato;
23) l'articolo 564 e' sostituito dal seguente:
"Art. 564 (Facolta' dei creditori intervenuti). I creditori intervenuti
non oltre la prima udienza fissata per l'autorizzazione della vendita partecipano
all'espropriazione dell'immobile pignorato e, se muniti di titolo esecutivo,
possono provocarne i singoli atti.";
24) agli articoli 561, secondo comma, 565 e 566 le parole: "nell'articolo
563, secondo comma," sono sostituite dalle seguenti: "nell'articolo 564";
25) l'articolo 567 e' sostituito dal seguente:
"Art. 567 (Istanza di vendita). - Decorso il termine di cui all'articolo
501, il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti
di titolo esecutivo possono chiedere la vendita dell'immobile pignorato.
Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro centoventi
giorni dal deposito del ricorso, ad allegare allo stesso l'estratto del
catasto e delle mappe censuarie, il certificato di destinazione urbanistica
come previsto nella vigente normativa, di data non anteriore a tre mesi
dal deposito del ricorso, nonche' i certificati delle iscrizioni e trascrizioni
relative all'immobile pignorato; tale documentazione puo' essere sostituita
da un certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali
e dei registri immobiliari.
Il termine di cui al secondo comma puo' essere prorogato una sola volta
su istanza dei creditori o dell'esecutato, per giusti motivi e per una
durata non superiore ad ulteriori centoventi giorni. Se la proroga non
e' richiesta o non e' concessa, il giudice dell'esecuzione, anche d'ufficio,
dichiara l'inefficacia del pignoramento relativamente all'immobile per
il quale non e' stata depositata la prescritta documentazione. L'inefficacia
e' dichiarata con ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l'ordinanza,
dispone la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Si applica
l'articolo 562, secondo comma. Il giudice dichiara altresi' l'estinzione
del processo esecutivo se non vi sono altri beni pignorati.";
26) l'articolo 569 e' sostituito dal seguente:
"Art. 569 (Provvedimento per l'autorizzazione della vendita). - A seguito
dell'istanza di cui all'articolo 567 il giudice dell'esecuzione, entro
trenta giorni dal deposito della documentazione di cui al secondo comma
dell'articolo 567, nomina l'esperto convocandolo davanti a se' per prestare
il giuramento e fissa l'udienza per la comparizione delle parti e dei creditori
di cui all'articolo 498 che non siano intervenuti. Tra la data del provvedimento
e la data fissata per l'udienza non possono decorrere piu' di novanta giorni.
All'udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le
modalita' della vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le opposizioni
agli atti esecutivi, se non sono gia' decadute dal diritto di proporle.
Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l'accordo delle
parti comparse, il giudice dispone con ordinanza la vendita, fissando un
termine non inferiore a novanta giorni, e non superiore a centoventi, entro
il quale possono essere proposte offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo
571. Il giudice con la medesima ordinanza fissa, al giorno successivo alla
scadenza del termine, l'udienza per la deliberazione sull'offerta e per
la gara tra gli offerenti di cui all'articolo 573 e provvede ai sensi dell'articolo
576, per il caso in cui non siano proposte offerte d'acquisto entro il
termine stabilito, ovvero per il caso in cui le stesse non siano efficaci
ai sensi dell'articolo 571, ovvero per il caso in cui si verifichi una
delle circostanze previste dall'articolo 572, terzo comma, ovvero per il
caso, infine, in cui la vendita senza incanto non abbia luogo per qualsiasi
altra ragione.
Se vi sono opposizioni il tribunale le decide con sentenza e quindi
il giudice dell'esecuzione dispone la vendita con ordinanza.
Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale
essa deve essere notificata, a cura del creditore che ha chiesto la vendita
o di un altro autorizzato, ai creditori di cui all'articolo 498 che non
sono comparsi.";
27) gli articoli 571, 572 e 573 sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 571 (Offerte d'acquisto). - Ognuno, tranne il debitore, e' ammesso
a offrire per l'acquisto dell'immobile pignorato personalmente o a mezzo
di procuratore legale anche a norma dell'articolo 579, ultimo comma. L'offerente
deve presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l'indicazione
del prezzo, del tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento utile
alla valutazione dell'offerta. Se un termine piu' lungo non e' fissato
dall'offerente, l'offerta non puo' essere revocata prima di venti giorni.
L'offerta non e' efficace se perviene oltre il termine stabilito ai
sensi dell'articolo 569, terzo comma, se e' inferiore al prezzo determinato
a norma dell'articolo 568 o se l'offerente non presta cauzione, con le
modalita' stabilite nell'ordinanza di vendita, in misura non inferiore
al decimo del prezzo da lui proposto.
L'offerta deve essere depositata in busta chiusa all'esterno della
quale sono annotati, a cura del cancelliere ricevente, il nome, previa
identificazione, di chi materialmente provvede al deposito, il nome del
giudice dell'esecuzione o del professionista delegato ai sensi dell'articolo
591-bis e la data dell'udienza fissata per l'esame delle offerte. Se e'
stabilito che la cauzione e' da versare mediante assegno circolare, lo
stesso deve essere inserito nella busta. Le buste sono aperte all'udienza
fissata per l'esame delle offerte alla presenza degli offerenti.
Art. 572 (Deliberazione sull'offerta). - Sull'offerta il giudice dell'esecuzione
sente le parti e i creditori iscritti non intervenuti.
Se l'offerta e' superiore al valore dell'immobile determinato a norma
dell'articolo 568, aumentato di un quinto, la stessa e' senz'altro accolta.
Se l'offerta e' inferiore a tale valore, il giudice non puo' far luogo
alla vendita se vi e' il dissenso del creditore procedente, ovvero se il
giudice ritiene che vi e' seria possibilita' di migliore vendita con il
sistema dell'incanto. In tali casi lo stesso ha senz'altro luogo alle condizioni
e con i termini fissati con l'ordinanza pronunciata ai sensi dell'articolo
569.
Si applicano anche in questi casi le disposizioni degli articoli 573,
574 e 577.
Art. 573 (Gara tra gli offerenti). - Se vi sono piu' offerte, il giudice
dell'esecuzione invita gli offerenti a una gara sull'offerta piu' alta.
Se la gara non puo' avere luogo per mancanza di adesioni degli offerenti,
il giudice puo' disporre la vendita a favore del maggiore offerente oppure
ordinare l'incanto.";
28) l'articolo 575 e' abrogato;
29) all'articolo 576, primo comma, il numero 5) e' sostituito dal seguente:
"5) l'ammontare della cauzione in misura non superiore al decimo del
prezzo base d'asta e il termine entro il quale tale ammontare deve essere
prestato dagli offerenti";
30) l'articolo 580 e' sostituito dal seguente:
"Art. 580 (Prestazione della cauzione). - Per offrire all'incanto e'
necessario avere prestato la cauzione a norma dell'ordinanza di cui all'articolo
576.
Se l'offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione e' immediatamente
restituita dopo la chiusura dell'incanto, salvo che lo stesso non abbia
omesso di partecipare al medesimo, personalmente o a mezzo di procuratore
speciale, senza documentato e giustificato motivo. In tale caso la cauzione
e' restituita solo nella misura dei nove decimi dell'intero e la restante
parte e' trattenuta come somma rinveniente a tutti gli effetti dall'esecuzione.";
31) gli articoli 584 e 585 sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 584 (Offerte dopo l'incanto). - Avvenuto l'incanto, possono ancora
essere fatte offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci giorni,
ma esse non sono efficaci se il prezzo offerto non supera di un quinto
quello raggiunto nell'incanto.
Le offerte di cui al primo comma si fanno mediante deposito in cancelleria
nelle forme di cui all'articolo 571, prestando cauzione per una somma pari
al doppio della cauzione versata ai sensi dell'articolo 580.
Il giudice, verificata la regolarita' delle offerte, indice la gara,
della quale il cancelliere da' pubblico avviso a norma dell'articolo 570
e comunicazione all'aggiudicatario, fissando il termine perentorio entro
il quale possono essere fatte ulteriori offerte a norma del secondo comma.
Alla gara possono partecipare, oltre gli offerenti in aumento di cui
ai commi precedenti e l'aggiudicatario, anche gli offerenti al precedente
incanto che, entro il termine fissato dal giudice, abbiano integrato la
cauzione nella misura di cui al secondo comma.
Nel caso di diserzione della gara indetta a norma del terzo comma,
l'aggiudicazione diventa definitiva, ed il giudice pronuncia a carico degli
offerenti di cui al primo comma la perdita della cauzione, il cui importo
e' trattenuto come rinveniente a tutti gli effetti dall'esecuzione.
Art. 585 (Versamento del prezzo). - L'aggiudicatario deve versare il
prezzo nel termine e nel modo fissati dall'ordinanza che dispone la vendita
a norma dell'articolo 576, e consegnare al cancelliere il documento comprovante
l'avvenuto versamento.
Se l'immobile e' stato aggiudicato a un creditore ipotecario o l'aggiudicatario
e' stato autorizzato ad assumersi un debito garantito da ipoteca, il giudice
dell'esecuzione puo' limitare, con suo decreto, il versamento alla parte
del prezzo occorrente per le spese e per la soddisfazione degli altri creditori
che potranno risultare capienti.
Se il versamento del prezzo avviene con l'erogazione a seguito di contratto
di finanziamento che preveda il versamento diretto delle somme erogate
in favore della procedura e la garanzia ipotecaria di primo grado sul medesimo
immobile oggetto di vendita, nel decreto di trasferimento deve essere indicato
tale atto ed il conservatore dei registri immobiliari non puo' eseguire
la trascrizione del decreto se non unitamente all`iscrizione dell'ipoteca
concessa dalla parte finanziata.";
32) all'articolo 586, al primo comma, e' aggiunto, infine, il seguente
periodo:
"Il giudice con il decreto ordina anche la cancellazione delle trascrizioni
dei pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie successive alla trascrizione
del pignoramento.";
33) gli articoli 588, 589, 590, 591, 591-bis e 591-ter sono sostituiti
dai seguenti:
"Art. 588 (Termine per l'istanza di assegnazione). - Ogni creditore,
nel termine di dieci giorni prima della data dell'incanto, puo' presentare
istanza di assegnazione a norma dell'articolo 589 per il caso in cui la
vendita all'incanto non abbia luogo per mancanza di offerte.
Art. 589 (Istanza di assegnazione). - L'istanza di assegnazione deve
contenere l'offerta di pagamento di una somma non inferiore a quella prevista
nell'articolo 506 ed al prezzo determinato a norma dell'articolo 568.
Fermo quanto previsto al primo comma, se nella procedura non risulta
che vi sia alcuno dei creditori di cui all'articolo 498 e se non sono intervenuti
altri creditori oltre al procedente, questi puo' presentare offerta di
pagamento di una somma pari alla differenza fra il suo credito in linea
capitale e il prezzo che intende offrire, oltre le spese.
Art. 590 (Provvedimento di assegnazione). - Se la vendita all'incanto
non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di assegnazione,
il giudice provvede su di esse fissando il termine entro il quale l'assegnatario
deve versare l'eventuale conguaglio. Avvenuto il versamento, il giudice
pronuncia il decreto di trasferimento a norma dell'articolo 586.
Art. 591 (Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo incanto).
- Se non vi sono domande di assegnazione o se non crede di accoglierle,
il giudice dell'esecuzione dispone l'amministrazione giudiziaria a norma
degli articoli 592 e seguenti, oppure pronuncia nuova ordinanza ai sensi
dell'articolo 576 perche' si proceda a nuovo incanto.
In quest'ultimo caso il giudice puo' stabilire diverse condizioni di
vendita e diverse forme di pubblicita', fissando un prezzo base inferiore
di un quarto a quello precedente. Il giudice, se stabilisce nuove condizioni
di vendita o fissa un nuovo prezzo, assegna altresi' un nuovo termine non
inferiore a sessanta giorni, e non superiore a novanta, entro il quale
possono essere proposte offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 571.
Si applica il terzo comma, secondo periodo, dell'articolo 569.
1/2 3-bis.
DELEGA DELLE OPERAZIONI DI VENDITA
Art. 591-bis (Delega delle operazioni di vendita). - Il giudice dell'esecuzione,
con l'ordinanza con la quale provvede sull'istanza di vendita ai sensi
dell'articolo 569, terzo comma, puo', sentiti gli interessati, delegare
ad un notaio avente preferibilmente sede nel circondano o a un avvocato
ovvero a un dottore commercialista o esperto contabile, iscritti nei relativi
elenchi di cui all'articolo 179-ter delle disposizioni di attuazione del
presente codice, il compimento delle operazioni di vendita secondo le modalita'
indicate al terzo comma del medesimo articolo 569. Con la medesima ordinanza
il giudice stabilisce il termine per lo svolgimento delle operazioni delegate,
le modalita' della pubblicita', il luogo di presentazione delle offerte
ai sensi dell'articolo 571 e il luogo ove si procede all'esame delle offerte
e alla gara tra gli offerenti e ove si svolge l'incanto.
Il professionista delegato provvede:
1) alla determinazione del valore dell'immobile a norma dell'articolo
568, terzo comma, anche tramite l'ausilio dell'esperto nominato dal giudice
ai sensi dell'articolo 569, primo comma;
2) ad autorizzare l'assunzione dei debiti da parte dell'aggiudicatario
o dell'assegnatario a norma dell'articolo 508;
3) sulle offerte dopo l'incanto a norma dell'articolo 584 e sul versamento
del prezzo nella ipotesi di cui all'articolo 585, secondo comma; 4) alla
fissazione degli ulteriori incanti o sulla istanza di assegnazione, ai
sensi degli articoli 587, 590 e 591;
5) alla esecuzione delle formalita' di registrazione, trascrizione
e voltura catastale del decreto di trasferimento, alla comunicazione dello
stesso a pubbliche amministrazioni negli stessi casi previsti per le comunicazioni
di atti volontari di trasferimento, nonche' all'espletamento delle formalita'
di cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni
ipotecarie conseguenti al decreto di trasferimento pronunciato dal giudice
dell'esecuzione ai sensi dell'articolo 586;
6) a ricevere o autenticare la dichiarazione di nomina di cui all'articolo
583;
7) alla formazione del progetto di distribuzione ed alla sua trasmissione
al giudice dell'esecuzione che, dopo avervi apportato le eventuali variazioni,
provvede ai sensi dell 'articolo 596.
In caso di delega al professionista delle operazioni di vendita con
incanto, il professionista provvede alla redazione dell'avviso avente il
contenuto di cui all'articolo 576, primo comma, alla sua notificazione
ai creditori di cui all'articolo 498, non intervenuti, nonche' a tutti
gli altri adempimenti previsti dagli articoli 576 e seguenti. Nell'avviso
va specificato che tutte le attivita', che, a norma degli articoli 576
e seguenti, debbono essere compiute in cancelleria o davanti al giudice
dell'esecuzione o dal cancelliere o dal giudice dell'esecuzione, sono effettuate
dal professionista incaricato presso il suo studio ovvero nel luogo da
lui indicato. All'avviso si applica l'articolo 173-quater delle disposizioni
di attuazione del presente codice.
Il professionista delegato provvede altresi' alla redazione del verbale
d'incanto, che deve contenere le circostanze di luogo e di tempo nelle
quali l'incanto si svolge, le generalita' delle persone ammesse all'incanto,
la descrizione delle attivita' svolte, la dichiarazione dell'aggiudicazione
provvisoria con l'identificazione dell'aggiudicatario.
Il verbale e' sottoscritto esclusivamente dal professionista delegato
ed allo stesso non deve essere allegata la procura speciale di cui all'articolo
579, secondo comma.
Se il prezzo non e' stato versato nel termine, il professionista delegato
ne da' tempestivo avviso al giudice, trasmettendogli il fascicolo.
Avvenuto il versamento del prezzo ai sensi degli articoli 585 e 590,
secondo comma, il professionista delegato predispone il decreto di trasferimento
e trasmette senza indugio al giudice dell'esecuzione il fascicolo. Al decreto,
se previsto dalla legge, deve essere allegato il certificato di destinazione
urbanistica dell'immobile quale risultante dal fascicolo processuale. Il
professionista delegato provvede alla trasmissione del fascicolo al giudice
dell'esecuzione nel caso in cui non faccia luogo all'assegnazione o ad
ulteriori incanti ai sensi dell'articolo 591. Contro il decreto previsto
nel presente comma e' proponibile l'opposizione di cui all'articolo 617.
Le somme versate dall'aggiudicatario sono depositate presso una banca
indicata dal giudice.
I provvedimenti di cui all'articolo 586 restano riservati al giudice
dell'esecuzione anche in caso di delega al professionista delle operazioni
di vendita con incanto.
Art. 591-ter (Ricorso al giudice dell'esecuzione). - Quando, nel corso
delle operazioni di vendita, insorgono difficolta', il professionista delegato
puo' rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvede con decreto.
Le parti e gli interessati possono proporre reclamo avverso il predetto
decreto nonche' avverso gli atti del professionista delegato con ricorso
allo stesso giudice, il quale provvede con ordinanza; il ricorso non sospende
le operazioni di vendita salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi,
disponga la sospensione. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo
617.";
34) all'articolo 596, primo comma, dopo le parole: "dell'esecuzione"
sono inserite le seguenti: "o il professionista delegato a norma dell'articolo
591-bis";
35) all'articolo 598, dopo le parole: "dell'esecuzione" sono inserite
le seguenti: "o professionista delegato a norma dell'articolo 591-bis";
36) all'articolo 600, il secondo comma e' sostituito dal seguente:
"Se la separazione in natura non e' chiesta o non e' possibile, il
giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile,
salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo
pari o superiore al valore della stessa, determinato a norma dell'articolo
568.";
37) all'articolo 608, il primo comma e' sostituito dal seguente:
"L'esecuzione inizia con la notifica dell'avviso con il quale l'ufficiale
giudiziario comunica almeno dieci giorni prima alla parte, che e' tenuta
a rilasciare l'immobile, il giorno e l'ora in cui procedera'.";
38) dopo l'articolo 608 e' inserito il seguente:
"Art. 608-bis (Estinzione dell'esecuzione per rinuncia della parte
istante). - L'esecuzione di cui all'articolo 605 si estingue se la parte
istante, prima della consegna o del rilascio, rinuncia con atto da notificarsi
alla parte esecutata e da consegnarsi all'ufficiale giudiziario procedente.";
39) all'articolo 611, secondo comma, dopo le parole: "giudice dell'esecuzione"
sono inserite le seguenti: "a norma degli articoli 91 e seguenti";
40) all'articolo 615, primo comma, sono aggiunte, infine, le seguenti
parole: "Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte
l'efficacia esecutiva del titolo.";
41) all'articolo 617 sono apportate le seguenti modificazioni: 41.1)
al primo comma, le parole: "cinque giorni" sono sostituite dalle seguenti:
"venti giorni";
41.2) al secondo comma, le parole: "cinque giorni" sono sostituite
dalle seguenti: "venti giorni";
42) l'articolo 624 e' sostituito dai seguenti:
"Art. 624 (Sospensione per opposizione all'esecuzione). - Se e' proposta
opposizione all'esecuzione a norma degli articoli 615, secondo comma, e
619, il giudice dell'esecuzione, concorrendo gravi motivi, sospende, su
istanza di parte, il processo con cauzione o senza.
Contro l'ordinanza che provvede sull'istanza di sospensione e' ammesso
reclamo ai sensi dell'articolo 669-terdecies. La disposizione di cui al
periodo precedente si applica anche al provvedimento di cui all'articolo
512, secondo comma.
Art. 624-bis (Sospensione su istanza delle parti). - Il giudice dell'esecuzione,
su istanza di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo, puo', sentito
il debitore, sospendere il processo fino a ventiquattro mesi. La sospensione
e' disposta per una sola volta. L'ordinanza e' revocabile in qualsiasi
momento, anche su richiesta di un solo creditore e sentito comunque il
debitore.
Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata
deve presentare istanza per la fissazione dell'udienza in cui il processo
deve proseguire.";
43) all'articolo 630, al terzo comma, dopo le parole: "e' ammesso reclamo"
sono inserite le seguenti: "da parte del debitore o del creditore pignorante
ovvero degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio di venti
giorni dall'udienza o dalla comunicazione dell'ordinanza e";
dopo la lettera e), sono aggiunte le seguenti:
"e-bis) al capo III del titolo I del libro IV sono apportate le seguenti
modificazioni:
1) all'articolo 669-quinquies, dopo le parole: "in arbitri" sono inserite
le seguenti: "anche non rituali";
2) all'articolo 669-octies sono apportate le seguenti modificazioni:
2.1) al primo comma, le parole: "trenta giorni" sono sostituite dalle
seguenti: "sessanta giorni";
2.2) al secondo comma, le parole: "trenta giorni" sono sostituite dalle
seguenti: "sessanta giorni";
2.3) dopo il quinto comma sono aggiunti i seguenti:
"Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo comma dell'articolo
669-novies non si applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi
dell'articolo 700 e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare
gli effetti della sentenza di merito, previsti dal codice civile o da leggi
speciali, nonche' ai provvedimenti emessi a seguito di denunzia di nuova
opera o di danno temuto ai sensi dell'articolo 688, ma ciascuna parte puo'
iniziare il giudizio di merito.
L'estinzione del giudizio di merito non determina l'inefficacia dei
provvedimenti di cui al primo comma, anche quando la relativa domanda e'
stata proposta in corso di causa.
L'autorita' del provvedimento cautelare non e' invocabile in un diverso
processo";
3) all'articolo 669-decies, il primo comma e' sostituito dai seguenti:
"Salvo che sia stato proposto reclamo ai sensi dell'articolo 669-terdecies,
nel corso dell'istruzione il giudice istruttore della causa di merito puo',
su istanza di parte, modificare o revocare con ordinanza il provvedimento
cautelare, anche se emesso anteriormente alla causa, se si verficano mutamenti
nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si e' acquisita
conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante
deve fornire la prova del momento in cui ne e' venuto a conoscenza. Quando
il giudizio di merito non sia iniziato o sia stato dichiarato estinto,
la revoca e la modifica dell'ordinanza di accoglimento, esaurita l'eventuale
fase del reclamo proposto ai sensi dell'articolo 669-terdecies, possono
essere richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare se
si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori
di cui si e' acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare.
In tale caso l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne e' venuto
a conoscenza.";
4) all'articolo 669-terdecies sono apportate le seguenti modificazioni:
4.1) il primo comma e' sostituito dal seguente:
"Contro l'ordinanza con la quale e' stato concesso o negato il provvedimento
cautelare e' ammesso reclamo nel termine perentorio di quindici giorni
dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o dalla notificazione
se anteriore.";
4.2) dopo il terzo comma e' inserito il seguente:
"Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento della proposizione
del reclamo debbono essere proposti, nel rispetto del principio del contraddittorio,
nel relativo procedimento. Il tribunale puo' sempre assumere informazioni
e acquisire nuovi documenti. Non e' consentita la rimessione al primo giudice.";
5) all'articolo 696 sono apportate le seguenti modificazioni:
5.1) al primo comma e' aggiunto, infine, il seguente periodo:
"L'accertamento tecnico e l'ispezione giudiziale, se ne ricorre l'urgenza,
possono essere disposti anche sulla persona dell'istante e, se questa vi
consente, sulla persona nei cui confronti l'istanza e' proposta."; 5.2)
dopo il primo comma e' inserito il seguente:
"L'accertamento tecnico di cui al primo comma puo' comprendere anche
valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all'oggetto della
verifica.";
6) dopo l'articolo 696 e' inserito il seguente:
"Art. 696-bis (Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione
della lite). - L'espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva,
puo' essere richiesto anche al di fuori delle condizioni di cui al primo
comma dell'articolo 696, ai fini dell'accertamento e della relativa determinazione
dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni
contrattuali o da fatto illecito. Il giudice procede a norma del terzo
comma del medesimo articolo 696. Il consulente, prima di provvedere al
deposito della relazione, tenta, ove possibile, la conciliazione delle
parti.
Se le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della conciliazione.
Il giudice attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al
processo verbale, ai fini dell'espropriazione e dell'esecuzione in forma
specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.
Il processo verbale e' esente dall'imposta di registro.
Se la conciliazione non riesce, ciascuna parte puo' chiedere che la
relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo
giudizio di merito.
Si applicano gli articoli da 191 a 197, in quanto compatibili.";
7) all'articolo 703 sono apportate le seguenti modificazioni:
7.1) il secondo comma e' sostituito dal seguente.
"Il giudice provvede ai sensi degli articoli 669-bis e seguenti, in
quanto compatibili.";
7.2) sono aggiunti, infine, i seguenti commi:
"L'ordinanza che accoglie o respinge la domanda e' reclamabile ai sensi
dell'articolo 669-terdecies.
Se richiesto da una delle parti, entro il termine perentorio di sessanta
giorni decorrente dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul
reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui al terzo comma, il
giudice fissa dinanzi a se' l'udienza per la prosecuzione del giudizio
di merito. Si applica l'articolo 669-novies, terzo comma.";
8) all'articolo 704, il secondo comma e' sostituito dal seguente: "La
reintegrazione nel possesso puo' essere tuttavia domandata al giudice competente
a norma dell'articolo 703, il quale da' i provvedimenti temporanei indispensabili;
ciascuna delle parti puo' proseguire il giudizio dinanzi al giudice del
petitorio, ai sensi dell'articolo 703.";
e-ter) al capo I del titolo 11 del libro IV gli articoli 706, 707,
708 e 709 sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 706 (Forma della domanda). - La domanda di separazione personale
si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi
ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza
o domicilio, con ricorso che deve contenere l'esposizione dei fatti sui
quali la domanda e' fondata.
Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero, o risulti irreperibile,
la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio
del ricorrente, e, se anche questi e' residente all'estero, a qualunque
tribunale della Repubblica.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria,
fissa con decreto la data dell'udienza di comparizione dei coniugi davanti
a se', che deve essere tenuta entro novanta giorni dal deposito del ricorso,
il termine per la notificazione del ricorso e del decreto, ed il termine
entro cui il coniuge convenuto puo' depositare memoria difensiva e documenti.
Al ricorso e alla memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni
dei redditi presentate.
Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli legittimi, legittimati
o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio.
Art. 707 (Comparizione personale delle parti). I coniugi debbono comparire
personalmente davanti al presidente con l'assistenza del difensore.
Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto.
Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente puo' fissare
un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del
ricorso e del decreto gli sia rinnovata.
Art. 708 (Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presidente).
- All'udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima
separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione.
Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il processo verbale
della conciliazione.
Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d'ufficio, sentiti
i coniugi ed i rispettivi difensori, da' con ordinanza i provvedimenti
temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse della prole e
dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione
e trattazione davanti a questi. Nello stesso modo il presidente provvede,
se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.
Art. 709 (Notificazione dell'ordinanza e fissazione dell'udienza).
- L'ordinanza con la quale il presidente fissa l'udienza di comparizione
davanti al giudice istruttore e' notificata a cura dell'attore al convenuto
non comparso, nel termine perentorio stabilito nell'ordinanza stessa, ed
e' comunicata al pubblico ministero.
Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa
deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell'udienza
di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all'articolo
163-bis ridotti a meta'.
Con l'ordinanza il presidente assegna altresi' termine al ricorrente
per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il
contenuto di cui all'articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e
6), e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli
articoli 166 e 167, primo e secondo comma, nonche' per la proposizione
delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio.
L'ordinanza deve contenere l'avvertimento al convenuto che la costituzione
oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 167
e che oltre il termine stesso non potranno piu' essere proposte le eccezioni
processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.
I provvedimenti temporanei ed urgenti assunti dal presidente con l'ordinanza
di cui al terzo comma dell'articolo 708 possono essere revocati o modificati
dal giudice istruttore.
Art. 709-bis (Udienza di comparizione e trattazione davanti al giudice
istruttore). - All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto,
quinto, sesto e settimo. Si applica altresi' l'articolo 184.";
3-bis. L'articolo 4 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e' sostituito
dal seguente:
"Art. 4. - 1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione
degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell'ultima
residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge
convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente
all'estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del
luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi e'
residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda
congiunta puo' essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di
domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.
2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l'esposizione
dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento
del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso e' fondata.
3. Del ricorso il cancelliere da' comunicazione all'ufficiale dello
stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l'annotazione
in calce all'atto.
4. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza dei figli legittimi,
legittimati o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio.
5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito
in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti
a se', che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso,
il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine
entro cui il coniuge convenuto puo' depositare memoria difensiva e documenti.
Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto e' malato
di mente o legalmente incapace.
6. Al ricorso e alla prima memoria difensiva sono allegate le ultime
dichiarazioni dei redditi rispettivamente presentate.
7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente,
salvo gravi e comprovati motivi, e con l'assistenza di un difensore. Se
il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se
non si presenta il coniuge convenuto, il presidente puo' fissare un nuovo
giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso
e del decreto gli sia rinnovata. All'udienza di comparizione, il presidente
deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando
di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo
verbale della conciliazione.
8. Se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti i coniugi
e i rispettivi difensori nonche', qualora lo ritenga strettamente necessario
anche in considerazione della loro eta', i figli minori, da', anche d'ufficio,
con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni
nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore
e fissa l'udienza di comparizione e trattazione dinanzi a questo. Nello
stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare,
sentito il ricorrente e il suo difensore. L'ordinanza del presidente puo'
essere revocata o modificata dal giudice istruttore. Si applica l'articolo
189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.
9. Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa
deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell'udienza
di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all'articolo
163-bis del codice di procedura civile ridotti a meta'.
10. Con l'ordinanza di cui al comma 8, il presidente assegna altresi'
termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa,
che deve avere il contenuto di cui all'articolo 163, terzo comma, numeri
2), 3), 4), 5) e 6), del codice di procedura civile e termine al convenuto
per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo
e secondo comma, dello stesso codice nonche' per la proposizione delle
eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. L'ordinanza
deve contenere l'avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il
suddetto termine implica le decadenze di cui all'articolo 167 del codice
di procedura civile e che oltre il termine stesso non potranno piu' essere
proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.
11. All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni
di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, quarto, quinto, sesto
e settimo, del codice di procedura civile. Si applica altresi' l'articolo
184 del medesimo codice.
12. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione
dell'assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo
scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso
tale sentenza e' ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato,
si applica la previsione di cui all'articolo 10.
13. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo
la sentenza che dispone l'obbligo della somministrazione dell'assegno,
puo' disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda.
14. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza
di primo grado e' provvisoriamente esecutiva.
15. L'appello e' deciso in camera di consiglio.
16. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione
degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le
condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, e' proposta con
ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi,
verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza
delle condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora
il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli sono in contrasto
con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma
8". 3-ter. Alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l'articolo 70-bis e' inserito il seguente:
"Art. 70-ter (Notificazione della comparsa di risposta). - La citazione
puo' anche contenere, oltre a quanto previsto dall'articolo 163, terzo
comma, numero 7), del codice, l'invito al convenuto o ai convenuti, in
caso di pluralita' degli stessi, a notificare al difensore dell'attore
la comparsa di risposta ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo
17 gennaio 2003, n. 5, entro un termine non inferiore a sessanta giorni
dalla notificazione della citazione, ma inferiore di almeno dieci giorni
al termine indicato ai sensi del primo comma dell'articolo 163-bis del
codice.
Se tutti i convenuti notificano la comparsa di risposta ai sensi del
precedente comma, il processo prosegue nelle forme e secondo le modalita'
previste dal decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5."; b) l'articolo
169-bis e' sostituito dal seguente:
"Art. 169-bis (Determinazione dei compensi per le operazioni delegate
dal giudice dell'esecuzione). - Con il decreto di cui all'articolo 179-bis
e' stabilita la misura dei compensi dovuti ai notai, agli avvocati e ai
dottori commercialisti per le operazioni di vendita dei beni mobili iscritti
nei pubblici registri.";
c) l'articolo 169-ter e' sostituito dal seguente:
"Art. 169-ter (Elenco dei professionisti che provvedono alle operazioni
di vendita). - Nelle comunicazioni previste dall'articolo 179-ter sono
indicati anche gli elenchi dei notai, degli avvocati, dei dottori commercialisti
e esperti contabili disponibili a provvedere alle operazioni di vendita
di beni mobili iscritti nei pubblici registri.";
d) dopo l'articolo 173, sono inseriti i seguenti:
"Art. 173-bis (Contenuto della relazione di stima e compiti dell'esperto).
- L'esperto provvede alla redazione della relazione di stima dalla quale
devono risultare:
1) l'identificazione del bene, comprensiva dei confini e dei dati catastali;
2) una sommaria descrizione del bene;
3) lo stato di possesso del bene, con l'indicazione, se occupato da
terzi, del titolo in base al quale e' occupato, con particolare riferimento
alla esistenza di contratti registrati in data antecedente al pignoramento;
4) l'esistenza di formalita', vincoli o oneri, anche di natura condominiale,
gravanti sul bene, che resteranno a carico dell'acquirente, ivi compresi
i vincoli derivanti da contratti incidenti sulla attitudine edificatoria
dello stesso o i vincoli connessi con il suo carattere storico-artistico;
5) l'esistenza di formalita', vincoli e oneri, anche di natura condominiale,
che saranno cancellati o che comunque risulteranno non opponibili all'acquirente;
6) la verifica della regolarita' edilizia e urbanistica del bene nonche'
l'esistenza della dichiarazione di agibilita' dello stesso. L'esperto,
prima di ogni attivita', controlla la completezza dei documenti di cui
all'articolo 567, secondo comma, del codice, segnalando immediatamente
al giudice quelli mancanti o inidonei.
L'esperto, terminata la relazione, ne invia copia ai creditori procedenti
o intervenuti e al debitore, anche se non costituito, almeno quarantacinque
giorni prima dell'udienza fissata ai sensi dell'articolo 569 del codice,
a mezzo di posta ordinaria o posta elettronica, nel rispetto della normativa,
anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la
ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.
Le parti possono depositare all'udienza note alla relazione purche'
abbiano provveduto, almeno quindici giorni prima, ad inviare le predette
note al perito, secondo le modalita' fissate al terzo comma; in tale caso
l'esperto interviene all'udienza per rendere i chiarimenti.
Art. 173-ter (Pubblicita' degli avvisi tramite internet). - Il Ministro
della giustizia stabilisce con proprio decreto i siti internet destinati
all'inserimento degli avvisi di cui all'articolo 490 del codice e i criteri
e le modalita' con cui gli stessi sono formati e resi disponibili.
Art. 173-quater - (Avviso delle operazioni di vendita con incanto da
parte del professionista delegato). - L'avviso di cui al terzo comma dell'articolo
591-bis del codice deve contenere l'indicazione della destinazione urbanistica
del terreno risultante dal certificato di destinazione urbanistica di cui
all'articolo 30 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonche' le notizie di cui all'articolo
46 del citato testo unico e di cui all'articolo 40 della legge 28 febbraio
1985, n. 47, e successive modificazioni; in caso di insufficienza di tali
notizie, tale da determinare le nullita' di cui all'articolo 46, comma
1, del citato testo unico, ovvero di cui all'articolo 40, secondo comma,
della citata legge 28 febbraio 1985, n. 47, ne va fatta menzione nell'avviso
con avvertenza che l'aggiudicatario potra', ricorrendone i presupposti,
avvalersi delle disposizioni di cui all'articolo 46, comma 5, del citato
testo unico e di cui all'articolo 40, sesto comma, della citata legge 28
febbraio 1985, n. 47.";
e) gli articoli 179-bis e 179-ter sono sostituiti dai seguenti:
"Art. 179-bis. - (Determinazione e liquidazione dei compensi per le
operazioni delegate dal giudice dell'esecuzione). - Con decreto del Ministro
della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,
sentiti il Consiglio nazionale del notariato, il Consiglio nazionale dell'ordine
degli avvocati e il Consiglio nazionale dell'ordine dei dottori commercialisti
e degli esperti contabili, e' stabilita ogni triennio la misura dei compensi
dovuti a notai, avvocati, dottori commercialisti e esperti contabili per
le operazioni di vendita di beni immobili.
Il compenso dovuto al professionista e' liquidato dal giudice dell'esecuzione
con specifica determinazione della parte riguardante le operazioni di vendita
e le successive che sono poste a carico dell'aggiudicatario. Il provvedimento
di liquidazione del compenso costituisce titolo esecutivo.
Art. 179-ter (Elenco dei professionisti che provvedono alle operazioni
di vendita). - Il Consiglio notarile distrettuale, il Consiglio dell'ordine
degli avvocati e il Consiglio dell'ordine dei dottori commercialisti e
esperti contabili comunicano ogni triennio ai presidenti dei tribunali
gli elenchi, distinti per ciascun circondano, rispettivamente dei notai,
degli avvocati, dei dottori commercialisti e degli esperti contabili disponibili
a provvedere alle operazioni di vendita dei beni immobili. Agli elenchi
contenenti l'indicazione degli avvocati, dei dottori commercialisti e degli
esperti contabili sono allegate le schede formate e sottoscritte da ciascuno
dei predetti professionisti, con cui sono riferite le specifiche esperienze
maturate nello svolgimento di procedure esecutive ordinarie o concorsuali.
Il presidente del tribunale forma quindi l'elenco dei professionisti
disponibili a provvedere alle operazioni di vendita e lo trasmette ai giudici
dell'esecuzione unitamente a copia delle schede informative sottoscritte
da ciascuno di essi.
Al termine di ciascun semestre, il presidente del tribunale dispone
la cancellazione dei professionisti ai quali in una o piu' procedure esecutive
sia stata revocata la delega in conseguenza del mancato rispetto del termine
e delle direttive stabilite dal giudice dell'esecuzione a norma dell'articolo
591-bis, primo comma, del codice.
I professionisti cancellati dall'elenco a seguito di revoca di delega
non possono essere reinseriti nel triennio in corso e nel triennio successivo.";
f) l'articolo 181 e' sostituito dal seguente:
"Art. 181 (Disposizioni sulla divisione). - Il giudice dell'esecuzione,
quando dispone che si proceda a divisione del bene indiviso, provvede all'istruzione
della causa a norma degli articoli 175 e seguenti del codice, se gli interessati
sono tutti presenti.
Se gli interessati non sono tutti presenti, il giudice dell'esecuzione,
con l'ordinanza di cui all'articolo 600, secondo comma, del codice, fissa
l'udienza davanti a se' per la comparizione delle parti, concedendo termine
alla parte piu' diligente fino a sessanta giorni prima per l'integrazione
del contraddittorio mediante la notifica del l'ordinanza".
3-quater. Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter),
c-bis), c-ter), e), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter entrano in vigore centoventi
giorni dopo la data di pubblicazione della legge di conversione del presente
decreto nella Gazzetta Ufficiale.
4. Alla legge 20 novembre 1982, n. 890 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 3, secondo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente
periodo: "Nei casi in cui l'ufficiale giudiziario si avvalga per la notificazione
di sistemi telematici, la sottoscrizione e' sostituita dall'indicazione
a stampa sul documento prodotto dal sistema informatizzato del nominativo
dell'ufficiale giudiziario stesso.";
b) all'articolo 4, secondo comma, dopo le parole: "per telegrafo" sono
inserite le seguenti: "o in via telematica";
c) all'articolo 8 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) il secondo comma e' sostituito dal seguente: "Se le persone abilitate
a ricevere il piego, in luogo del destinatario, rifiutano di riceverlo,
ovvero se l'agente postale non puo' recapitarlo per temporanea assenza
del destinatario o per mancanza, inidoneita' o assenza delle persone sopra
menzionate, il piego e' depositato lo stesso giorno presso l'ufficio postale
preposto alla consegna o presso una sua dipendenza. Del tentativo di notifica
del piego e del suo deposito presso l'ufficio postale o una sua dipendenza
e' data notizia al destinatario, a cura dell'agente postale preposto alla
consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata
con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve
essere affisso alla porta d'ingresso oppure immesso nella cassetta della
corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda. L'avviso deve
contenere l'indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del
suo eventuale difensore, dell'ufficiale giudiziario al quale la notifica
e' stata richiesta e del numero di registro cronologico corrispondente,
della data di deposito e dell'indirizzo dell'ufficio postale o della sua
dipendenza presso cui il deposito e' stato effettuato, nonche' l'espresso
invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato
mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con
l'avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi
dieci giorni dalla data del deposito e che, decorso inutilmente anche il
predetto termine di sei mesi, l'atto sara' restituito al mittente.";
2) il terzo comma e' sostituito dal seguente: "Trascorsi dieci giorni
dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma
senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro,
l'avviso di ricevimento e' immediatamente restituito al mittente in raccomandazione
con annotazione in calce, sottoscritta dall'agente postale, della data
dell'avvenuto deposito e dei motivi che l'hanno determinato, dell'indicazione
"atto non ritirato entro il termine di dieci giorni" e della data di restituzione.
Trascorsi sei mesi dalla data in cui il piego e' stato depositato nell'ufficio
postale o in una sua dipendenza senza che il destinatario o un suo incaricato
ne abbia curato il ritiro, il piego stesso e' restituito al mittente in
raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall'agente postale,
della data dell'avvenuto deposito e dei motivi che l'hanno determinato,
dell'indicazione "non ritirato entro il termine di centottanta giorni"
e della data di restituzione.";
3) il quarto comma e' sostituito dal seguente: "La notificazione si
ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera
raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego,
se anteriore.";
4) al quinto comma, dopo le parole: "presso l'ufficio postale" sono
inserite le seguenti: "o una sua dipendenza";
5) il sesto comma e' abrogato.
4-bis. I costi derivanti dalla spedizione della raccomandata e del
relativo avviso di ricevimento di cui al secondo comma dell'articolo 8
della legge 20 novembre 1982, n. 890, e successive modificazioni, sono
posti a carico del mittente indicato nell'avviso di ricevimento stesso,
secondo le previsioni tarffarie vigenti, fatti salvi i casi di esenzione
dalle spese di notifica previsti dalle leggi vigenti.
4-ter. Nella legge 30 aprile 1999, n. 130, dopo l'articolo 7 sono aggiunti
i seguenti:
"Art. 7-bis (Obbligazioni bancarie garantite). - 1. Le disposizioni
di cui all'articolo 3, commi 2 e 3, all'articolo 4 e all'articolo 6, comma
2, si applicano, salvo quanto specificato ai commi 2 e 3 del presente articolo,
alle operazioni aventi ad oggetto le cessioni di crediti fondiari e ipotecari,
di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni o garantiti dalle
medesime, anche individuabili in blocco, nonche' di titoli emessi nell'ambito
di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti della medesima
natura, effettuate da banche in favore di societa' il cui oggetto esclusivo
sia l'acquisto ditali crediti e titoli, mediante l'assunzione di finanziamenti
concessi o garantiti anche dalle banche cedenti, e la prestazione di garanzia
per le obbligazioni emesse dalle stesse banche ovvero da altre.
2. I crediti ed i titoli acquistati dalla societa' di cui al comma 1
e le somme corrisposte dai relativi debitori sono destinati al soddisfacimento
dei diritti, anche ai sensi dell'articolo 1180 del codice civile, dei portatori
delle obbligazioni di cui al comma 1 e delle controparti dei contratti
derivati con finalita' di copertura dei rischi insiti nei crediti e nei
titoli ceduti e degli altri contratti accessori, nonche' al pagamento degli
altri costi dell'operazione, in via prioritaria rispetto al rimborso dei
finanziamenti di cui al comma 1.
3. Le disposizioni di cui agli articoli 3, comma 2, e 4, comma 2, si
applicano a beneficio dei soggetti di cui al comma 2 del presente articolo.
A tali fini, per portatori di titoli devono intendersi i portatori delle
obbligazioni di cui al comma 1.
4. Alle cessioni di cui al comma 1 non si applicano gli articoli 69
e 70 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440. Dell'affidamento o trasferimento
delle funzioni di cui all'articolo 2, comma 3, lettera c), a soggetti diversi
dalla banca cedente, e' dato avviso mediante pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale nonche' comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso
di ricevimento alle pubbliche amministrazioni debitrici. Aifinanziamenti
concessi alle societa' di cui al comma 1 e alla garanzia prestata dalle
medesime societa' si applica l'articolo 67, terzo comma, del regio decreto
16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni.
5. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con regolamento emanato
ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Banca d'Italia,
adotta disposizioni di attuazione del presente articolo aventi ad oggetto,
in particolare, il rapporto massimo tra le obbligazioni oggetto di garanzia
e le attivita' cedute, la tipologia di tali attivita' e di quelle, dagli
equivalenti profili di rischio, utilizzabili per la loro successiva integrazione,
nonche' le caratteristiche della garanzia di cui al comma 1.
6. Ai sensi dell'articolo 53 del testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993,
n. 385, e successive modificazioni, sono emanate disposizioni di attuazione
del presente articolo. Tali disposizioni disciplinano anche i requisiti
delle banche emittenti, i criteri che le banche cedenti adottano per la
valutazione dei crediti e dei titoli ceduti e le relative modalita' di
integrazione, nonche' i controlli che le banche effettuano per il rispetto
degli obblighi previsti dal presente articolo, anche per il tramite di
societa' di revisione allo scopo incaricate.
7. Ogni imposta e tassa e' dovuta considerando le operazioni di cui
al comma 1 come non effettuate e i crediti e i titoli che hanno formato
oggetto di cessione come iscritti nel bilancio della banca cedente, se
per le cessioni e' pagato un corrispettivo pari all'ultimo valore di iscrizione
in bilancio dei crediti e dei titoli, e il finanziamento di cui al comma
1 e' concesso o garantito dalla medesima banca cedente.
Art. 7-ter (Norme applicabili). - 1. Alla costituzione di patrimoni
destinati aventi ad oggetto i crediti ed i titoli di cui all'articolo 7-bis,
comma 1, e alla destinazione dei relativi proventi, effettuate ai sensi
dell'articolo 2447-bis del codice civile, per garantire i diritti dei portatori
delle obbligazioni emesse da banche di cui all'articolo 7-bis, comma 1,
si applicano le disposizioni di cui all'articolo 7-bis, commi 5 e 6".
4-quater. Il primo comma dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 1963,
n. 69, e sostituito dal seguente:
"L'assemblea per l'elezione dei membri del Consiglio deve essere convocata
almeno venti giorni prima della scadenza del Consiglio in carica. La convocazione
si effettua mediante avviso spedito almeno quindici giorni prima a tutti
gli iscritti, esclusi i sospesi dall'esercizio della professione, per posta
prioritaria, per telefax o a mezzo di posta elettronica certificata. Della
convocazione deve essere dato altresi' avviso mediante annuncio, entro
il predetto termine, sul sito internet dell'Ordine nazionale. E posto a
carico dell'Ordine l'onere di dare prova solo dell'effettivo invio delle
comunicazioni.".
4-quinquies. All'articolo 3 del decreto legislativo luogotenenziale
23 novembre 1944, n. 382, il primo comma e' sostituito dal seguente:
"L'assemblea per l'elezione del Consiglio deve essere convocata nei
quindici giorni precedenti a quello in cui esso scade. La convocazione
si effettua mediante avviso spedito almeno dieci giorni prima a tutti gli
iscritti, esclusi i sospesi dall'esercizio della professione, per posta
prioritaria, per telefax o a mezzo di posta elettronica certificata. Della
convocazione deve essere dato altresi' avviso mediante annuncio, entro
il predetto termine, sul sito internet dell'Ordine nazionale. E' posto
a carico dell'Ordine l'onere di dare prova solo dell'effettivo invio delle
comunicazioni.".
4-sexies. All'articolo 2 del decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, ratificato dalla legge 17 aprile
1956, n. 561, il quinto comma e' sostituito dal seguente:
"I componenti del Consiglio durano in carica tre anni e l'assemblea
per la loro elezione deve essere convocata entro il mese di novembre dell'anno
in cui il Consiglio scade. La convocazione si effettua mediante avviso
spedito almeno dieci giorni prima a tutti gli iscritti, esclusi i sospesi
dall'esercizio della professione, per posta prioritaria, per telefax o
a mezzo di posta elettronica certificata. Della convocazione deve essere
dato altresi' avviso mediante annuncio, entro il predetto termine, sul
sito internet dell'Ordine nazionale. E' posto a carico dell'Ordine l'onere
di dare prova solo dell'effettivo invio delle comunicazioni".
4-septies. Alla legge 16 febbraio 1913, n. 89, l'articolo 4 e' sostituito
dal seguente:
"Art. 4. - 1. Il numero e la residenza dei notai per ciascun distretto
e' determinato con decreto del Ministro della giustizia emanato, uditi
i Consigli notarili e le Corti d'appello, tenendo conto della popolazione,
della quantita' degli affari, della estensione del territorio e dei mezzi
di comunicazione, e procurando che di regola ad ogni posto notarile corrispondano
una popolazione di almeno 7.000 abitanti ed un reddito annuo, determinato
sulla media degli ultimi tre anni, di almeno 50.000 euro di onorari professionali
repertoriali.
2. La tabella che determina il numero e la residenza dei notai dovra',
udite le Corti d'appello e i Consigli notarili, essere rivista ogni sette
anni, e potra' essere modificata parzialmente anche entro un termine piu'
breve, quando ne sia dimostrata l'opportunita'.".
4-octies. In via transitoria e in sede di prima applicazione:
a) la prima revisione della tabella di cui all'articolo 4, comma 2,
della legge 16febbraio 1913, n. 89, come sostituito dal comma 4-septies
del presente articolo, ha luogo entro il termine di un anno dalla entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto;
b) e' a carico della Cassa nazionale del notariato, con riferimento
alle disposizioni contenute nel citato art. 4, comma 1, della legge 16
febbraio 1913, 89, l'adozione delle misure che assicurano l'equilibrio
economico e finanziario ella gestione, senza nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica.
4-novies. Al fine di agevolare la circolazione dei beni immobili gia'
oggetto d atti di disposizione a titolo gratuito, nonche' di ribadire la
corretta interpretazione della normativa in materia di esecuzione forzata:
a) al codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: 1) all'articolo
561, primo comma, il secondo periodo e' sostituito dai seguenti:
"I pesi e le ipoteche restano efficaci se la riduzione e' domandata
dopo venti anni dalla trascrizione della donazione, salvo in questo caso
l'obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari in ragione
del conseguente minor valore dei beni, purche' la domanda sia stata proposta
entro dieci anni dall'apertura della successione. Le stesse disposizioni
si applicano per i mobili iscritti in pubblici registri.";
2) all'articolo 563, primo comma, dopo le parole: "Se i donatari contro
i quali e' stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili
donati" sono inserite le seguenti: "e non sono trascorsi venti anni dalla
donazione";
3) all'articolo 563, secondo comma, dopo le parole: "Contro i terzi
acquirenti puo' anche essere richiesta" sono inserite le seguenti: ", entro
il termine di cui al primo comma,";
4) all'articolo 563 e' aggiunto, infine, il seguente comma:
"Salvo il disposto del numero 8) dell'articolo 2652, il decorso del
termine di cui al primo comma e di quello di cui all'articolo 561, primo
comma, e' sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta
del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario,
un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell'opponente
e' personale e rinunziabile. L'opposizione perde effetto se non e' rinnovata
prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione.";
b) alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile,
dopo l'articolo 187 e' inserito il seguente:
"Art. 187-bis (Intangibilita' nei confronti dei terzi degli effetti
degli atti esecutivi compiuti). - In ogni caso di estinzione o di chiusura
anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo 1'aggiudicazione, anche
provvisoria, o 1'assegnazione, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudicatari
o assegnatari, in forza dell'articolo 632, secondo comma, del codice, gli
effetti ditali atti. Dopo il compimento degli stessi atti, l'istanza di
cui all'articolo 495 del codice non e' piu' procedibile".
4-decies. L'articolo 4 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, si
intende riferito anche ai beni immobili degli enti previdenziali pubblici.
4-undecies. La CONSOB e' autorizzata ad assumere entro diciotto mesi
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, per ragioni di urgenza derivanti da indifferibili esigenze di
servizio, mediante nomina per chiamata diretta e con contratto a tempo
determinato, non piu' di quindici persone che, per i titoli professionali
o di servizio posseduti, risultino idonee all'immediato svolgimento dei
compiti di istituto. La ripartizione del personale cosi' assunto e' stabilita
con deliberazione adottata dalla CONSOB con la maggioranza prevista dal
nono comma dell'articolo 1 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito
dalla legge 7giugno 1974, n. 216, e successive modificazioni.
4-duodecies. Al fine di assicurare un efficiente e stabile assetto funzionale
ed organizzativo della CONSOB, i dipendenti, assunti con contratto a tempo
determinato, che alla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto siano in servizio,possono essere inquadrati in ruolo,
in qualifica corrispondente a quella presa a riferimento nel contratto,
mediante apposito esame-colloquio, tenuto da una Commissione presieduta
dal Presidente o da un Commissario della CONSOB e composta da due docenti
universitari o esperti nelle materie di competenza istituzionale della
CONSOB. L'esame-colloquio e' svolto nei sei mesi precedenti la scadenza
dei contratti dei dipendenti interessati.
4-terdecies. Gli oneri finanziari derivanti dall'applicazione dei commi
4-undecies e 4-duodecies sono coperti secondo i criteri e le procedure
e con le risorse previste dall'articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre
1994, n. 724";
5 - 8. (Soppressi).
Art. 2-bis.
(Misure relative all'attuazione della programmazione cofinanziata dall'Unione
europea per il periodo 2005-2006).
1. Al fine di assicurare l'integrale utilizzo delle risorse comunitarie
relative al Programma operativo nazionale "Azioni di sistema" 2000-2006
a titolarita' del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a supporto
dei programmi operativi delle regioni dell'obiettivo 3, di cui al regolamento
(CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, il fondo di rotazione
di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, e' autorizzato
ad anticipare, nei limiti delle risorse disponibili, su richiesta del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali - Direzione generale per le politiche
per l'orientamento e la formazione, le quote dei contributi comunitari
e statali previste per il periodo 2005-2006.
2. Per il reintegro delle somme anticipate dal fondo ai sensi del comma
1, si provvede, per la parte comunitaria, con imputazione agli accrediti
disposti dall'Unione europea a titolo di rimborso delle spese effettivamente
sostenute e, per la parte statale, con imputazione agli stanziamenti autorizzati
in favore dei medesimi programmi nell'ambito delle procedure previste dalla
citata legge n. 183 del 1987.
Capo II
SEMPLIFICAZIONE DELLA REGOLAMENTAZIONE
Art. 3.
(Semplificazione amministrativa)
1. L'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e' sostituito dal
seguente: "Art. 19. (Dichiarazione di inizio attivita).
1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva,
permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni
in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attivita' imprenditoriale,
commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento
dei requisiti e presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto
generale e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici
strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi,
con la sola esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte
alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'amministrazione
della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti
concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco,
alla tutela della salute e della pubblica incolumita', del patrimonio culturale
e paesaggistico e dell'ambiente, nonche' degli atti imposti dalla normativa
comunitaria, e' sostituito da una dichiarazione dell'interessato corredata,
anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni e delle attestazioni
normativamente richieste. L'amministrazione competente puo' richiedere
informazioni o certificazioni relative a fatti, stati o qualita' soltanto
qualora non siano attestati in documenti gia' in possesso dell'amministrazione
stessa o non siano direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.
2. L'attivita' oggetto della dichiarazione puo' essere iniziata decorsi
trenta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione all'amministrazione
competente. Contestualmente all'inizio dell'attivita', l'interessato ne
da' comunicazione all'amministrazione competente.
3. L'amministrazione competente, in caso di accertata carenza delle
condizioni, modalita' e fatti legittimanti, nel termine di trenta giorni
dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, adotta motivati
provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione
dei suoi effetti, salvo che, ove cio' sia possibile, l'interessato provveda
a conformare alla normativa vigente detta attivita' ed i suoi effetti entro
un termine fissato dall'amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta
giorni. E` fatto comunque salvo il potere dell'amministrazione competente
di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli
21-quinquies e 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede l'acquisizione
di pareri di organi o enti appositi, il termine per l'adozione dei provvedimenti
di divieto di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi effetti
sono sospesi, fino all'acquisizione dei pareri, fino a un massimo di trenta
giorni, scaduti i quali l'amministrazione puo' adottare i propri provvedimenti
indipendentemente dall'acquisizione del parere. Della sospensione e' data
comunicazione all'interessato.
4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che prevedono termini
diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 per l'inizio dell'attivita' e per
l'adozione da parte dell'amministrazione competente di provvedimenti di
divieto di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi effetti.
5. Ogni controversia relativa all'applicazione dei commi 1, 2 e 3 e'
devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo".
2. La prima registrazione dei veicoli nel pubblico registro automobilistico
(P.R.A.) puo' anche essere effettuata per istanza dell'acquirente, attraverso
lo Sportello telematico dell'automobilista (STA) di cui all'articolo 2
del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre
2000, n. 358, con le modalita' di cui all'articolo 38, comma 3, del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.
445.
3. Alla rubrica dell'articolo 8 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n 358, sono soppresse le
seguenti parole: "e dichiarazione sostitutiva"; i commi 3-bis, 3-ter, 3-quater
e 3-quinquies del medesimo articolo 8, nonche' l'allegato 1 del citato
regolamento, sono abrogati.
4. In tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi
ad oggetto l'alienazione di beni mobili registrati e rimorchi di valore
non superiore a 25.000 euro o la costituzione di diritti di garanzia sui
medesimi e' necessaria l'autenticazione della relativa sottoscrizione,
essa puo' essere effettuata gratuitamente anche dai funzionari del Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, dai funzionari e dai titolari degli
Sportelli telematici dell'automobilista di cui all'articolo 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358, nonche' dai
funzionari dell'Automobile Club d'Italia competenti.
5. Con decreto di natura non regolamentare adottato dalla Presidenza
del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della funzione pubblica, di concerto
con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministero
dell'economia e delle finanze, con il Ministero della giustizia e con il
Ministero dell'interno, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono disciplinate le
concrete modalita' applicative dell'attivita' di cui al comma 4 da parte
dei soggetti ivi elencati anche ai fini della progressiva attuazione delle
medesime disposizioni.
6. L'eventuale estensione ad altre categorie della possibilita' di svolgere
l'attivita' di cui al comma 4 e' demandata ad un regolamento, adottato
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per
la funzione pubblica, di concerto con il Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti, con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il
Ministro della giustizia e con il Ministro dell'interno, con cui sono altresi'
disciplinati i requisiti necessari, le modalita' di esercizio dell'attivita'
medesima da espletarsi nell'ambito dei rispettivi compiti istituzionali,
e senza oneri a carico della finanza pubblica.
6-bis. L'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, e' sostituito dal seguente:
"Art. 2 (Conclusione del procedimento) - 1. Ove il procedimento consegua
obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio,
la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l'adozione
di un provvedimento espresso.
2. Con uno o piu' regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 17, comma
1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro competente,
di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sono stabiliti i
termini entro i quali i procedimenti di competenza delle amministrazioni
statali devono concludersi, ove non siano direttamente previsti per legge.
Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti,
i termini entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.
I termini sono modulati tenendo conto della loro sostenibilita', sotto
il profilo dell'organizzazione amministrativa, e della natura degli interessi
pubblici tutelati e decorrono dall'inizio di ufficio del procedimento o
dal ricevimento della domanda, se il procedimento e' ad iniziativa di parte.
3. Qualora non si provveda ai sensi del comma 2, il termine e' di novanta
giorni.
4. Nei casi in cui leggi o regolamenti prevedono per l'adozione di
un provvedimento l'acquisizione di valutazioni tecniche di organi o enti
appositi, i termini di cui ai commi 2 e 3 sono sospesi fino all'acquisizione
delle valutazioni tecniche per un periodo massimo comunque non superiore
a novanta giorni. I termini di cui ai commi 2 e 3 possono essere altresi'
sospesi, per una sola volta, per l'acquisizione di informazioni o certificazioni
relative a fatti, stati o qualita' non attestati in documenti gia' in possesso
dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre
pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'articolo 14,
comma 2.
5. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini di cui ai commi
2 o 3, il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo
21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, puo' essere proposto anche
senza necessita' di diffida all'amministrazione inadempiente, fintanto
che perdura l'inadempimento e comunque non oltre un anno dalla scadenza
dei termini di cui ai predetti commi 2 o 3. Il giudice amministrativo puo'
conoscere della fondatezza dell'istanza. E' fatta salva la riproponibilita'
dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti".
6-ter. L'articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, e' sostituito dal seguente:
"Art. 20 (Silenzio assenso). - 1. Fatta salva l'applicazione dell'articolo
19, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti
amministrativi il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento
di accoglimento della domanda, senza necessita' di ulteriori istanze o
diffide, se la medesima amministrazione non comunica all'interessato, nel
termine di cui all'articolo 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego,
ovvero non procede ai sensi del comma 2.
2. L'amministrazione competente puo' indire, entro trenta giorni dalla
presentazione dell'istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi
ai sensi del capo IV, anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive
dei controinteressati.
3. Nei casi in cui il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento
della domanda, l'amministrazione competente puo' assumere determinazioni
in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies.
4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli atti
e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente,
la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e l'immigrazione, la salute
e la pubblica incolumita', ai casi in cui la normativa comunitaria impone
l'adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la legge
qualifica il silenzio dell'amministrazione come rigetto dell'istanza, nonche'
agli atti e procedimenti individuati con uno o piu' decreti del Presidente
del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica,
di concerto con i Ministri competenti.
5. Si applicano gli articoli 2, comma 4, e 10-bis".
6-quater. I regolamenti e le determinazioni di cui al comma 2 dell'articolo
2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dal comma 6-bis del
presente articolo, sono adottati entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
6-quinquies. Continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, emanate
ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, se
non modificate o sostituite dalle disposizioni adottate dal Governo o dagli
enti pubblici nazionali ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge
7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dal comma 6-bis del presente articolo.
6-sexies. Le disposizioni di cui all'articolo 20 della legge 7 agosto
1990, n. 241, come sostituito dal comma 6-ter del presente articolo, non
si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, ferma la facolta' degli interessati
di presentare nuove istanze.
6-septies. Le domande presentate entro centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto si
intendono accolte, senza necessita' di ulteriori istanze o diffide, se
l'amministrazione non comunica all'interessato il provvedimento di diniego
nel termine di centottanta giorni, salvo che, ai sensi della normativa
vigente, sia previsto un termine piu' lungo per la conclusione del procedimento.
Si applica quanto previsto dai commi 2, 3, 4 e 5 dell'articolo 20 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dal comma 6-ter del presente
articolo.
6-octies. Il comma 2 dell'articolo 18 della legge 7 agosto 1990, n.
241, e' sostituito dal seguente:
"2. I documenti attestanti atti, fatti, qualita' e stati soggettivi,
necessari per l'istruttoria del procedimento, sono acquisiti d'ufficio
quando sono in possesso dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti,
istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni. L'amministrazione
procedente puo' richiedere agli interessati i soli elementi necessari per
la ricerca dei documenti".
6-novies. All'articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il
comma 2, e' aggiunto il seguente:
"2-bis. Restano ferme le attribuzioni di vigilanza, prevenzione e controllo
su attivita' soggette ad atti di assenso da parte di pubbliche amministrazioni
previste da leggi vigenti, anche se e' stato dato inizio all'attivita'
ai sensi degli articoli 19 e 20".
6-decies. Al comma 5 dell'articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n.
241, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le controversie relative
all'accesso ai documenti amministrativi sono attribuite alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo".
6-undecies. All'articolo 16, comma 3, della legge 29 dicembre 1993,
n. 580, le parole: "una sola volta" sono sostituite dalle seguenti: "due
sole volte".
6-duodecies. Per lo svolgimento delle attivita' di propria competenza,
il Ministro per la funzione pubblica si avvale di una Commissione istituita
fino al 31 dicembre 2007 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Dipartimento della funzione pubblica, presieduta dal Ministro o da un
suo delegato e composta dal Capo del Dipartimento degli affari giuridici
e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni
di vice presidente, e da un numero massimo di venti componenti scelti fra
professori universitari, magistrati amministrativi, contabili ed ordinari,
avvocati dello Stato, funzionari parlamentari, avvocati del libero foro
con almeno quindici anni di iscrizione all'albo professionale, dirigenti
delle amministrazioni pubbliche ed esperti di elevata professionalita'
. Se appartenenti ai ruoli delle pubbliche amministrazioni, gli esperti
possono essere collocati in aspettativa o fuori ruolo, secondo le norme
ed i criteri dei rispettivi ordinamenti. La Commissione e' assistita da
una segreteria tecnica. Il contingente di personale da collocare fuori
ruolo ai sensi del presente comma non puo' superare le dieci unita'.
6-terdecies. La nomina dei componenti della Commissione e della segreteria
tecnica di cui al comma 6-duodecies e' disposta con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri o del Ministro per la funzione pubblica da lui
delegato, che ne disciplina altresi' l'organizzazione e il funzionamento.
Nei limiti dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 6-quaterdecies,
con successivo decreto dello stesso Ministro, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i compensi spettanti ai predetti
componenti. 6-quaterdecies. Per l'attuazione dei commi 6-duodecies e 6-terdecies
e' autorizzata la spesa massima di 750.000 euro per l'anno 2005, di 1.500.000
euro per l'anno 2006 e di 1.500.000 euro per l'anno 2007. Al relativo onere
si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa
di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, come determinata
dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Il Ministro dell'economia
e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.
6-quinquiesdecies. Al comma 8 dell'articolo 50 del decreto-legge 30
settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326, dopo le parole: "al Ministero dell'economia e delle finanze"
sono inserite le seguenti: ", entro il giorno 10 del mese successivo a
quello di utilizzazione della ricetta medica, anche per il tramite delle
associazioni di categoria e di soggetti terzi a tal fine individuati dalle
strutture di erogazione dei servizi sanitari".
Art. 4.
(Modificazioni alla legge 30 dicembre 2004, n. 311 e alla legge 27
dicembre 2002, n. 289)
1. Nell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 82 e' abrogato;
a-bis) al comma 180, dopo le parole: "commi 174 e 176", sono inserite
le seguenti: "nonche' in caso di mancato adempimento per gli anni 2004
e precedenti";
a-ter) al comma 209, nell'ultimo periodo, dopo le parole: "con decreto
di natura non regolamentare del Ministro delle attivita' produttive" sono
inserite le seguenti: "e del Ministro per l'innovazione e le tecnologie";
a-quater) al primo periodo del comma 262 le parole: "22 milioni di
euro" sono sostituite dalle seguenti: "36 milioni di euro" e le parole:
"36 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti: "22 milioni di euro";
b) al comma 344 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le predette
disposizioni, e quelle contenute nel comma 345, si applicano a decorrere
dalla data indicata nel decreto di approvazione del modello per la comunicazione
previsto dal presente comma";
c) al comma 362, dopo le parole: "in conto residui" sono inserite le
seguenti: "e quelle relative a residui passivi perenti";
c-bis) al comma 374, lettera d), e' aggiunto il seguente periodo: "Nel
caso di versamento effettuato con modalita' telematiche, l'Agenzia o il
soggetto da essa incaricato devono riversare alla sezione di tesoreria
provinciale dello Stato i tributi dovuti entro il terzo giorno lavorativo
successivo a quello di riscossione";
c-ter) al comma 426, secondo periodo, le parole da: "irregolarita"
a: "20 novembre 2004" sono sostituite dalle seguenti: "responsabilita'
amministrative derivanti dall'attivita' svolta fino al 20 novembre 2004";
c-quater) dopo il comma 426 e' inserito il seguente:
"426-bis. Per effetto dell'esercizio della facolta' prevista dal comma
426, le irregolarita' compiute nell'esercizio dell'attivita' di riscossione
non determinano il diniego del diritto al rimborso o del discarico per
inesigibilita' delle quote iscritte a ruolo o delle definizioni automatiche
delle stesse e, fermi restando gli effetti delle predette definizioni,
le comunicazioni di inesigibilita' relative ai ruoli consegnati entro il
30 ottobre 2003 ed ancora in carico alla data del 20 novembre 2004 sono
presentate entro il 30 ottobre 2006; per tali comunicazioni il termine
previsto dall'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 1999,
n. 112, decorre dal 1o novembre 2006.";
c-quinquies) il comma 471 e' sostituito dal seguente:
"471. A decorrere dal 1o gennaio 2005, per i contribuenti individuati
con regolamenti di cui ai decreti del Ministro delle finanze 24 ottobre
2000, n. 370, e 24 ottobre 2000, n. 366, che nell'anno solare precedente
hanno versato imposta sul valore aggiunto per un ammontare superiore a
due milioni di euro, l'acconto di cui al comma 2 dell'articolo 6 della
legge 29 dicembre 1990, n. 405, e' pari al 97 per cento di un importo corrispondente
alla media dei versamenti trimestrali eseguiti o che avrebbero dovuto essere
eseguiti per i precedenti trimestri dell'anno in corso";
c-sexies) al comma 534, dopo le parole: "amministrazioni regionali"
sono inserite le seguenti: "della Federazione Italiana Gioco Calcio"; d)
il comma 540 e' abrogato.
1-bis. All'articolo 26, comma 5, alinea, primo periodo, della legge
27 dicembre 2002, n. 289, dopo la parola: "Stato" sono aggiunte le seguenti:
"fatto salvo quanto previsto dalla legge 29 luglio 1991, n. 243, e dall'articolo
2, comma 5, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 27
gennaio 1998, n. 25".
Art. 4-bis.
(Trasferimenti erariali alle regioni)
1. All'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000,
n. 56, le parole: "a decorrere dal 1° gennaio 2005" sono sostituite
dalle seguenti: "a decorrere dal 1° gennaio 2006".
2. Il comma 2 dell'articolo 6 del decreto legislativo 18 febbraio 2000,
n. 56, e' sostituito dal seguente:
"2. Le aliquote e compartecipazioni definitive di cui all'articolo
5, comma 3, sono rideterminate, a decorrere dal 1o gennaio 2006, esclusivamente
al fine di assicurare la copertura degli oneri connessi alle funzioni attribuite
alle regioni a statuto ordinario di cui al comma 1".
3. All'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1o marzo 2005, n. 26, le parole:
"Entro il 30 aprile 2005" sono sostituite dalle seguenti: "Entro il 30
settembre 2005".
Art. 4-ter.
(Indicazione del codice fiscale nelle distinte di versamento in Tesoreria)
1. Gli enti pubblici di cui alle tabelle A e B annesse alla legge 29
ottobre 1984, n. 720, che, ai sensi delle vigenti disposizioni, effettuano
il versamento diretto dei tributi in Tesoreria, sono tenuti ad indicare
nelle relative distinte, ovvero sui titoli di spesa, il proprio codice
fiscale; in mancanza di tale indicazione, le Tesorerie non possono accettare
il versamento presso i propri sportelli.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai versamenti
affluiti sui conti correnti postali delle Tesorerie.
Capo III
POTENZIAMENTO DELLA RETE INFRASTRUTTURALE
Art. 5.
(Interventi per lo sviluppo infrastrutturale)
1. Per le finalita' di accelerazione della spesa in conto capitale di
cui al comma 1 dell'art. 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, come
modificato dall'art. 4, comma 130, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,
il CIPE, utilizzando anche le risorse rese disponibili per effetto delle
modifiche dell'art. 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, finanzia
prioritariamente gli interventi inclusi nel programma per le infrastrutture
strategiche di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, selezionati secondo
i principi adottati dalla delibera CIPE n. 21/2004 del 29 settembre 2004,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 275 del 23 novembre 2004.
2. Il CIPE destina una quota del Fondo per le aree sottoutilizzate di
cui agli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al finanziamento
di interventi che, in coerenza con le priorita' strategiche e i criteri
di selezione previsti dalla programmazione comunitaria per le aree urbane,
consentano di riqualificare e migliorare la dotazione di infrastrutture
materiali e immateriali delle citta' e delle aree metropolitane in grado
di accrescerne le potenzialita' competitive.
3. L'individuazione degli interventi strategici di cui al comma 2 e'
effettuata, valorizzando la capacita' propositiva dei comuni, sulla base
dei criteri e delle intese raggiunte dai Ministeri dell'economia e delle
finanze e delle infrastrutture e dei trasporti, da tutte le regioni interessate,
da rappresentanti dei Comuni e dal partenariato istituzionale ed economico-sociale
a livello nazionale, come previsto dal punto 1.1 della delibera CIPE n.
20/2004 del 29 settembre 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265
dell'11 novembre 2004.
4. Per la realizzazione di infrastrutture con modalita' di project financing
possono essere destinate anche le risorse costituenti investimenti immobiliari
degli enti previdenziali pubblici.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, possono essere dichiarati
interventi infrastrutturali strategici e urgenti, ai sensi dell'art. 1
della legge 21 dicembre 2001, n. 443, e delle disposizioni del presente
articolo, le opere ed i lavori previsti nell'ambito delle concessioni autostradali
gia' assentite, anche se non inclusi nel primo programma delle infrastrutture
strategiche, approvato dal CIPE con la delibera n. 121/2001 del 21 dicembre
2001, pubblicata nel supplemento ordinario nella Gazzetta Ufficiale n.
51 del 21 marzo 2002, la cui realizzazione o il cui completamento sono
indispensabili per lo sviluppo economico del Paese.
6. Per le opere ed i lavori di cui al comma 5, le stazioni appaltanti
procedono alla realizzazione applicando la normativa comunitaria in materia
di appalti di lavori pubblici e, anche soltanto per quanto concerne le
procedure approvative ed autorizzative dei progetti qualora dalle medesime
stazioni appaltanti, previo parere dei commissari straordinari ove nominati,
ritenuto eventualmente piu' opportuno, le disposizioni di cui alla legge
21 dicembre 2001, n. 443. Sono fatti salvi, relativamente alle opere stesse,
gli atti ed i provvedimenti gia' formati o assunti, ed i procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore del presente decreto che le stazioni
appaltanti, previo parere dei commissari straordinari ove nominati, ritengano
eventualmente piu' opportuno, ai fini della celere realizzazione dell'opera
proseguire e concludere in luogo dell'avviare un nuovo procedimento ai
sensi del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190.
7. Per le opere di cui al comma 5 si puo' procedere alla nomina di un
Commissario straordinario al quale vengono conferiti i poteri di cui all'art.
13 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, e successive modificazioni. I Commissari
straordinari sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri, sentito il Presidente della regione interessata, su proposta
del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tra soggetti in possesso
di specifica professionalita', competenza ed esperienza maturata nel settore
specifico della realizzazione di opere pubbliche, provvedendo contestualmente
alla conferma o alla sostituzione dei Commissari straordinari eventualmente
gia' nominati.
8. I Commissari straordinari seguono l'andamento delle opere, svolgono
le funzioni di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 2, comma 5,
del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190. Essi esercitano i poteri
loro attribuiti ai sensi del presente articolo qualora le procedure ordinarie
subiscano rallentamenti, ritardi o impedimenti di qualsiasi natura e genere,
o comunque si verifichino circostanze tali da determinare rallentamenti,
ritardi o impedimenti per la realizzazione delle opere o nella fase di
esecuzione delle stesse, dandone comunicazione al Presidente del Consiglio
dei Ministri ed al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
9. E' fatta salva l'applicazione dell'articolo 13, comma 4-bis, del
citato decreto-legge n. 67 del 1997 e successive modificazioni.
10. Gli enti preposti al rilascio delle ulteriori autorizzazioni e dei
permessi necessari alla realizzazione o al potenziamento dei terminali
di rigassificazione in possesso di concessione rilasciata ai sensi delle
norme vigenti o autorizzati ai sensi dell'art. 8 della legge 24 novembre
2000, n. 340, e dichiarati infrastrutture strategiche nel settore gas naturale
ai sensi della legge 21 dicembre 2001, n. 443, sono tenuti ad esprimersi
entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di inerzia o di ingiustificato
ritardo, il Ministero delle attivita' produttive, nell'ambito dei propri
compiti istituzionali e con le ordinarie risorse di bilancio, provvede
senza necessita' di diffida alla nomina di un commissario ad acta per gli
adempimenti di competenza.
11. Nell'esercizio dei poteri e compiti ai medesimi attribuiti ai sensi
del presente articolo, i Commissari straordinari provvedono, nel limite
dell'importo approvato per l'opera dai soggetti competenti alla relativa
realizzazione, anche in deroga alla normativa vigente nel rispetto dei
principi generali dell'ordinamento e della normativa comunitaria.
12. Nei casi di risoluzione del contratto di appalto disposta dalla
stazione appaltante ai sensi degli articoli 118, 119 e 120 del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n.
554, l'appaltatore deve provvedere al ripiegamento dei cantieri gia' allestiti
e allo sgombero delle aree di lavoro e relative pertinenze nel termine
a tale fine assegnato dalla stessa stazione appaltante; in caso di mancato
rispetto del termine assegnato, la stazione appaltante provvede d'ufficio
addebitando all'appaltatore i relativi oneri e spese. La stazione appaltante,
in alternativa alla esecuzione di eventuali provvedimenti giurisdizionali
cautelari, possessori o d'urgenza comunque denominati che inibiscano o
ritardino il ripiegamento dei cantieri o lo sgombero delle aree di lavoro
e relative pertinenze, puo' depositare cauzione in conto vincolato a favore
dell'appaltatore o prestare fideiussione bancaria o polizza assicurativa
con le modalita' di cui all'articolo 30, comma 2-bis, della legge 11 febbraio
1994, n. 109, pari all'uno per cento del valore del contratto. Resta fermo
il diritto dell'appaltatore di agire per il risarcimento dei danni.
12-bis. In deroga al comma 1-ter dell'articolo 10 della legge 11 febbraio
1994, n. 109, le stazioni appaltanti, in caso di fallimento dell'appaltatore
o di risoluzione del contratto per grave inadempimento del medesimo, possono
interpellare progressivamente i soggetti che hanno partecipato alla originaria
procedura di gara, risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare
un nuovo contratto per l'affidamento del completamento dei lavori. Si procede
all'interpello a partire dal soggetto che ha formulato la prima migliore
offerta, escluso l'originario aggiudicatario.
12-ter. L'affidamento avviene alle medesime condizioni economiche gia'
proposte in sede di offerta dal soggetto progressivamente interpellato,
sino al quinto migliore offerente in sede di gara.
12-quater. In caso di fallimento o di indisponibilita' di tutti i soggetti
interpellati ai sensi dei commi 12-bis e 12-ter, le stazioni appaltanti
possono procedere all'affidamento del completamento dei lavori mediante
procedura negoziata senza pubblicazione di bando, in deroga alla normativa
vigente, ivi inclusi gli articoli 2, 10, commi 1-ter e 1-quater, 19, 20,
21, 23, 24 e 29 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni,
nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa comunitaria.
L'affidamento con procedura negoziata avviene mediante gara informale,
sulla base del progetto originario eventualmente modificato o integrato
per effetto di varianti che si fossero rese nel frattempo necessarie, alla
quale devono essere invitati almeno dieci concorrenti. Si applicano le
disposizioni di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 20
agosto 2002 n. 190.
12-quinquies. Qualora il fallimento dell'appaltatore o la risoluzione
del contratto per grave inadempimento del medesimo intervenga allorche'
i lavori siano gia' stati realizzati per una percentuale non inferiore
al 70 per cento, e l'importo netto residuo dei lavori non superi i tre
milioni di euro, le stazioni appaltanti possono procedere all'affidamento
del completamento dei lavori direttamente mediante la procedura negoziata
senza pubblicazione di bando di cui al comma 12-quater.
13. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stabiliti
i criteri per la corresponsione dei compensi spettanti ai Commissari straordinari
di cui al comma 7. Alla corrispondente spesa si fara' fronte utilizzando
i fondi stanziati per le opere di cui al comma 5.
14. Per la ricostruzione, riconversione e bonifica dell'area delle acciaierie
di Genova-Cornigliano, in coerenza con quanto previsto dall'art. 53 della
legge 28 dicembre 2001, n. 448, e' autorizzata la concessione di contributi
in favore dei soggetti competenti, a carico del Fondo per gli interventi
straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai
sensi dell'articolo 32-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, che
viene a tale fine integrato dell'importo annuo di 5 milioni di euro per
quindici anni a decorrere dall'anno 2005.
15. I vincoli totali o parziali delle riserve idriche disposti in attuazione
del piano regolatore generale degli acquedotti, di competenza statale ai
sensi delle vigenti disposizioni, sono prorogati fino all'aggiornamento
dello stesso piano regolatore ai sensi della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
16. Il contributo di 10 milioni di euro di cui all'articolo 83, comma
1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, puo' essere utilizzato anche per
la realizzazione di incubatori per imprese produttive.
16-bis. I limiti di impegno iscritti nel bilancio dello Stato in relazione
a specifiche disposizioni legislative concernenti lo sviluppo dei progetti
di cui all'articolo 3, primo comma, lettera a), della legge 24 dicembre
1985, n. 808, e di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge
11 maggio 1999, n. 140, sono utilizzati secondo le specifiche disposizioni
recate dall'articolo 4, comma 177, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,
e successive modificazioni.
16-ter. All'articolo 6 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, dopo
il comma 24, e' aggiunto il seguente:
"24-bis. La SACE S.p.a. puo' destinare propri beni e rapporti giuridici
al soddisfacimento dei diritti dei portatori dei titoli da essa emessi.
Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo
5, commi 18 e 24. Alle operazioni di raccolta effettuate dalla SACE S.p.a.
ai sensi del presente comma, non si applicano gli articoli da 2410 a 2420
del codice civile. Per ciascuna emissione di titoli puo' essere nominato
un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli
interessi e in loro rappresentanza esclusiva esercita i poteri stabiliti
in sede di nomina e approva le modificazioni delle condizioni delle operazioni".
16-quater. Il comma 5 dell'articolo 2 della legge 30 dicembre 2004,
n. 312, e' abrogato.
16-quinquies. Il secondo periodo del comma 3 dell'articolo 7-vicies
quater, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni,
dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e' soppresso.
16-sexies. All'articolo 32 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, il
comma 2 e' sostituito dai seguenti:
"2. Ai giudizi arbitrali si applicano le disposizioni del codice di
procedura civile, salvo quanto previsto all'articolo 9, comma 4, del regolamento
di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 dicembre 2000, n.
398, nonche' l'obbligo di applicazione da parte del collegio arbitrale
delle tariffe di cui all'allegato al predetto regolamento.
2-bis. All'atto del deposito del lodo va corrisposta, a cura degli
arbitri, una somma pari all'uno per diecimila del valore della relativa
controversia.
2-ter. In caso di mancato accordo per la nomina del terzo arbitro,
ad iniziativa della parte piu' diligente, provvede la Camera arbitrale,
scegliendolo nell'albo previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554. Ai giudizi costituiti ai sensi
del presente comma si applicano le norme di procedura di cui al citato
decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 dicembre 2000, n. 398".
16-septies. Sono fatte salve le procedure arbitrali definite o anche
solo introdotte alla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto, purche' risultino rispettate le disposizioni relative
all'arbitrato contenute nel codice di procedura civile o nell'articolo
32 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, come modificato dal comma 16-sexies
del presente articolo.
Art. 5-bis.
(Incentivazione della logistica)
1. Nell'ambito degli strumenti finanziari a disposizione, il CIPE finanzia
prioritariamente le misure necessarie per garantire la realizzazione di
un adeguato sistema di servizi intersettoriali ed intermodali per l'integrazione
delle infrastrutture materiali del Paese con sistemi tecnologici e di conoscenze,
in funzione dello sviluppo del sistema logistico nazionale.
2. Per lo sviluppo di efficaci strumenti a sostegno della incentivazione
di un sistema nazionale della logistica, anche a valere sulle risorse del
Fondo rotativo di cui all'art. 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004,
n. 311, nel rispetto di quanto previsto dal comma 361 del citato art. 1,
e' prevista prioritariamente la realizzazione di piattaforme tecnologiche
e logistiche al servizio della piccola e media impresa, localizzate in
aree strategiche per lo sviluppo del sistema logistico nazionale, partendo
dalle aree sottoutilizzate.
3. Nell'ambito degli interventi previsti ai sensi del comma 2, sono
adottate le misure necessarie a garantire la rivalutazione del sistema
portuale delle aree sottoutilizzate e il sostegno al trasporto ferroviario
e all'intermodalita', con l'adeguata offerta dei servizi necessari per
la realizzazione di una rete logistica ed intermodale interconnessa.
4. Per la definizione di adeguati procedimenti amministrativi in grado
di rendere piu' efficiente lo stoccaggio, la manipolazione e la distribuzione
delle merci, in coerenza con le esigenze di un sistema integrato di logistica
ed intermodalita', con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
sono ridefinite le relative procedure amministrative, ferme restando le
vigenti disposizioni in materia di servizi di polizia doganale, nel rispetto
degli obiettivi di massima semplificazione, efficacia ed efficienza, nonche'
utilizzo di tecnologie informatiche.
Capo IV
AUMENTO E RAZIONALIZZAZIONE DEGLI INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO
Art. 6.
(Destinazione di quota parte del Fondo rotativo per investimenti in
ricerca svolti congiuntamente da imprese e universita' o enti pubblici
di ricerca e per altre finalita' di pubblico interesse)
1. Al fine di favorire la crescita del sistema produttivo nazionale
e di rafforzare le azioni dirette a promuovere un'economia basata sulla
conoscenza, una quota pari ad almeno il trenta per cento del Fondo rotativo
per il sostegno alle imprese, di cui all'articolo 1, comma 354, della legge
30 dicembre 2004, n. 311, nel rispetto di quanto previsto dal comma 361
del citato articolo 1, e' destinata al sostegno di attivita', programmi
e progetti strategici di ricerca e sviluppo delle imprese da realizzare
anche congiuntamente a soggetti della ricerca pubblica, ivi compresi l'Istituto
superiore di sanita', l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza
del lavoro e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS)
pubblici e privati, nonche' gli IRCCS trasformati in fondazioni ai sensi
del decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288.
2. Gli obiettivi specifici della quota di cui al comma 1 sono parte
della proposta di Programma nazionale della ricerca e dei suoi aggiornamenti
che il CIPE approva annualmente su proposta del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, di concerto con il Ministro delle attivita'
produttive, nei limiti delle finalita' di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo
2, comma 1, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204
3. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 354, dopo le parole: "sostegno alle imprese" sono inserite
le seguenti: "e gli investimenti in ricerca", e, al secondo periodo, dopo
le parole: "alle imprese" sono inserite le seguenti: ", anche associate
in appositi organismi, anche cooperativi, costituiti o promossi dalle associazioni
imprenditoriali e dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,";
b) al comma 355, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ai fini
dell'individuazione degli interventi ammessi al finanziamento sono considerati
prioritariamente i seguenti progetti di investimento:
a) interventi finalizzati ad innovazioni, attraverso le tecnologie
digitali, di prodotti, servizi e processi aziendali, su proposta del Ministro
per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro delle attivita'
produttive;
b) programmi di innovazione ecocompatibile finalizzati al risparmio
energetico secondo le specifiche previste dalla disciplina comunitaria
degli aiuti di Stato per la tutela ambientale, di cui alla comunicazione
della Commissione europea 2001/C 37/03, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita' europee n. C/37 del 3 febbraio 2001, su proposta del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro
delle attivita' produttive;
c) realizzazione dei corridoi multimodali transeuropei n. 5, n. 8 e
n. 10 e connesse bretelle di collegamento, nonche' delle reti infrastrutturali
marittime, logistiche ed energetiche comunque ad essi collegate".
4. Le risorse finanziarie di cui al comma 1, sono destinate prioritariamente
ai seguenti obiettivi:
a) favorire la realizzazione di programmi strategici di ricerca, che
coinvolgano prioritariamente imprese, universita' ed enti pubblici di ricerca,
a sostegno sia della produttivita' dei settori industriali a maggiore capacita'
di esportazione o ad alto contenuto tecnologico, sia della attrazione di
investimenti dall'estero e che comprendano attivita' di formazione per
almeno il dieci per cento delle risorse;
b) favorire la realizzazione o il potenziamento di distretti tecnologici,
da sostenere congiuntamente con le regioni e gli altri enti nazionali e
territoriali;
c) stimolare gli investimenti in ricerca delle imprese, con particolare
riferimento alle imprese di piccola e media dimensione, per il sostegno
di progetti di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo proposti dalle
imprese stesse.
5. Il CIPE, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'universita'
e della ricerca, di concerto con il Ministro delle attivita' produttive,
puo' riservare una quota delle risorse del fondo di cui all'articolo 61
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al finanziamento di nuove iniziative
realizzate ai sensi del Titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000,
n. 185, per l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali ad elevato contenuto
tecnologico nell'ambito dei distretti tecnologici. Nella medesima delibera
il CIPE definisce le caratteristiche delle iniziative beneficiarie dell'intervento
e i requisiti soggettivi dei soci delle imprese proponenti, anche al fine
di promuovere interscambi tra mondo della ricerca e imprese, nonche' le
modalita' di accesso preferenziale ai benefici di cui al decreto legislativo
27 luglio 1999, n. 297.
6. Al fine di garantire la massima efficacia degli interventi di cui
al presente articolo, le convenzioni stipulate dal Ministero dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca con gli istituti bancari per la gestione
degli interventi di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297,
nonche' quelle stipulate dal Ministero delle attivita' produttive con gli
istituti bancari per la gestione degli interventi di cui all'articolo 14
della legge 17 febbraio 1982, n. 46, e successive modificazioni, possono
essere prorogate, dalla data di scadenza delle convenzioni stesse, per
un periodo di tempo non superiore all'originaria durata contrattuale, a
condizione che sia convenuta una riduzione del corrispettivo pari ad almeno
il venti per cento.
6-bis. Il provvedimento di revoca delle agevolazioni disposte dal Ministero
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca in materia di incentivi
alle imprese costituisce titolo per l'iscrizione a ruolo, ai sensi del
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, degli importi corrispondenti,
degli interessi e delle sanzioni. 7. Il fondo di cui all'articolo 4, comma
100, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, finalizzato alla costituzione
di garanzie sul rimborso dei prestiti fiduciari, nonche' alla corresponsione
agli studenti meritevoli e privi di mezzi di contributi in conto interessi
sui prestiti stessi, e' ripartito tra le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita'
e della ricerca sulla base dei criteri ed indirizzi definiti d'intesa con
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano
8. Al fine di promuovere e coordinare gli interventi per rafforzare
l'innovazione e la produttivita' dei distretti e dei settori produttivi,
il CIPE, senza nuovi e maggiori oneri per il bilancio dello Stato, si costituisce
in Comitato per lo sviluppo che si avvale delle strutture del proprio decreto,
le modalita' semplificate di funzionamento del Comitato, anche in deroga
all'articolo 3 del vigente regolamento interno del CIPE, approvato con
delibera n. 63 del 9 luglio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
199 del 27 agosto 1998.
9. Il predetto Comitato, sulla base di una diagnosi delle tendenze e
delle prospettive dei diversi settori produttivi anche a livello territoriale,
individua, previa consultazione delle parti sociali, su proposta dei Ministri
delle attivita' produttive, per lo sviluppo e la coesione territoriale,
delle politiche agricole e forestali, dell'istruzione, dell'universita'
e della ricerca, per l'innovazione e le tecnologie, dell'economia e delle
finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e delle comunicazioni,
le priorita' e la tempistica degli interventi settoriali, indirizza e coordina
tali interventi, sia attraverso gli incentivi esistenti, il loro eventuale
riordino e la proposta di eventuali nuovi incentivi, sia attraverso interventi
in infrastrutture materiali e immateriali, o altre forme, anche facendo
ricorso alle modalita' previste dall'articolo 2, comma 206, della legge
23 dicembre 1996, n. 662.
10. Il Comitato, inoltre, al fine di promuovere il trasferimento tecnologico
e di rafforzare l'innovazione e la produttivita' delle imprese che, anche
in collaborazione con le associazioni imprenditoriali e le Camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, si associano con universita', centri
di ricerca, e istituti di istruzione e formazione promuove, d'intesa con
le Regioni interessate, la predisposizione e l'attuazione di progetti di
sviluppo innovativo dei distretti produttivi e tecnologici, facendo ricorso
alle modalita' previste dall'articolo 2, comma 206, della citata legge
n. 662 del 1996.
11. Al fine di dare attuazione a quanto previsto ai commi 9 e 10, il
Comitato orienta e coordina strumenti e risorse finanziarie iscritte in
bilancio a legislazione vigente e per i quali sussiste apposito stanziamento
di bilancio e fa ricorso, secondo i criteri stabiliti dal CIPE e nei limiti
delle finalita' del Fondo stesso, alle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate,
di cui agli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e del
Fondo rotativo di cui all'articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre
2004, n. 311.
12. Al fine di coordinare e sviluppare le iniziative per accrescere
l'attrazione di investimenti e persone di alta qualifica nel Paese, con
particolare attenzione alle aree sottoutilizzate, il CIPE si costituisce
in Comitato per l'attrazione delle risorse in Italia senza oneri aggiuntivi
per la finanza pubblica, avvalendosi delle proprie strutture. Il Presidente
del Consiglio dei Ministri stabilisce con proprio decreto le modalita'
semplificate di funzionamento del Comitato, anche in deroga all'articolo
3 del vigente regolamento interno del CIPE, approvato con delibera n. 63
del 9 luglio 1998.
13. Per l'attrazione degli investimenti, il predetto Comitato definisce
la strategia e fissa gli obiettivi generali che saranno attuati da Sviluppo
Italia S.p.a. che svolge le funzioni di agenzia nazionale per l'attrazione
degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, facendo in particolare ricorso
al contratto di localizzazione, di cui alle delibere CIPE n. 130/02 del
19 dicembre 2002, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 6 maggio
2003 e n. 16/03 del 9 maggio 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 156 dell'8 luglio 2003. Per l'attrazione di professionalita' di alta
qualifica, Sviluppo Italia S.p.a. puo' operare in convenzione con le universita',
le associazioni imprenditoriali e le camere di commercio.
14. Il CIPE stabilisce annualmente le risorse del Fondo per le aree
sottoutilizzate, di cui agli articoli 60 e 61 della legge n. 289 del 2002,
destinate al finanziamento del contratto di localizzazione e in generale
dell'intervento di Sviluppo Italia per l'attrazione degli investimenti.
14-bis. Il Presidente del Consiglio dei Ministri trasmette al Parlamento
una relazione semestrale sulle decisioni assunte dal CIPE ai sensi del
presente articolo e sul loro stato di attuazione.
Art. 6-bis.
(Disposizioni per l'incentivazione e lo sviluppo dell'industria per
la difesa)
1. Per consentire l'avvio del programma di sviluppo e di acquisizione
delle unita' navali della classe FREMM (fregata europea multimissione)
e delle relative dotazioni operative, e' autorizzata la spesa di 25 milioni
di euro per l'anno 2005, 100 milioni di euro per l'anno 2006 e 275 milioni
di euro per l'anno 2007. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale"
dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per
l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero medesimo; i relativi stanziamenti sono iscritti nell'ambito
delle unita' previsionali di base dello stato di previsione del Ministero
delle attivita' produttive. Per gli anni successivi, ai fini del completamento
del programma, si potra' provvedere ai sensi dell'articolo 11, comma 3,
lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.
Capo V
SVILUPPO DELL'INNOVAZIONE E DELLA DIFFUSIONE DELLE TECNOLOGIE
Art. 7.
(Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali)
1. Gli interventi per la realizzazione delle infrastrutture per la larga
banda di cui al programma approvato con delibera CIPE n. 83/03 del 13 novembre
2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2004, possono
essere realizzati in tutte le aree sottoutilizzate. Il CIPE stabilisce
annualmente le risorse del Fondo aree sottoutilizzate di cui all'articolo
61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, destinate al finanziamento del
citato programma attuato dal Ministero delle comunicazioni per il tramite
della Societa' infrastrutture e telecomunicazioni per l'Italia S.p.a (Infratel
Italia) del gruppo Sviluppo Italia S.p.a. e dalla Presidenza del Consiglio
dei Ministri- Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie per il tramite
della societa' Innovazione Italia S.p.a.
2. Il contributo dello Stato alla fondazione Ugo Bordoni previsto dall'articolo
41, comma 5, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, e' rinnovato, per il triennio
2005 2007 per l'importo di 5.165.000 euro annui. La fondazione invia, entro
il 31 marzo di ogni anno, una relazione al Governo e alle competenti Commissioni
parlamentari nella quale da' conto delle attivita' svolte nell'anno precedente.
3. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il comma 502
e' sostituito dal seguente:
"502. Il Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione
autonoma dei monopoli di Stato, definisce i requisiti tecnici dei sistemi
elettronici di identificazione e controllo degli apparecchi da intrattenimento
di cui all'articolo 110, commi 6 e 7 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, delle schede
di gioco, intese come l'insieme di tutte le componenti hardware e software
del congegno stesso, e dei documenti attestanti il rilascio dei nulla osta
di cui all'articolo 38, commi 3 e 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
tali da assicurarne la controllabilita' a distanza, indipendentemente dal
posizionamento sugli apparecchi e dal materiale che si frappone fra chi
e' preposto alla lettura dei dati e l'apparecchio stesso. I sistemi dovranno
poter garantire l'effettuazione dei controlli anche in forma riservata.
Ad ogni nulla osta dovra' corrispondere almeno un sistema elettronico di
identificazione. Gli eventuali costi di rilascio dei predetti documenti
o sistemi sono a carico dei richiedenti".
3-bis. All'articolo 4, comma 2, della legge 13 dicembre 1989, n. 401,
e' aggiunto il seguente periodo: "La stessa sanzione si applica a chiunque,
in qualsiasi modo, da' pubblicita' in Italia a giochi, scommesse e lotterie,
da chiunque accettate all'estero".
3-ter. La cessione a corrispettivo pari a quello di acquisto di personal
computer di nuova fabbricazione acquistati nello stesso esercizio della
cessione, eventualmente con annessi relativi programmi di funzionamento,
se attuata da imprese o da enti soggetti all'imposta sul reddito delle
societa', in favore di lavoratori dipendenti, non da' luogo, ai fini delle
imposte sul reddito, a presupposto di imponibilita' per reddito in natura.
3-quater. Le pubbliche amministrazioni statali, nei rapporti con i cittadini
e con le imprese, sono tenute a ricevere, nonche' inviare se richiesto,
anche in via telematica, nel rispetto della normativa vigente, la corrispondenza,
i documenti e tutti gli atti relativi ad ogni adempimento amministrativo,
utilizzando all'uopo le risorse finanziarie gia' disponibili per le esigenze
informatiche. L'obbligo di cui al presente comma decorre, per ciascuna
pubblica amministrazione centrale, dalla data stabilita con decreto del
Ministro per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, con il Ministro per la funzione pubblica
e con il Ministro interessato. Dalle disposizioni di cui al presente comma
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Capo VI
RAFFORZAMENTO DELLA BASE PRODUTTIVA
Art. 8.
(Riforma degli incentivi)
1. Al fine di favorire lo sviluppo del mercato del credito nelle aree
sottoutilizzate e, quindi, l'effetto degli incentivi sulla competitivita'
del sistema produttivo, a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, la concessione delle agevolazioni per investimenti in
attivita' produttive disposta ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto-legge
22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
dicembre 1992, n. 488, e successive modificazioni, e dell'articolo 2, comma
203, lettere d), e) ed f), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' attribuita
secondo i seguenti principi:
a) il contributo in conto capitale e' inferiore o uguale al finanziamento
con capitale di credito, composto, per pari importo, da un finanziamento
pubblico agevolato e da un finanziamento bancario ordinario a tasso di
mercato;
b) il CIPE, secondo le modalita' di cui all'articolo 1, comma 356,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, fissa i criteri generali e le modalita'
di erogazione e di rimborso del finanziamento pubblico agevolato;
c) il tasso di interesse da applicare al finanziamento pubblico agevolato
non e' inferiore allo 0,50 per cento annuo;
d) e' previsto l'impegno creditizio dei soggetti che valutano positivamente
le istanze di ammissione agli incentivi e curano il rimborso unitario del
finanziamento pubblico e ordinario, salvo quanto disposto dal comma 4;
e) gli indicatori per la formazione delle graduatorie ove previste
sono limitati nel numero, univocamente rappresentativi dell'obiettivo misurato,
pienamente verificabili e tali, tra l'altro, da premiare il minore ricorso
al contributo in conto capitale.
2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle attivita'
produttive, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e
con il Ministro delle politiche agricole e forestali, per quanto riguardante
le attivita' della filiera agricola, sentita la Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, in conformita' alla vigente normativa di riferimento
sono stabiliti i criteri, le condizioni e le modalita' di attuazione della
disposizione di cui al comma 1, individuando, tra l'altro:
a) le attivita' e le iniziative ammissibili;
b) i limiti minimi e massimi degli investimenti ammissibili;
c) i meccanismi di valutazione delle domande, con le modalita' della
procedura valutativa a graduatoria, ad eccezione della misura di cui all'articolo
2, comma 203, lettera e), della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
d) gli indicatori per la formazione di graduatorie settoriali e territoriali,
secondo i principi di cui al comma 1, lettera e);
e) la misura dell'intervento agevolativo, assicurando che l'intensita'
di aiuto corrispondente sia contenuta nei limiti delle intensita' massime
consentite dalla normativa dell'Unione europea;
f) il rapporto massimo fra contributo in conto capitale e finanziamento
con capitale di credito, entro la soglia di cui al comma 1, lettera a);
g) le modalita' e i contenuti dell'istruttoria delle domande, prevedendo
la stipula di apposite convenzioni, anche con la eventuale modifica di
quelle attualmente in essere, con soggetti in possesso dei necessari requisiti
tecnici, amministrativi e di terzieta'.
3. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 356, lettera
e), della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le disposizioni di cui ai commi
1 e 2 non si applicano alla concessione di incentivi disposta in attuazione
di bandi gia' emessi alla data di entrata in vigore del presente decreto
o a fronte di contratti di programma per i quali il Ministro delle attivita'
produttive, alla stessa data, abbia presentato al CIPE la proposta di adozione
della relativa delibera di approvazione, ai sensi del punto 7.2 della delibera
CIPE n. 26 del 25 luglio 2003 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 215
del 16 settembre 2003.
4. Il finanziamento bancario ordinario e' concesso dai soggetti abilitati
a svolgere l'istruttoria delle richieste di ammissione agli incentivi ovvero
anche da altri soggetti autorizzati all'esercizio dell'attivita' bancaria
ai sensi del testo unico di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993,
n. 385.
5. I finanziamenti pubblici agevolati di cui al comma 1 possono essere
erogati sulla quota del fondo rotativo per il sostegno alle imprese di
cui all'articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, stabilita
con le delibere CIPE di cui al medesimo art. 1, comma 355. Si applica la
disposizione dell'articolo 1, comma 360, della citata legge 30 dicembre
2004, n. 311.
6. Nel primo biennio il CIPE, in attuazione delle disposizioni contenute
negli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive
modificazioni, si conforma all'indirizzo di assegnare per il finanziamento
del contributo in conto capitale, al complesso degli strumenti di cui al
comma 1, una quantita' di risorse in grado di attivare, unitamente con
quelle rivenienti da rinunce e revoche, un volume di investimenti privati
equivalente a quello medio agevolato dagli stessi negli anni 2003 e 2004.
Nella prima fase di attuazione, nel rispetto di tale indirizzo, il CIPE
assicura un trasferimento da incentivi a investimenti pubblici materiali
e immateriali, nelle assegnazioni di nuove risorse in conto capitale, non
inferiore a 750 milioni di euro, da cui consegua una disponibilita', non
inferiore a 225 milioni di euro nel 2005, 355 milioni di euro nel 2006
e 170 milioni di euro nel 2007, da utilizzare a copertura degli interventi
di cui all'articolo 5, comma 1.
7. Al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all'articolo 3, dopo il comma 1, e' aggiunto, in fine, il seguente:
"1-bis. Alle agevolazioni di cui al comma 1 si applicano i massimali
previsti dalla normativa comunitaria per gli investimenti operati da giovani
imprenditori agricoli. Per le iniziative nel settore della produzione agricola
il mutuo agevolato ha una durata, comprensiva del periodo di preammortamento,
non superiore a quindici anni ";
b) all'articolo 5, comma 1, all'articolo 7, comma 1, e all'articolo
11, comma 2, le parole: " composte esclusivamente da soggetti di eta' compresa
tra i 18 ed i 35 anni, ovvero composte prevalentemente da soggetti di eta'
compresa tra i 18 ed i 29 anni " sono sostituite dalle seguenti: " composte
prevalentemente da soggetti di eta' compresa tra i 18 ed i 35 anni ";
c) all'articolo 5, comma 2, all'articolo 7, comma 2, all'articolo 11,
comma 3, e all'articolo 17, comma 1, dopo le parole: " alla data del 1°
gennaio 2000 " sono inserite le seguenti: " ovvero da almeno sei mesi,
all'atto della presentazione della domanda, ";
d) all'articolo 9, comma 1, le parole: " gli agricoltori di eta' compresa
tra i 18 ed i 35 anni " sono sostituite dalle seguenti: " i giovani imprenditori
agricoli ";
e) nel titolo I, e' aggiunto il seguente articolo:
"Art. 12-bis (Ampliamenti aziendali). - 1. Gli incentivi di cui ai
capi I e II del presente titolo possono essere concessi anche per finanziare
ampliamenti aziendali effettuati da societa' in possesso dei requisiti
di cui agli articoli 5 e 7 da almeno due anni prima della presentazione
della domanda, le quali siano economicamente e finanziariamente sane ed
abbiano effettivamente avviato l'attivita' di impresa da almeno tre anni
prima della predetta data. Nel caso in cui le societa' richiedenti abbiano
gia' beneficiato di incentivi di cui al presente decreto, esse devono dare
dimostrazione di aver completato l'originario programma di investimenti
ammesso alle agevolazioni almeno tre anni prima della data di presentazione
della domanda e di essere in regola con il pagamento delle rate di mutuo";
f) all'articolo 17, comma 1, le parole: " nei sei mesi antecedenti la "
sono sostituite dalla seguente: "alla";
g) all'articolo 23, dopo il comma 4, e' aggiunto, in fine, il seguente:
"4-bis. I limiti di investimento di cui agli articoli 6, 8, 10, 12,
18 e 20 del presente decreto legislativo possono essere modificati con
delibera del CIPE".
Art. 8-bis.
(Ulteriori interventi per i Giochi olimpici invernali "Torino 2006")
1. Lo stanziamento di cui all'articolo 7-septies, comma 1, del decreto-legge
31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo
2005, n. 43, e' incrementato per un importo pari a 10 milioni di euro per
l'anno 2005, 10 milioni di euro per l'anno 2006 e 30 milioni di euro per
l'anno 2007.
2. All'articolo 7-septies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito,
con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La societa'
di cui al comma 1 destina agli oneri di funzionamento il 2 per cento della
dotazione di cui al comma 1 e successivi incrementi ";
b) al comma 3, secondo periodo, dopo le parole: "di cui all'articolo
1, comma 1, della legge 9 ottobre 2000, n. 285, e successive modificazioni,
" sono inserite le seguenti: " nonche' per la realizzazione di interventi
temporanei correlati a quelli di cui all'articolo 3 della citata legge
n. 285 del 2000,";
c) al comma 3, sono soppressi il terzo e il quarto periodo;
d) al comma 6, dopo le parole: "relativi agli interventi di cui alla
legge 9 ottobre 2000, n. 285, e successive modificazioni," sono inserite
le seguenti: " nonche' a quelli di cui al comma 2 del presente articolo,
";
e) al comma 6, dopo l'ultimo periodo, e' aggiunto il seguente: " In
relazione alla eccezionale necessita' ed urgenza di attuare i compiti di
cui al comma 2, la societa' di cui al comma 1 nonche' i soggetti di cui
la stessa si puo' avvalere possono altresi' procedere in deroga alle norme
di contabilita' generale dello Stato e a quelle che saranno individuate
con apposita ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, adottata
in attuazione dell'articolo 5-bis, comma 5, del decreto-legge 7 settembre
2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,
n. 401".
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1 si provvede mediante
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1,
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, come rideterminata dalle tabelle
D e F della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per 10 milioni di euro per
l'anno 2005, 10 milioni di euro per l'anno 2006 e 30 milioni di euro per
l'anno 2007. Conseguentemente, per l'anno 2005 il limite dei pagamenti
indicato all'articolo 1, comma 15, lettera a), della legge 30 dicembre
2004, n. 311, e' ridotto di 10 milioni di euro.
Art. 9.
(Dimensione europea per la piccola impresa e premio di concentrazione)
1. Alle imprese rientranti nella definizione comunitaria di microimprese,
piccole e medie imprese, di cui alla raccomandazione n. 2003/361/CE della
Commissione, del 6 maggio 2003, che prendono parte a processi di concentrazione
e' attribuito, nel rispetto delle condizioni previste nel regolamento CE
n. 70/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, un contributo nella
forma di credito di imposta pari al cinquanta per cento delle spese sostenute
per studi e consulenze, inerenti all'operazione di concentrazione e comunque
in caso di effettiva realizzazione dell'operazione, secondo le condizioni
che seguono:
a) il processo di concentrazione deve essere ultimato, avuto riguardo
agli effetti civili, nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore
del presente decreto e i ventiquattro mesi successivi;
b) l'impresa risultante dal processo di concentrazione, comunque operata,
ovvero l'aggregazione fra singole imprese, deve rientrare nella definizione
di piccola e media impresa di cui alla raccomandazione della Commissione
europea del 6 maggio 2003;
c) tutte le imprese che partecipano al processo di concentrazione devono
aver esercitato attivita' omogenee nel periodo d'imposta precedente alla
data in cui e' ultimato il processo di concentrazione o aggregazione ed
essere residenti in Stati membri dell'Unione europea ovvero dello Spazio
economico europeo.
1-bis. Ai fini del presente articolo per concentrazione si intende:
a) la costituzione di un'unica impresa per effetto dell'aggregazione
di piu' imprese mediante fusione;
b) l'incorporazione di una o piu' imprese da parte di altra impresa;
c) la costituzione di aggregazioni su base contrattuale fra imprese
che organizzano in comune attivita' imprenditoriali rilevanti;
d) la costituzione di consorzi mediante i quali piu' imprenditori istituiscono
una organizzazione comune per lo svolgimento di fasi rilevanti delle rispettive
imprese;
e) ulteriori forme che favoriscano la crescita dimensionale delle imprese.
1-ter. La concentrazione di cui al comma 1-bis non puo' avere durata
inferiore a tre anni.
1-quater. Tutte le imprese di cui al comma 1-bis iscrivono al registro
delle imprese l'avvenuta concentrazione ai sensi del presente articolo.
2. Il contributo di cui al comma 1 non compete se il processo di concentrazione
interessa imprese tra le quali sussiste il rapporto di controllo di cui
all'articolo 2359 del codice civile ovvero che sono direttamente o indirettamente
controllate dalla stessa persona fisica, tenuto conto anche delle partecipazioni
detenute dai familiari di cui all'articolo 5 del testo unico delle imposte
sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, e successive modificazioni.
3. Per fruire del contributo, l'impresa concentrataria inoltra, a decorrere
dalla data di ultimazione del processo di concentrazione, un'apposita istanza
in via telematica al Centro operativo di Pescara dell'Agenzia delle entrate,
che ne rilascia, in via telematica, certificazione della data di avvenuta
presentazione. L'Agenzia delle entrate esamina le istanze secondo l'ordine
cronologico di presentazione, e comunica, in via telematica, entro trenta
giorni dalla presentazione dell'istanza, il riconoscimento del contributo
ovvero il diniego del contributo stesso per carenza dei presupposti desumibili
dall'istanza ovvero per l'esaurimento dei fondi stanziati, pari a 34 milioni
di euro per l'anno 2005, 110 milioni di euro per l'anno 2006 e 57 milioni
di euro per l'anno 2007.
4. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate e' approvato
il modello da utilizzare per la redazione dell'istanza e sono stabiliti
i dati in esso contenuti, nonche' i termini di presentazione delle istanze
medesime. Dell'avvenuto esaurimento dei fondi stanziati e' data notizia
con successivo provvedimento del direttore della medesima Agenzia.
5. Per le modalita' di presentazione telematica si applicano le disposizioni
contenute nell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni.
6. Il credito d'imposta e' utilizzabile esclusivamente in compensazione
ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, successivamente
alla comunicazione di avvenuto riconoscimento del contributo. Il credito
d'imposta non e' rimborsabile, non concorre alla formazione del valore
della produzione netta di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997,
n. 446, ne' dell'imponibile agli effetti delle imposte sui redditi e non
rileva ai fini del rapporto di cui all'articolo 96 del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.
7. Resta ferma l'applicazione delle disposizioni antielusive di cui
all'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, e successive modificazioni.
Art. 10.
(Disposizioni in materia di agricoltura)
1. All'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, la lettera c), e' sostituita dalla seguente:
"c) le cooperative e loro consorzi di cui all'articolo 1, comma 2,
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; le associazioni e loro
unioni costituite e riconosciute ai sensi della legislazione vigente, che
effettuano cessioni di beni prodotti prevalentemente dai soci, associati
o partecipanti, nello stato originario o previa manipolazione o trasformazione,
nonche' gli enti che provvedono per legge, anche previa manipolazione o
trasformazione, alla vendita collettiva per conto dei produttori soci.
";
b) il comma 3 e' abrogato;
c) al comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", sempre
che il cedente, il donante o il conferente, sia soggetto al regime ordinario";
d) il comma 10 e' abrogato;
e) il comma 11 e' sostituito dal seguente:
"11. Le disposizioni del presente articolo non si applicano, salvo
quella di cui al comma 7, ultimo periodo, ai soggetti di cui ai commi precedenti
che optino per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari dandone comunicazione
all'ufficio secondo le modalita' previste dal regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442 .
2. All'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti
le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e
amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504,
e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: "Birra: euro 1,59 per ettolitro e per grado-Plato" sono
sostituite dalle seguenti: "Birra: euro 1,97 per ettolitro e per grado-Plato";
b) le parole: "Prodotti alcolici intermedi: euro 56,15 per ettolitro
" sono sostituite dalle seguenti: " Prodotti alcolici intermedi: euro 62,33
per ettolitro";
c) le parole: " Alcole etilico: euro 730,87 per ettolitro anidro "
sono sostituite dalle seguenti: " Alcole etilico: euro 765,44 per ettolitro
anidro".
3. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto
con il Ministro delle politiche agricole e forestali, da adottare entro
il 31 dicembre 2005, ai sensi dell'articolo 34 del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono rideterminate le percentuali
di compensazione applicabili ai prodotti agricoli, al fine di assicurare
maggiori entrate pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dal 1°
gennaio 2006.
4. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane sono stabilite
le nuove aliquote di accisa di cui al comma 2, con effetto dal 1° gennaio
2006, in misura tale da assicurare ulteriori maggiori entrate pari a 115
milioni di euro annui a decorrere dal 2006 rispettando in ogni caso per
ciascuna categoria delle accise di cui al comma 2 i criteri di progressione
delle aliquote stabiliti nel medesimo comma 2.
5. All'articolo 66, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, dopo
le parole: "contratti di filiera", sono inserite le seguenti: "e di distretto".
6. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, sentita
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, sono definiti i criteri e le modalita'
per l'attivazione di contratti di distretto di cui al comma 5, prevedendo
anche la possibilita' di partecipazione attiva ai predetti contratti dei
consorzi agrari di cui alla legge 28 ottobre 1999, n. 410.
7. In attuazione di quanto disposto dall'articolo 1, comma 512, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, il Fondo interbancario di garanzia di cui
all'articolo 45 del testo unico di cui al decreto legislativo 1o settembre
1993, n. 385, e' soppresso.
8. All'articolo 17 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) nel comma 5 dopo le parole: "dal presente articolo ", sono inserite
le seguenti: ", nonche' di quelle previste in attuazione dell'articolo
1, comma 512, della legge 30 dicembre 2004, n. 311";
b) dopo il comma 5 e' inserito il seguente: " 5-bis. Le garanzie prestate
ai sensi del presente articolo possono essere assistite dalla garanzia
dello Stato secondo criteri, condizioni e modalita' da stabilire con decreto
del Ministero dell'economia e delle finanze. Agli eventuali oneri derivanti
dall'escussione della garanzia concessa ai sensi del comma 2, si provvede
ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto
1978, n. 468. La predetta garanzia e' elencata nello stato di previsione
del Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 13 della
citata legge n. 468 del 1978 ".
9. Il Fondo per il risparmio idrico ed energetico di cui all'articolo
1-bis del decreto-legge 24 luglio 2003, n. 192, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 settembre 2003, n. 268, e' soppresso. Le disponibilita'
finanziarie accertate alla data di entrata in vigore del presente decreto
sul fondo per lo sviluppo della meccanizzazione dell'agricoltura, di cui
alla legge 27 ottobre 1966, n. 910, gia' destinate al Fondo per il risparmio
idrico ed energetico, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato
per essere successivamente trasferite all'ISMEA per le finalita' di cui
all'articolo 17 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102.
10. Allo scopo di favorire l'internazionalizzazione dei prodotti agricoli
ed agroalimentari italiani il Ministero delle politiche agricole e forestali
promuove un programma di azioni al fine di assicurarne un migliore accesso
ai mercati internazionali con particolare riferimento a quelli extra comunitari.
Il Ministero delle politiche agricole e forestali si avvale, per l'attuazione
del programma di cui al presente comma, della societa' " Buonitalia " S.p.a.,
di cui all'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 29 marzo 2004,
n. 99. A tale fine e' destinata, per l'anno 2005, quota parte, nel limite
di 50 milioni di euro, delle risorse finanziarie di cui all'articolo 4,
comma 42, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, con riferimento all'attuazione
degli interventi di cui alla delibera CIPE n. 90/00 del 4 agosto 2000,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 251 del 26 ottobre 2000, e successive
modificazioni. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono stabilite le modalita' e le procedure per l'attuazione del presente
comma, ivi inclusa l'individuazione delle risorse effettivamente disponibili
da destinare allo scopo.
Art. 10-bis.
(Modifica all'articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49)
1. Il comma 3 dell'articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49,
e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
"3. L'entita' delle partecipazioni e' determinata per una quota pari
al 5 per cento in relazione al numero delle societa' finanziarie aventi
i requisiti che hanno presentato domanda di partecipazione e per una quota
pari al 50 per cento in proporzione ai valori a patrimonio netto delle
partecipazioni assunte nonche' dei finanziamenti e delle agevolazioni erogate
ai sensi dell'articolo 12 della legge 5 marzo 2001, n. 57. La restante
quota e' determinata in proporzione alla percentuale di utilizzazione da
parte di ciascuna societa' finanziaria delle risorse conferite dal Ministero
di cui al comma 2 ai sensi della predetta norma. Il Ministero esclude dalla
ripartizione le societa' finanziarie che non hanno effettuato erogazioni
pari ad almeno l'80 per cento delle risorse conferite, decorsi due anni
dal conferimento delle stesse. Per l'attivita' di formazione e consulenza
alle cooperative nonche' di promozione della normativa, le societa' finanziarie
ammesse alla partecipazione sono autorizzate ad utilizzare annualmente,
in misura non superiore all'1 per cento, risorse equivalenti agli interventi
previsti dall'articolo 12 della citata legge 5 marzo 2001, n. 57, effettuati
nell'anno precedente. Ad integrazione del decreto previsto dal comma 6
del presente articolo, il Ministero stabilisce le modalita' di attuazione
del presente comma".
Art. 10-ter.
(Disposizioni per il settore agroalimentare)
1. Ferme restando le competenze di approvazione del CIPE, il Ministero
delle politiche agricole e forestali, con uno o piu' decreti, puo' affidare
all'Istituto per lo Sviluppo Agroalimentare (ISA) S.p.a. le funzioni relative
alla valutazione, ammissione e gestione dei contratti di filiera di cui
all'articolo 66, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive
modificazioni, e al decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali
del 1° agosto 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del
29 settembre 2003. All'ISA S.p.a. e' riconosciuto, a valere sulle risorse
destinate ai contratti di filiera, il rimborso delle spese di gestione
per lo svolgimento delle predette attivita', da stabilire con atto convenzionale
stipulato tra la stessa societa' ed il Ministero delle politiche agricole
e forestali.
2. Ferme restando le competenze di approvazione del CIPE, il Ministero
delle politiche agricole e forestali, con uno o piu' decreti, puo' trasferire
alla societa' ISA S.p.a. le funzioni di propria competenza e le connesse
risorse umane, finanziarie e strumentali relative alla valutazione, ammissione
e gestione dei contratti di programma che prevedono iniziative nel settore
agricolo e agroindustriale. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 1,
comma 93, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
3. Nel rispetto delle norme comunitarie, la stipula di contratti di
coltivazione e vendita conformi agli accordi interprofessionali di cui
alla legge 16 marzo 1988, n. 88, costituisce criterio di preferenza, secondo
le modalita' stabilite in ciascun bando di partecipazione, per attribuire
contributi statali per l'innovazione e la ristrutturazione delle imprese
agricole, agroalimentari e di commercializzazione e vendita dei prodotti
agricoli.
4. Costituisce priorita' nell'accesso ai regimi di aiuti di cui all'articolo
66, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni,
la conclusione di contratti di coltivazione e vendita conformi agli accordi
interprofessionali di cui alla legge 16 marzo 1988, n. 88.
5. Le regioni possono attribuire priorita' nell'erogazione di contributi
alle imprese che concludono contratti di coltivazione e vendita di cui
al comma 3.
6. Il valore preminente previsto dall'articolo 59, comma 4, della legge
23 dicembre 1999, n. 488, nell'aggiudicazione degli appalti pubblici e'
esteso anche alle produzioni agricole oggetto di contratti di coltivazione
e vendita conformi agli accordi interprofessionali di cui alla legge 16
marzo 1988, n. 88.
7. A decorrere dal 1° gennaio 2006, alle imprese che concludono
contratti di coltivazione e vendita conformi agli accordi interprofessionali
di cui alla legge 16 marzo 1988, n. 88, e' riconosciuta priorita' nell'erogazione
degli aiuti supplementari diretti previsti a discrezione dello Stato membro
ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio, del 29 settembre
2003.
8. Ai fini di quanto disposto nel presente articolo i contratti di conferimento
tra le cooperative ed i loro associati sono equiparati ai contratti di
coltivazione e vendita.
9. Il Ministero delle politiche agricole e forestali e' autorizzato
ad acquistare dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare
(ISMEA) e da Sviluppo Italia S.p.a. le partecipazioni da questi possedute
nell'ISA S.p.a., nonche' ad esercitare i conseguenti diritti dell'azionista.
All'acquisto delle partecipazioni predette il Ministero delle politiche
agricole e forestali provvede nell'ambito degli stanziamenti del fondo
unico per gli investimenti del Ministero medesimo, di cui all'articolo
46 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, come rideterminati dalla legge
30 dicembre 2004, n. 311.
Art. 11.
(Sostegno e garanzia dell'attivita' produttiva)
1. Il Fondo rotativo nazionale per gli interventi nel capitale di rischio
di cui all'articolo 4, comma 106, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,
e' incrementato per l'anno 2005 di un importo pari a 100 milioni di euro.
2. Sviluppo Italia S.p.a. e' autorizzata ad utilizzare le risorse di
cui al comma 1 per sottoscrivere ed acquistare, esclusivamente a condizioni
di mercato, quote di capitale di imprese produttive che presentino nuovi
programmi di investimento finalizzati ad introdurre innovazioni di processi,
di prodotti o di servizi con tecnologie digitali, ovvero quote di minoranza
di fondi mobiliari chiusi che investono in tali imprese, secondo le modalita'
indicate dal CIPE, nel rispetto e nei limiti di cui all'articolo 4, commi
da 106 a 110, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
3. E' istituito il Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti
dagli Orientamenti UE sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione
delle imprese in difficolta' con una dotazione finanziaria pari a 35 milioni
di euro per l'anno 2005.
4. All'onere derivante dall'attuazione dei commi 1 e 3 si provvede mediante
corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa al Fondo
per interventi strutturali di politica economica di cui al comma 5 dell'articolo
10 del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
5. Le attivita' di coordinamento e monitoraggio degli interventi di
cui al comma 3 sono svolte da un apposito comitato tecnico nominato con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che opera sulla base
degli indirizzi formulati dalle amministrazioni competenti. Le amministrazioni
competenti si avvalgono di Sviluppo Italia S.p.a. per la valutazione ed
attuazione dei citati interventi senza oneri aggiuntivi per il bilancio
dello Stato.
6. Con delibera del CIPE, da emanare entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, sono dettati i criteri e le
modalita' per l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 3 e 5.
7. All'articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 28 e' abrogato;
b) dopo il comma 61-ter e' aggiunto, in fine, il seguente:
"61-quater. Le caratteristiche delle garanzie dirette, controgaranzie
e cogaranzie prestate a prima richiesta dal Fondo di cui all'articolo 2,
comma 100, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, al fine di
adeguarne la natura a quanto previsto dall'Accordo di Basilea recante la
disciplina dei requisiti minimi di capitale per le banche, sono disciplinate
con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, da adottare entro trenta giorni &mi;dalla data
di entrata in vigore della presente disposizione";
b-bis) al comma 19, secondo periodo, dopo le parole: "ai Fondi di garanzia
di cui ai commi 20, 21," e' inserita la seguente: "23,";
b-ter) ai commi 22 e 23, le parole: "dei finanziamenti complessivamente
garantiti" sono sostituite dalle seguenti: "delle garanzie concesse nell'anno
a fronte di finanziamenti erogati";
b-quater) dopo il comma 23 e' inserito il seguente:
"23-bis. Le disposizioni di cui ai commi 22 e 23 hanno effetto a decorrere
dall'anno 2004".
8. Al fine di concorrere alla soluzione delle crisi industriali, gli
interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale di cui
al decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, sono estesi, nei limiti delle risorse
di cui al comma 9, anche alle aziende operanti in aree di crisi del comparto
degli elettrodomestici, nonche al territorio dei comuni individuati con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, tenuto conto degli accordi
intervenuti fra Governo, enti territoriali e parti economiche e sociali,
secondo le procedure di cui all'articolo 1, commi 266 e 267, della legge
30 dicembre 2004, n. 311.
9. Per gli interventi di cui al comma 8 e' concesso un contributo straordinario
pari a 50 milioni di euro per il 2005, 50 milioni di euro per il 2006,
85 milioni di euro per il 2007 e 65 milioni di euro per il 2008. Saranno
realizzati prioritariamente gli interventi cofinanziati dalle regioni e
dagli enti locali, anche per il tramite di societa' o enti strumentali,
tenendo conto della quota di cofinanziamento.
10. ( Abrogato).
11. Al fine di consentire lo sviluppo e la ristrutturazione produttiva
delle imprese interessate, l'applicazione di condizioni tariffarie favorevoli
per le forniture di energia elettrica di cui all'articolo 1, comma 1, lettera
c), del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito, con modificazioni,
dalla legge 17 aprile 2003, n. 83, viene prorogata a tutto l'anno 2010
alle condizioni tariffarie di cui al 31 dicembre 2004.
11-bis. La disposizione di cui al comma 11 non trova applicazione con
riferimento al regime, gia' senza limiti temporali, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 maggio 1963, n. 730, che continua ad applicarsi
alle condizioni in essere al 31 dicembre 2004 fatti salvi eventuali adeguamenti
da apportarsi attraverso lo strumento convenzionale di cui all'articolo
4 del citato decreto del Presidente della Repubblica.
12. Le condizioni tariffarie di cui al decreto del Ministro dell'industria,
del commercio e dell'artigianato in data 19 dicembre 1995, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 39 del 16 febbraio 1996, sono estese con provvedimento
dell'Autorita' per l'energia elettrica ed il gas, alle forniture di energia
elettrica destinata alle produzioni e lavorazioni dell'alluminio, piombo,
argento e zinco e al ciclo clorosoda, con riferimento ai prezzi praticati
per forniture analoghe sui mercati europei nei limiti degli impianti esistenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto, situati nel territorio
della regione Sardegna e caratterizzati da alimentazione in alta tensione.
Le condizioni tariffarie di cui al presente comma vengono riconosciute
a fronte della definizione di un protocollo d'intesa contenente impegni
per il lungo periodo sottoscritto dalle parti con l'amministrazione della
regione Sardegna ed i Ministeri interessati.
13. Le condizioni tariffarie di cui ai commi 11 e 12 si applicano a
decorrere dal 1° gennaio 2005 e vengono aggiornate dall'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas che incrementa su base annuale i valori nominali
delle tariffe del quattro per cento, ovvero, qualora quest'ultimo valore
risulti piu' elevato, dell'incremento percentuale del prezzo medio dell'energia
elettrica all'ingrosso registrato nelle principali borse dell'energia elettrica
europee, segnatamente di Amsterdam e di Francoforte.
14. Allo scopo di ridurre i costi di fornitura dell'energia elettrica
alle imprese e in generale ai clienti finali sfruttando risorse del bacino
carbonifero del Sulcis, nel rispetto della normativa comunitaria, nazionale
ed ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo 1994, la regione
Sardegna, in coerenza con gli indirizzi e le priorita' del sistema energetico
regionale, assegna una concessione integrata per la gestione della miniera
di carbone del Sulcis e la produzione di energia elettrica. Al concessionario
e' assicurato l'acquisto da parte del Gestore della rete di trasmissione
nazionale S.p.a. dell'energia elettrica prodotta ai prezzi e secondo le
modalita' previste dal citato decreto del Presidente della Repubblica 28
gennaio 1994. La regione Sardegna assicura la disponibilita' delle aree
e delle infrastrutture necessarie e assegna la concessione mediante procedure
di gara entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Il Comitato di coordinamento istituito ai sensi dell'articolo 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994 esercita funzioni di vigilanza
e monitoraggio, fino all'entrata in esercizio dell'impianto di produzione
di energia elettrica oggetto della concessione. Gli elementi da prendere
in considerazione per la valutazione delle offerte previo esame dell'adeguatezza
della struttura economica e finanziaria del progetto, ai fini dell'assegnazione
della concessione sono:
a) massimizzazione del rendimento energetico complessivo degli impianti;
b) minimizzazione delle emissioni con utilizzo di tecnologia idonea
al contenimento delle polveri e degli inquinanti gassosi, in forma di gassificazione,
ciclo supercritico o altro equivalente;
c) contenimento dei tempi di esecuzione del progetto;
d) presentazione di un piano industriale per lo sfruttamento della
miniera e la realizzazione e l'esercizio della centrale di produzione di
energia elettrica, che preveda ricadute atte a promuovere lo sviluppo economico
dell'area del Sulcis Iglesiente, avvalendosi della disponibilita' di energia
elettrica a costo ridotto per le imprese localizzate nell'Isola;
e) definizione e promozione di un programma di attivita' finalizzato
alle tecnologie di impiego del carbone ad emissione zero ai sensi della
legge 27 giugno 1985, n. 351.
14-bis. La gestione temporanea della miniera carbonifera del Sulcis,
prevista a termine dal comma 1 dell'articolo 57 della legge 27 dicembre
1997, n. 449, e' prorogata fino alla presa in consegna delle strutture
da parte del concessionario di cui al comma 14, e comunque non oltre il
31 dicembre 2006. A tal fine e' autorizzata la spesa di 15 milioni di euro
per ciascuno degli anni 2005 e 2006.
14-ter. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 9 e 14-bis pari
a 65 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006, a 85 milioni
di euro per l'anno 2007 e a 65 milioni di euro per l'anno 2008, si provvede
mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo
61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, come rideterminata dalle
tabelle D e F allegate alla legge 30 dicembre 2004, n. 311. Conseguentemente,
per l'anno 2005 il limite dei pagamenti indicato all'articolo 1, comma
15, lettera a), della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e' ridotto di 65
milioni di euro.
14-quater. Le attivita' di produzione e di commercializzazione dei tabacchi
lavorati, nonche' quelle di trasformazione del tabacco greggio, con esclusione
delle attivita' di commercializzazione al minuto si intendono non piu'
riservate o comunque attribuite all'Amministrazione autonoma dei monopoli
di Stato ovvero all'Ente di cui all'articolo 1 del decreto legislativo
9 luglio 1998, n. 283, e la fabbricazione e trasformazione di tali prodotti
puo' essere effettuata nei depositi fiscali autorizzati dalla predetta
amministrazione.
Art. 11-bis.
(Sanzioni irrogate dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas)
1. Alle sanzioni previste dall'articolo 2, comma 20, lettera c), della
legge 14 novembre 1995, n. 481, non si applica quanto previsto dall'articolo
16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. L'ammontare
riveniente dal pagamento delle sanzioni irrogate dall'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas e' destinato ad un fondo per il finanziamento di iniziative
a vantaggio dei consumatori, di tipo reintegratorio o di risarcimento forfetario
dei danni subiti. Le modalita' di organizzazione e funzionamento del fondo
nonche' di erogazione delle relative risorse sono stabilite con regolamento
a norma dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
e successive modificazioni, sentite le competenti Commissioni parlamentari.
Art. 11-ter.
(Potenziamento delle aree sottoutilizzate)
1. All'articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4-quater, i primi due periodi sono sostituiti dai seguenti:
"Fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2008, per i soggetti
di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) ad e), che incrementano,
in ciascuno dei tre periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31
dicembre 2004, il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto
a tempo indeterminato, rispetto al numero dei lavoratori assunti con il
medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d'imposta precedente,
e' deducibile il costo del predetto personale per un importo annuale non
superiore a 20.000 euro per ciascun nuovo dipendente assunto, e nel limite
dell'incremento complessivo del costo del personale classificabile nell'articolo
2425, primo comma, lettera B), numeri 9) e 14), del codice civile. La suddetta
deduzione decade se nei periodi d'imposta successivi a quello in corso
al 31 dicembre 2004 il numero dei lavoratori dipendenti risulta inferiore
o pari rispetto al numero degli stessi lavoratori mediamente occupati in
tale periodo d'imposta; la deduzione spettante compete in ogni caso per
ciascun periodo d'imposta a partire da quello di assunzione e fino a quello
in corso al 31 dicembre 2008, sempreche' permanga il medesimo rapporto
di impiego";
b) il comma 4-quinquies e' sostituito dal seguente:
"4-quinquies. Per i quattro periodi d'imposta successivi a quello in
corso al 31 dicembre 2004, fermo restando il rispetto del regolamento (CE)
n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre 2002, l'importo deducibile
determinato ai sensi del comma 4-quater e' quintuplicato nelle aree ammissibili
alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), e triplicato
nelle aree ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo
3, lettera c), del Trattato che istituisce la Comunita' europea, individuate
dalla Carta italiana degli aiuti a finalita' regionale per il periodo 2000-2006
e da quella che verra' approvata per il successivo periodo".
2. Al maggior onere derivante dall'attuazione del comma 1, lettera b),
valutato in 15 milioni di euro per l'anno 2005, 183 milioni di euro per
l'anno 2006, 282 milioni di euro per l'anno 2007 e 366 milioni di euro
per l'anno 2008, si provvede mediante utilizzo dell'autorizzazione di spesa
di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
A tale fine sono ridotte di pari importo, per gli anni 2005 e 2006, le
risorse disponibili gia' preordinate, con le delibere CIPE n. 16 del 9
maggio 2003 e n. 19 del 29 settembre 2004, pubblicate, rispettivamente,
nella Gazzetta Ufficiale n. 156 dell'8 luglio 2003 e n. 254 del 28 ottobre
2004, al finanziamento degli interventi per l'attribuzione di un ulteriore
contributo per le assunzioni di cui all'articolo 7 della legge 23 dicembre
2000, n. 388, e per gli anni 2007 e 2008 mediante utilizzo della medesima
autorizzazione di spesa come rideterminata ai sensi delle tabelle D e F
della legge 30 dicembre 2004, n. 311. L'elenco degli strumenti che confluiscono
nel Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'allegato 1 della citata
legge n. 289 del 2002, e' esteso agli interventi di intensificazione dei
benefici previsti dall'articolo 11, comma 4-quinquies, del decreto legislativo
15 dicembre 1997, n. 446, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.
Resta fermo quanto disposto dall'articolo 1, comma 15, lettera a), della
legge 30 dicembre 2004, n. 311.
3. Gli oneri derivanti dal comma 1, lettera b), sono soggetti a monitoraggio
ai sensi del decreto-legge 6 settembre 2002, n. 194, convertito, con modificazioni,
dalla legge 31 ottobre 2002, n. 246. In caso di accertamento di livelli
effettivi di minor gettito superiori a quelli previsti, lo scostamento
e' recuperato a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate,
nelle more dell'applicazione dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge
5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il CIPE conseguentemente
provvede alla eventuale rideterminazione degli interventi sulla base delle
risorse disponibili anche con la modificazione di delibere gia' adottate.
4. Le disposizioni del comma 1 si applicano a decorrere dal periodo
di imposta in cui interviene l'approvazione da parte della Comunita' europea
ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunita'
europea.
5. Il comma 361 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
e' sostituito dal seguente:
"361. Per le finalita' previste dai commi da 354 a 360 e' autorizzata
la spesa di 80 milioni di euro per l'anno 2005 e di 150 milioni di euro
annui a decorrere dall'anno 2006. Una quota dei predetti oneri, pari a
55 milioni di euro per l'anno 2005 e a 100 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2006, 2007 e 2008, e' posta a carico del Fondo per le aree sottoutilizzate
per gli interventi finanziati dallo stesso. La restante quota relativa
agli anni 2005 e 2006, pari rispettivamente a 25 milioni di euro e a 50
milioni di euro, e' posta a carico della parte del Fondo unico per gli
incentivi alle imprese non riguardante gli interventi nelle aree sottoutilizzate;
alla quota relativa agli anni 2007 e 2008, pari a 50 milioni di euro per
ciascun anno, ed all'onere decorrente dal 2009, pari a 150 milioni di euro
annui, si provvede con le maggiori entrate derivanti dal comma 300".
Art. 11-quater.
(Applicazione dell'imposta sul valore aggiunto sulle prestazioni rese
in un altro Stato dell'Unione europea)
1. La locuzione "le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza
e simili, di beni", di cui agli articoli 40, comma 3, e 41, comma 1, lettera
b), del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, deve intendersi riferita alle cessioni
di beni con trasporto a destinazione da parte del cedente, a nulla rilevando
le modalita' di effettuazione dell'ordine di acquisto.
2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, se lo Stato membro di destinazione
del bene richiede il pagamento dell'imposta ivi applicabile sul corrispettivo
dell'operazione gia' assoggettata ad imposta sul valore aggiunto nel territorio
dello Stato, il contribuente puo' chiedere la restituzione dell'imposta
assolta, entro il termine di due anni, ai sensi dell'articolo 21 del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, decorrente dalla data di notifica
dell'atto impositivo da parte della competente autorita' estera. Su richiesta
del contribuente, il rimborso dell'imposta puo' essere effettuato anche
tramite il riconoscimento, con provvedimento formale da parte del competente
ufficio delle entrate, di un credito di corrispondente importo utilizzabile
in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241.
Art. 11-quinquies.
(Sostegno all'internazionalizzazione dell'economia italiana)
1. All'articolo 6, comma 18, del decreto-legge 30 settembre 2003, n.
269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326,
le parole da: "ad eccezione di una quota" fino al termine del comma sono
soppresse.
2. L'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
143, per la parte relativa alla internazionalizzazione dell'economia italiana,
si interpreta nel senso che SACE S.p.a., ferma restando ogni altra disposizione
prevista dal decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e' autorizzata altresi' a rilasciare,
nel rispetto della disciplina comunitaria in materia, garanzie e coperture
assicurative per il rischio di mancato rimborso relativamente a finanziamenti,
prestiti obbligazionari, titoli di debito ed altri strumenti finanziari,
ivi inclusi quelli emessi nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione,
connessi al processo di internazionalizzazione di imprese italiane, in
possesso dei requisiti di cui al comma 3, operanti anche attraverso societa'
di diritto estero a loro collegate o da loro controllate.
3. L'attivita' di sostegno all'internazionalizzazione di cui al comma
2 e' svolta annualmente a condizioni di mercato in relazione a operazioni
effettuate per almeno il 50 per cento a favore di piccole e medie imprese
secondo la definizione comunitaria e, per la parte rimanente, nei confronti
di imprese con fatturato annuo non superiore a 250 milioni di euro.
4. Le garanzie e coperture assicurative di cui al comma 2 beneficiano
della garanzia dello Stato nei limiti specifici indicati dalla legge di
approvazione del bilancio dello Stato come quota parte dei limiti ordinari
indicati distintamente per le garanzie e le coperture assicurative di durata
inferiore e superiore ai ventiquattro mesi ai sensi dell'articolo 6, comma
9, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. Per l'anno 2005 il limite specifico
di cui al presente comma e' fissato in misura pari al 20 per cento dei
limiti di cui all'articolo 2, comma 4, della legge 30 dicembre 2004, n.
312, che restano invariati.
5. SACE S.p.a. fornisce informazioni dettagliate in merito all'operativita'
di cui al presente articolo nel proprio bilancio di esercizio, evidenziando
specificamente, in riferimento all'attivita' di cui al comma 2 e alla garanzia
dello Stato di cui al comma 4, le risorse impegnate, i costi sostenuti,
la redditivita' e i risultati conseguiti.
Art. 12.
(Rafforzamento e rilancio del settore turistico)
1. Al fine di assicurare il coordinamento stabile delle politiche di
indirizzo del settore turistico in sede nazionale e la sua promozione all'estero,
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da adottarsi entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e'
istituito il Comitato nazionale per il turismo con compiti di orientamento
e coordinamento delle politiche turistiche nazionali e di indirizzo per
l'attivita' dell'Agenzia nazionale del turismo di cui al comma 2. Fanno
parte del Comitato: i Ministri e Viceministri, indicati nel citato decreto,
ed il sottosegretario con delega al turismo il Presidente della Conferenza
dei presidenti delle regioni; il coordinatore degli assessori regionali
al turismo; quattro rappresentanti delle regioni indicati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano; i rappresentanti delle principali associazioni
di categoria, nel numero massimo di tre, e un rappresentante delle camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura, secondo modalita' indicate
nel citato decreto.
2. Per promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica nazionale
e per favorirne la commercializzazione, l'Ente nazionale del turismo (ENIT)
e' trasformato nell'Agenzia nazionale del turismo, di seguito denominata:
"Agenzia", sottoposta all'attivita' di indirizzo e vigilanza del Ministro
delle attivita' produttive.
3. L'Agenzia e' un ente dotato di personalita' giuridica di diritto
pubblico, con autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale,
contabile e di gestione. Sono organi dell'Agenzia: il presidente, il consiglio
di amministrazione, il collegio dei revisori dei conti.
4. L'Agenzia assume la denominazione di ENIT - Agenzia nazionale del
turismo e succede in tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, dell'ENIT,
che prosegue nell'esercizio delle sue funzioni fino all'adozione del decreto
previsto dal comma 7.
5. L'Agenzia provvede alle spese necessarie per il proprio funzionamento
attraverso le seguenti entrate:
a) contributi dello Stato;
b) contributi delle regioni;
c) contributi di amministrazioni statali, regionali e locali e di altri
enti pubblici per la gestione di specifiche attivita' promozionali;
d) proventi derivanti dalla gestione e dalla vendita di beni e servizi
a soggetti pubblici e privati, nonche' dalle attivita' di cui al comma
8, al netto dei costi inerenti alla gestione della piattaforma tecnologica
ivi indicata;
e) contribuzioni diverse.
6. Per l'anno 2005, all'ENIT e' concesso il contributo straordinario
di 20 milioni di euro.
7. Con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro delle attivita' produttive,
di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, con il Ministro dell'economia
e delle finanze, con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro per
gli italiani nel mondo e con il Ministro per gli affari regionali, se nominati,
sentite le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative,
acquisita l'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede all'organizzazione
e alla disciplina dell'Agenzia, con riguardo anche all'istituzione di un
apposito comitato tecnico-consultivo e dell'Osservatorio nazionale del
turismo e alla partecipazione negli organi dell'agenzia di rappresentanti
delle regioni, dello Stato, delle associazioni di categoria e delle camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura, anche in deroga a quanto
stabilito dall'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 419. Tra i compiti dell'Agenzia sono in particolare
previsti lo sviluppo e la cura del turismo culturale, in raccordo con le
iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale e del turismo congressuale.
8. Per l'iniziativa volta a promuovere il marchio Italia nel settore
del turismo, sulla rete Internet, gia' avviata dal progetto Scegli Italia,
la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'innovazione
e le tecnologie provvede, attraverso opportune convenzioni, alla realizzazione
dell'iniziativa, alla gestione della relativa piattaforma tecnologica,
alla definizione delle modalita' e degli standard tecnici per la partecipazione
dei soggetti interessati pubblici e privati, in raccordo con l'Agenzia,
con il Ministero delle attivita' produttive, con il Ministero degli affari
esteri, con il Ministro per gli italiani nel mondo e con le regioni, per
quanto riguarda gli aspetti relativi ai contenuti e alla promozione turistica
di livello nazionale e internazionale e, con riferimento al settore del
turismo culturale, in raccordo con il Ministero per i beni e le attivita'
culturali.
8-bis. Il Ministero delle attivita' produttive si avvale di ENIT - Agenzia
nazionale per il turismo e delle societa' da essa controllate per le proprie
attivita' di assistenza tecnica e per la gestione di azioni mirate allo
sviluppo dei sistemi turistici multiregionali. Il Ministro delle attivita'
produttive puo' assegnare direttamente ad ENIT - Agenzia nazionale per
il turismo ed alle societa' da essa controllate, con provvedimento amministrativo,
funzioni, servizi e risorse relativi a tali compiti.
9. Al finanziamento dell'iniziativa di cui al comma 8 sono destinate
anche le somme gia' assegnate al progetto Scegli Italia con decreto del
Ministro per l'innovazione e le tecnologie in data 28 maggio 2004, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 14 giugno 2004, nell'ambito delle disponibilita'
del Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico,
di cui all'articolo 27, commi 2 e 4, della legge 16 gennaio 2003, n. 3,
nonche' gli eventuali proventi derivanti da forme private di finanziamento
e dallo sfruttamento economico della piattaforma tecnologica.
10. E' autorizzata la spesa di 4,5 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2005 e 2006 per la partecipazione del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio al progetto Scegli Italia.
11. All'onere derivante dall'attuazione del comma 10 si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di conto
capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia
e delle finanze per l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.
Capo VII
MODERNIZZAZIONE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE SOCIALE E POTENZIAMENTO AMMORTIZZATORI
SOCIALI
Art. 13.
(Disposizioni in materia di previdenza complementare, per il potenziamento
degli ammortizzatori sociali e degli incentivi al reimpiego nonche' conferma
dell'indennizzabilita' della disoccupazione nei casi di sospensione dell'attivita'
lavorativa)
1. Al fine di sostenere l'apparato produttivo anche attraverso la graduale
attuazione delle deleghe legislative in materia di previdenza complementare
previste dall'articolo 1, comma 2, della legge 23 agosto 2004, n. 243,
e' autorizzata, ai sensi dell'articolo 1, comma 42, della medesima legge,
la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2005, 200 milioni di euro per
l'anno 2006 e 530 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007. Al relativo
onere si provvede, quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2005, 200 milioni
di euro per l'anno 2006 e 506 milioni di euro per l'anno 2007, mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia
e delle finanze allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quanto a 14 milioni
di euro per l'anno 2007, mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate
derivanti dall'attuazione dell'articolo 7, comma 3, quanto a 10 milioni
di euro per l'anno 2007, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione
di spesa di cui all'articolo 9-ter della legge 5 agosto 1978, n. 468, come
determinata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
2. In attesa della riforma organica degli ammortizzatori sociali e del
sistema degli incentivi all'occupazione, per gli anni 2005 e 2006, con
decorrenza, in ogni caso, non anteriore alla data di entrata in vigore
del presente decreto, sono adottati i seguenti interventi:
a) per i trattamenti di disoccupazione in pagamento dal 1° aprile
2005 al 31 dicembre 2006 la durata dell'indennita' ordinaria di disoccupazione
con requisiti normali, di cui all'articolo 19, primo comma, del regio decreto-legge
14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio
1939, n. 1272 e successive modificazioni, e' elevata a sette mesi per i
soggetti con eta' anagrafica inferiore a cinquanta anni e a dieci mesi
per i soggetti con eta' anagrafica pari o superiore a cinquanta anni. La
percentuale di commisurazione alla retribuzione della predetta indennita'
e' elevata al cinquanta per cento per i primi sei mesi ed e' fissata al
quaranta per cento per i successivi tre mesi e al trenta per cento per
gli ulteriori mesi. Resta confermato il riconoscimento della contribuzione
figurativa per il periodo di percezione del trattamento nel limite massimo
di sei mesi per i soggetti con eta' anagrafica inferiore a cinquanta anni
e di nove mesi per i soggetti con eta' anagrafica pari o superiore a cinquanta
anni. Gli incrementi di misura e di durata di cui al presente comma non
si applicano ai trattamenti di disoccupazione agricoli, ordinari e speciali,
ne' all'indennita' ordinaria con requisiti ridotti di cui all'articolo
7, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni,
dalla legge 20 maggio 1988, n. 160. L'indennita' di disoccupazione non
spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione
disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta
di lavoro. Per le finalita' di cui alla presente lettera, e' istituita,
nell'ambito dell'INPS, una speciale evidenza contabile a cui affluisce
per l'anno 2005 l'importo di 307,55 milioni di euro e per l'anno 2006 l'importo
di 427,23 milioni di euro;
b) all'articolo 1, comma 155, primo periodo, della legge 30 dicembre
2004, n. 311, le parole: "310 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti:
"460 milioni di euro"; dopo le parole: "entro il 31 dicembre 2005" sono
inserite le seguenti: "e per gli accordi di settore entro il 31 dicembre
2006"; dopo le parole: "intervenuti entro il 30 giugno 2005" sono inserite
le seguenti: "che recepiscono le intese intervenute in sede istituzionale
territoriale";
c) gli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9, della legge 23 luglio
1991, n. 223, si applicano anche al datore di lavoro, in caso di assunzione,
o all'utilizzatore in caso di somministrazione, di lavoratori collocati
in mobilita' ai sensi dell'articolo 1, comma 155, della legge 30 dicembre
2004, n. 311. Ai lavoratori posti in cassa integrazione guadagni straordinaria
ai sensi del predetto articolo 1, comma 155, della legge n. 311 del 2004,
dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, ovvero, in caso
di cessazione di attivita', dell'articolo 1, comma 5, della citata legge
n. 223 del 1991, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8, comma
9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, ed all'articolo 4, comma 3, del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla
legge 19 luglio 1993, n. 236. Fino al 31 dicembre 2005 e con riferimento
ai predetti lavoratori l'applicazione del citato art. 4, comma 3, e' effettuata
indipendentemente dai limiti connessi alla fruizione per il lavoratore
e all'ammissione per l'impresa ai trattamenti di cassa integrazione guadagni
straordinaria e senza l'applicazione ivi prevista delle riduzioni connesse
con l'entita' dei benefici, nel limite di 10 milioni di euro per l'anno
2005 a carico del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma
7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui alla presente
lettera non si applicano con riferimento ai lavoratori che siano stati
collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria o siano stati collocati
in mobilita' nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso
o di diverso settore di attivita' che, al momento della sospensione in
cassa integrazione guadagni straordinaria o al momento del licenziamento,
presenti assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa
che assume o utilizza, ovvero risulti con quest'ultima in rapporto di collegamento
o controllo;
d) nel limite di 10 milioni di euro per l'anno 2005 a carico del Fondo
per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236, al fine di agevolare i processi di mobilita' territoriale
finalizzati al reimpiego presso datori di lavoro privati ed al mantenimento
dell'occupazione, ai lavoratori in mobilita' o sospesi in cassa integrazione
guadagni straordinaria, che accettino una sede di lavoro distante piu'
di cento chilometri dal luogo di residenza, e' erogata una somma pari a
una mensilita' dell'indennita' di mobilita' in caso di contratto a tempo
determinato di durata superiore a dodici mesi o pari a tre mensilita' dell'indennita'
di mobilita' in caso di contratto a tempo indeterminato o determinato di
durata superiore a diciotto mesi. Nel caso del distacco di cui all'articolo
8, comma 3, del citato decreto-legge n. 148 del 1993, in una sede di lavoro
distante piu' di cento chilometri dal luogo di residenza, al lavoratore
interessato viene erogata, nell'ambito delle risorse finanziarie di cui
al primo periodo, una somma pari a una mensilita' dell'indennita' di mobilita'
in caso di distacco di durata superiore a dodici mesi o pari a tre mensilita'
dell'indennita' di mobilita' in caso di distacco di durata superiore a
diciotto mesi. Con successivo decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono
definite le relative modalita' attuative.
3. Per le finalita' di cui al comma 2, lettere b), c) e d), il Fondo
per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236, e' incrementato di 170 milioni di euro per l'anno 2005. Il
predetto Fondo e' altresi' incrementato di 1,35 milioni di euro a decorrere
dall'anno 2007.
4. All'articolo 1-ter del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 1 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Per l'anno
2005 la dotazione finanziaria del predetto Fondo e' stabilita in 10 milioni
di euro";
b) al comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Con decreto
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Comitato
per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, tenuto conto dei fenomeni di repentina crisi
occupazionale in essere, sono indicati i criteri di priorita' per l'attribuzione
delle risorse e con riferimento alle aree territoriali ed ai settori industriali
in crisi, nonche' i criteri di selezione dei soggetti a cui e' attribuita
la gestione dei programmi di sviluppo locale connessi".
5. Agli oneri derivanti dai commi 2, 3 e 4, pari a 487,55 milioni di
euro per l'anno 2005, a 427,23 milioni di euro per l'anno 2006 e a 1,35
milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, si provvede quanto a 456,05
milioni di euro per l'anno 2005, 402,23 milioni di euro per l'anno 2006
e 0,35 milioni di euro per l'anno 2007 mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale"
dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per
l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero del lavoro e delle politiche sociali; quanto a 23,5 milioni
di euro per l'anno 2005, 17 milioni di euro per l'anno 2006 e un milione
di euro per l'anno 2007, mediante utilizzo, per l'anno 2005, di parte delle
maggiori entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 10, comma 2, e,
per gli anni successivi, mediante utilizzo delle maggiori entrate di cui
all'articolo 7, comma 3, e quanto a 8 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2005 e 2006 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione
di spesa di cui all'articolo 9-ter della legge 5 agosto 1978, n. 468, come
determinata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
6. L'I.N.P.S. provvede al monitoraggio degli effetti derivanti dalle
disposizioni introdotte ai sensi del comma 2, comunicando i risultati al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero dell'economia
e delle finanze, anche ai fini dell'adozione, per quanto concerne gli interventi
previsti al comma 2, lettera a), dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo
11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni,
ovvero delle misure correttive da assumere ai sensi dell'articolo 11, comma
3, lettera i-quater), della medesima legge. Limitatamente al periodo strettamente
necessario all'adozione dei predetti provvedimenti correttivi, alle eventuali
eccedenze di spesa rispetto alle previsioni a legislazione vigente si provvede
mediante corrispondente rideterminazione, da effettuare con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, degli interventi posti a carico del Fondo
di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
7. L'indennita' ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti
normali di cui all'articolo 19, primo comma, del regio decreto-legge 14
aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio
1939, n. 1272, e successive modificazioni, e' riconosciuta anche ai lavoratori
sospesi in conseguenza di situazioni aziendali dovute ad eventi transitori,
ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato, e che siano in
possesso dei requisiti di cui al predetto articolo 19, primo comma, nel
limite di spesa di 48 milioni di euro annui, ivi inclusi gli oneri per
il riconoscimento della contribuzione figurativa secondo quanto previsto
dalla normativa vigente, gli oneri per assegni al nucleo familiare e gli
oneri conseguenti agli incrementi di misura di cui al comma 2, lettera
a).
8. L'indennita' ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti
ridotti di cui all'articolo 7, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988,
n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160,
e' riconosciuta, nel limite di spesa di 6 milioni di euro annui, ivi inclusi
gli oneri per il riconoscimento della contribuzione figurativa secondo
quanto previsto dalla normativa vigente e gli oneri per assegni al nucleo
familiare, ai dipendenti da imprese del settore artigianato, sospesi in
conseguenza di situazioni aziendali dovute ad eventi transitori, ovvero
determinate da situazioni temporanee di mercato, che siano in possesso
dei requisiti di cui al predetto art. 7, comma 3, e subordinatamente ad
un intervento integrativo pari almeno alla misura del venti per cento a
carico degli enti bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva o
alla somministrazione da parte degli stessi enti di attivita' di formazione
e qualificazione professionale, di durata non inferiore a centoventi ore.
9. Le disposizioni di cui ai commi 7 e 8 non si applicano ai lavoratori
dipendenti da aziende destinatarie di trattamenti di integrazione salariale,
nonche' nei casi di contratti di lavoro a tempo indeterminato con previsione
di sospensioni lavorative programmate e di contratti di lavoro a tempo
parziale verticale. L'indennita' di disoccupazione non spetta nelle ipotesi
di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione disciplinate dalla
normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
10. La durata massima di ciascuno degli interventi di cui ai commi 7
e 8 non puo' superare sessantacinque giornate annue di indennita'. Per
l'indennita' ordinaria di cui al comma 7 il lavoratore cessa dal diritto
quando, nel periodo di un anno immediatamente precedente, risultino corrisposte
complessivamente sessantacinque giornate di prestazione. Il datore di lavoro
e' tenuto a comunicare, con apposita dichiarazione da inviare ai centri
per l'impiego e alla sede dell'Istituto nazionale della previdenza sociale
territorialmente competente, la sospensione dell'attivita' lavorativa e
le relative motivazioni, nonche' i nominativi dei lavoratori interessati,
che devono aver reso dichiarazione di immediata disponibilita' al lavoro
al locale centro per l'impiego.
11. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
definite le situazioni aziendali dovute ad eventi transitori, ovvero determinate
da situazioni temporanee di mercato, per le quali trovano applicazione
le disposizioni di cui ai commi 7 e 8, nonche' le procedure di comunicazione
all'I.N.P.S. dei lavoratori aventi titolo alle prestazioni di cui ai commi
7 e 8, anche ai fini del tempestivo monitoraggio da parte del medesimo
Istituto di cui al comma 12.
12. L'I.N.P.S. provvede al monitoraggio dei provvedimenti autorizzativi
dei benefici di cui ai commi 7 e 8, consentendo l'erogazione dei medesimi
nei limiti degli oneri per ciascuno indicati, comunicandone le risultanze
al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero dell'economia
e delle finanze.
13. All'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, il sesto periodo e' sostituito dai seguenti: "I piani
aziendali, territoriali o settoriali sono stabiliti sentite le regioni
e le province autonome territorialmente interessate. I progetti relativi
ai piani individuali ed alle iniziative propedeutiche e connesse ai medesimi
sono trasmessi alle regioni ed alle province autonome territorialmente
interessate, affinche' ne possano tenere conto nell'ambito delle rispettive
programmazioni;";
b) al comma 2, le parole: "da due rappresentanti delle regioni" sono
sostituite dalle seguenti: "da quattro rappresentanti delle regioni".
13-bis. All'articolo 49 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276, dopo il comma 5 e' aggiunto il seguente:
"5-bis. Fino all'approvazione della legge regionale prevista dal comma
5, la disciplina dell'apprendistato professionalizzante e' rimessa ai contratti
collettivi nazionali di categoria stipulati da associazioni dei datori
e prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano
nazionale".
Art. 13-bis.
(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica
5 gennaio 1950, n. 180)
1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica
5 gennaio 1950, n. 180, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1:
1) al primo comma, dopo le parole: "salve le eccezioni stabilite nei
seguenti articoli" sono inserite le seguenti: "ed in altre disposizioni
di legge";
2) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
"I pensionati pubblici e privati possono contrarre con banche e intermediari
finanziari di cui all'articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, prestiti da estinguersi con cessione di
quote della pensione fino al quinto della stessa, valutato al netto delle
ritenute fiscali e per periodi non superiori a dieci anni.
Possono essere cedute ai sensi del precedente comma le pensioni o le
indennita' che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai
singoli enti, gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza,
le pensioni e gli assegni di invalidita' e vecchiaia corrisposti dall'Istituto
nazionale della previdenza sociale, gli assegni vitalizi e i capitali a
carico di istituti e fondi in dipendenza del rapporto di lavoro.
I prestiti devono avere la garanzia dell'assicurazione sulla vita che
ne assicuri il recupero del residuo credito in caso di decesso del mutuatario";
b) all'articolo 52:
1) al primo comma, le parole: "per il periodo di cinque o di dieci
anni" sono sostituite dalle seguenti: "per un periodo non superiore ai
dieci anni"; e sono soppresse le parole: "ed abbiano compiuto, nel caso
di cessione quinquennale, almeno cinque anni e, nel caso di cessione decennale,
almeno dieci anni di servizio utile per l'indennita' di anzianita";
2) dopo il primo comma, sono aggiunti i seguenti:
"Nei confronti dei medesimi impiegati e salariati assunti in servizio
a tempo determinato, la cessione del quinto dello stipendio o del salario
non puo' eccedere il periodo di tempo che, al momento dell'operazione,
deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. Alla cessione
del trattamento di fine rapporto posta in essere dai soggetti di cui al
presente comma non si applica il limite del quinto.
I titolari dei rapporti di lavoro di cui all'articolo 409, numero 3),
del codice di procedura civile con gli enti e le amministrazioni di cui
all'articolo 1, primo comma, del presente testo unico, di durata non inferiore
a dodici mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato al
netto delle ritenute fiscali, purche' questo abbia carattere certo e continuativo.
La cessione non puo' eccedere il periodo di tempo che, al momento dell'operazione,
deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in essere. I compensi
corrisposti a tali soggetti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti
di cui all'articolo 545 del codice di procedura civile";
c) all'articolo 55:
1) al primo comma, la parola: "13," e' soppressa;
2) al quarto comma, nel primo periodo, e' soppressa la parola: "Non"
e le parole: "Istituto nazionale per l'assistenza dei dipendenti degli
enti locali" sono sostituite dalle seguenti: "Istituto nazionale di previdenza
per i dipendenti dell'Amministrazione pubblica"; nel secondo periodo le
parole: "Lo stesso divieto vale per" sono sostituite dalle seguenti: "Non
si possono perseguire".
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze adottato ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite
le organizzazioni di categoria degli operatori professionali interessati,
sono dettate le disposizioni occorrenti per l'attuazione del presente articolo.
Art. 13-ter.
(Contributi agricoli)
1. Per i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto dell'anno 2005 sono
sospesi i termini per l'adempimento degli obblighi derivanti dalle cartelle
di pagamento e per le procedure di riscossione relative ai contributi previdenziali
e assistenziali concernenti i datori di lavoro e i lavoratori, dipendenti
e autonomi, del settore agricolo, con recupero dei relativi importi entro
il 20 dicembre 2005.
Capo VIII
INCREMENTO DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE UMANO, POTENZIAMENTO DEL
SISTEMA SCOLASTICO E DEI SISTEMI DI ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE DEI LAVORATORI
Art. 14.
(ONLUS e terzo settore)
1. Le liberalita' in denaro o in natura erogate da persone fisiche o
da enti soggetti all'imposta sul reddito delle societa' in favore di organizzazioni
non lucrative di utilita' sociale di cui all'articolo 10, commi 1, 8 e
9, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, nonche' quelle erogate
in favore di associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale
previsto dall'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 7 dicembre 2000, n.
383, e in favore di fondazioni e associazioni riconosciute aventi per oggetto
statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse
artistico, storico e paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42, sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogatore
nel limite del dieci per cento del reddito complessivo dichiarato, e comunque
nella misura massima di 70.000 euro annui.
2. Costituisce in ogni caso presupposto per l'applicazione delle disposizioni
di cui al comma 1 la tenuta, da parte del soggetto che riceve le erogazioni,
di scritture contabili atte a rappresentare con completezza e analiticita'
le operazioni poste in essere nel periodo di gestione, nonche' la redazione,
entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, di un apposito documento
che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale, economica e finanziaria.
3. Resta ferma la facolta' di applicare le disposizioni di cui all'articolo
100, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni.
4. Qualora nella dichiarazione dei redditi del soggetto erogatore delle
liberalita' siano esposte indebite deduzioni dall'imponibile, operate in
violazione dei presupposti di deducibilita' di cui al comma 1, la sanzione
di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997,
n. 471, e' maggiorata del duecento per cento.
5. Se la deduzione di cui al comma 1 risulta indebita in ragione della
riscontrata insussistenza, in capo all'ente beneficiario dell'erogazione,
dei caratteri solidaristici e sociali dichiarati in comunicazioni rivolte
al pubblico ovvero rappresentati ai soggetti erogatori delle liberalita',
l'ente beneficiario e i suoi amministratori sono obbligati in solido con
i soggetti erogatori per le maggiori imposte accertate e per le sanzioni
applicate.
6. In relazione alle erogazioni effettuate ai sensi del comma 1 la deducibilita'
di cui al medesimo comma non puo' cumularsi con ogni altra agevolazione
fiscale prevista a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre
disposizioni di legge.
7. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera l-ter) e' aggiunta, in
fine, la seguente:
"l-quater) le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di
universita', fondazioni universitarie di cui all'articolo 59, comma 3,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di istituzioni universitarie pubbliche,
degli enti di ricerca pubblici, ovvero degli enti di ricerca vigilati dal
Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, ivi compresi
l'Istituto superiore di sanita' e l'Istituto superiore per la prevenzione
e la sicurezza del lavoro, nonche' degli enti parco regionali e nazionali
";
b) all'articolo 100, comma 2, la lettera c) e' sostituita dalla seguente:
"c) le erogazioni liberali a favore di universita', fondazioni universitarie
di cui all'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
e di istituzioni universitarie pubbliche, degli enti di ricerca pubblici,
delle fondazioni e delle associazioni regolarmente riconosciute a norma
del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio
2000, n. 361, aventi per oggetto statutario lo svolgimento o la promozione
di attivita' di ricerca scientifica, individuate con decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell'economia
e delle finanze e del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca, ovvero degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, ivi compresi l'Istituto superiore di
sanita' e l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro,
nonche' degli enti parco regionali e nazionali;".
8. Gli atti relativi ai trasferimenti a titolo gratuito a favore di
universita', fondazioni universitarie di cui all'articolo 59, comma 3,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di istituzioni universitarie pubbliche,
degli enti di ricerca pubblici, ovvero degli enti di ricerca vigilati dal
Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, ivi compresi
l'Istituto superiore di sanita' e l'Istituto superiore per la prevenzione
e la sicurezza del lavoro, nonche' degli enti parco regionali e nazionali,
sono esenti da tasse e imposte indirette diverse da quella sul valore aggiunto
e da diritti dovuti a qualunque titolo; gli onorari notarili relativi agli
atti di donazione, effettuati ai sensi del comma 7, sono ridotti del novanta
per cento.
8-bis. Il comma 7-bis dell'articolo 2 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, e' abrogato.
8-ter. La deroga di cui all'articolo 4, comma 104, della legge 24 dicembre
2003, n. 350, si applica anche a decorrere dall'anno 2005.
Art. 14-bis.
(Disposizioni particolari per le regioni a statuto speciale e per le
province autonome di Trento e di Bolzano)
1. Le disposizioni del presente decreto sono applicabili nelle regioni
a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente
con le norme dei rispettivi statuti.
Art. 14-ter.
(Abrogazione di norme)
1. Sono abrogati l'articolo 2, commi 8 e 9, del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169, l'articolo
2, comma 6, del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze
2 giugno 1998, n. 174, e l'articolo 10 del decreto del Ministero delle
finanze 7 aprile 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 14
aprile 1999.
2. L'attivita' di raccolta e accettazione delle scommesse ippiche e
sportive puo' essere esercitata dal concessionario con mezzi propri o di
terzi, nel rispetto dell'articolo 93 del testo unico di cui al regio decreto
18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni.
Capo IX
DISPOSIZIONI FINALI
Art. 15.
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dagli articoli 3, comma 1, 5, comma 14, 7, commi
2 e 3-ter, 9, comma 3, 10, comma 1, 12, comma 6, e 14, pari a complessivi
77,25 milioni di euro per l'anno 2005, 472,750 milioni di euro per l'anno
2006, 378,75 milioni di euro per l'anno 2007 e 316,55 milioni di euro a
decorrere dal 2008, si provvede:
a) quanto a 15,75 milioni di euro per l'anno 2006, 15,25 milioni di
euro per l'anno 2007 e 10,25 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008,
mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello
stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno
2005, utilizzando la proiezione per i predetti anni dell'accantonamento
relativo al Ministero delle comunicazioni per euro 5 milioni per ciascuno
degli anni 2006 e 2007 e dell'accantonamento relativo al Ministero degli
affari esteri per euro 10,75 milioni per l'anno 2006 e per euro 10,25 milioni
a decorrere dall'anno 2007;
b) quanto a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e
2007, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello
stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno
2005, utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio;
c) quanto a 68 milioni di euro per l'anno 2005, 319 milioni di euro
per l'anno 2006, 293,5 milioni di euro per l'anno 2007 e 306,3 milioni
di euro a decorrere dal 2008, mediante utilizzo di parte delle maggiori
entrate derivanti dagli articoli 7, comma 3, e 10, commi 2, 3 e 4;
d) quanto a 4,25 milioni di euro per l'anno 2005, 133 milioni di euro
per l'anno 2006 e 65 milioni di euro per l'anno 2007, mediante corrispondente
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 9-ter della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, come determinata
dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
2. L'importo corrispondente alle maggiori entrate di cui agli articoli
7, comma 3, e 10, commi 2, 3 e 4, non utilizzate a copertura degli oneri
derivanti dal presente decreto, e' iscritto sul Fondo per gli interventi
strutturali di politica economica di cui al comma 5 dell'articolo 10 del
decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, per 15 milioni di euro per l'anno
2006, 20 milioni di euro per l'anno 2007 e 1,5 milioni di euro a decorrere
dall'anno 2008. 3. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato
ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 16.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. |
|