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A Zacinto
 
Pare senza dubbio una traduzione di una poesia scritta nell'antichitò classica. Della Grecia, intesa come mondo classico, il Foscolo è figlio non solo di nascita (all'epoca Zacinto apparteneva alla Serenissima Repubblica di Venezia), ma culturalmente e profondamente, affondando le radici nel migliore terreno della storia dell'uomo. Sono 14 versi monumentali, sacri come le sponde delle prime parole: particolarmente poetica è la frase dell'ultima strofa, grandiosa la scelta di posizionare "non altro" appena dopo "Tu".
 
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 A Zacinto 

Né più mai toccherò le sacre sponde 
ove il mio corpo fanciulletto giacque, 
Zacinto mia, che te specchi nell'onde 
del greco mar da cui vergine nacque  

Venere, e fea quelle isole feconde 
col suo primo sorriso, onde non tacque 
le tue limpide nubi e le tue fronde 
l'inclito verso di colui che l'acque  

cantò fatali, ed il diverso esiglio 
per cui bello di fama e di sventura 
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.  

Tu non altro che il canto avrai del figlio, 
o materna mia terra; a noi prescrisse 
il fato illacrimata sepoltura.  
 

(Ugo Foscolo 19° secolo)