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Gli occhi di quella gentil foresetta
 
In questa ballata (non viene chiamata ballatetta come in Perch'i' no spero), tornano ancora i temi dolorosi dell'autore: la morte e l'inquietudine dolorosa della vita per questo destino umano. La gentilezza delle parole, non solo perchè viene usato l'aggettivo gentil più volte, fanno del componimento una pura poesia per la grende espressività dei sentimenti.
 
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 Gli occhi di quella gentil foresetta 

Gli occhi di quella gentil foresetta 
hanno distretta - sì la mente mia, 
ch'altro non chiama che le', né disia. 
Ella mi fere sì, quando la sguardo, 
ch'i' sento lo sospir tremar nel core: 
esce degli occhi suoi, che me [ . . ] ardo, 
un gentiletto spirito d'amore, 
lo qual è pieno di tanto valore, 
quando mi giunge, l'anima va via, 
come colei che soffrir nol poria. 
I' sento pianger for li miei sospiri, 
quando la mente di lei mi ragiona; 
e veggio piover per l'aere martiri 
che struggon di dolor la mia persona, 
sì che ciascuna vertù m'abandona, 
in guisa ch'i' non so là 'v'i' mi sia: 
sol par che Morte m'aggia 'n sua balìa. 
Sì mi sento disfatto, che Mercede 
già non ardisco nel penser chiamare, 
ch'i' trovo Amor che dice: "Ella si vede 
tanto gentil, che non pò 'maginare 
ch'om d'esto mondo l'ardisca mirare 
che non convegna lui tremare in pria; 
ed i', s'i' la sguardasse, ne morria". 
Ballata, quando tu sarai presente 
a gentil donna, sai che tu dirai 
de l'angoscia[to] dolorosamente? 
Di': "Quelli che mi manda a voi tra guai, 
però che dice che non spera mai 
trovar Pietà di tanta cortesia, 
ch'a la sua donna faccia compagnia". 

(Guido Cavalcanti 13°-14° secolo)